Si è chiuso con un’onda di condanne, assoluzioni e una montagna di reati prescritti il processo penale noto come “Apotheke”, incentrato su una complessa truffa ai danni dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Messina, legata ai rimborsi dei farmaci per centinaia di migliaia di euro.
Dall’indagine alla denuncia: come è nato lo scandalo
L’inchiesta, seguita dalla Procura della Repubblica di Messina e condotta dalla Guardia di Finanza, prese avvio nel 2020 dopo una denuncia formale presentata dall’ASP per irregolarità nelle prescrizioni mediche per farmaci costosi, poi portate a rimborso pubblico.
Le Fiamme Gialle evidenziarono un meccanismo collaudato: venivano utilizzate prescrizioni mediche anomale (“ricette rosse”) – molte delle quali intestate a pazienti deceduti o inesistenti – per ottenere l’acquisto di farmaci di alto costo rimborsabili dalla sanità pubblica. I rimborsi, una volta incassati, venivano contabilizzati come spesa legittima.
Al centro delle irregolarità vi era una farmacia di Villaggio Aldisio (zona sud di Messina) i cui flussi di vendita crebbero in modo esponenziale nei primi anni della truffa: dai circa 827.000 euro del 2015 a oltre 1,5 milioni nel 2017, in forte contrasto con il trend delle altre farmacie del territorio.
Le accuse e gli indagati
Le accuse mosse agli indagati spaziavano da truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione, associazione per delinquere, falso ideologico, esercizio abusivo della professione medica, somministrazione di farmaci senza prescrizione valida.
Inizialmente furono coinvolte dodici persone, tra farmacisti, medici di base e collaboratori. Nel corso dell’indagine tre di questi indagati sono successivamente deceduti.
Dalle richieste del PM alla sentenza
Nel dicembre 2025, nel corso del processo, la pubblica accusa (PM Francesca Bonanzinga) aveva chiesto 7 condanne e 2 assoluzioni per gli imputati, evidenziando il quadro complessivo delle responsabilità e delle condotte contestate.
Il 1° febbraio 2026 la prima sezione penale del Tribunale di Messina, presieduta dalla giudice Adriana Sciglio, ha finalmente pronunciato la sentenza conclusiva dopo tre ore di camera di consiglio.
I principali verdetti
- 6 anni e 3 mesi di reclusione + multa a Sergio Romeo, il farmacista titolare della farmacia del Villaggio, figura considerata centrale nel meccanismo fraudolento.
- 2 anni di reclusione + multa a Basilio Cucinotta, medico di base accusato di avere fornito prescrizioni irregolari.
- Altre tre condanne di pena minore riguardano altri imputati per specifiche responsabilità.
- Assoluzioni con formula piena per alcuni imputati tra i medici di base.
- Numerosi reati sono invece andati in prescrizione, soprattutto quelli riferiti agli anni più lontani (dal 2016 in poi), a causa dei tempi lunghi della giustizia per reati commessi anni prima.
I numeri della truffa
Secondo le indagini, l’ASP di Messina avrebbe erogato rimborsi per somme significative – centinaia di migliaia di euro – derivanti da prescrizioni irregolari. In molti casi i medicinali prescritti erano destinati a patologie di alto costo, come terapie post-trapianto, trattamenti oncologici o analgesici forti.
Parte civile e riflessi nel territorio
Nel corso del processo l’ASP di Messina si è costituita parte civile, con l’avvocato Salvatore Sorbello incaricato di rappresentarla nel giudizio per chiedere il ristoro dei danni all’ente sanitario pubblico.
Il procedimento “Apotheke” ha messo in luce non solo una singola truffa, ma anche un nodo strutturale di controlli sulle prescrizioni mediche, sollevando interrogativi sull’efficacia dei sistemi di monitoraggio della spesa farmaceutica e sulla necessità di maggiori garanzie per evitare abusi ai danni del servizio sanitario pubblico.




