È crisi aperta al Parlamento siciliano: la Finanziaria quater è naufragata in Aula, divorata da una raffica di bocciature che mostrano lacerazioni profondissime nella maggioranza. Tra vote segreti, emendamenti soppressivi e accordi mancati, l’atto finanziario proposto dal governo Schifani si sta riducendo a brandelli.
Mattina: primi schiaffi al governo
La giornata si era aperta con tre grandi sconfitte: tre articoli chiave vengono respinti durante le prime votazioni — e già qui emerge che gli oppositori interni alla coalizione non sono marginali. Il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, sospende i lavori per “mezz’ora” per provare a ricompattare la maggioranza, ma si tornerà solo dopo ben tre ore, senza alcuna intesa.
Pomeriggio: lo stralcio non salva la manovra
Quando finalmente si riprende, l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino propone un’operazione di salvataggio: stralciare 20 articoli, inclusi gli articoli 49 e 50 con le “mancette” territoriali da 35 milioni — ossia i finanziamenti di prossimità per i territori. Ma l’offerta appare insufficiente: l’opposizione è pronta a soffiare sul fuoco, e la spaccatura interna alla maggioranza emerge con forza.
A questo punto iniziano a passare emendamenti soppressivi che cancellano norme una dopo l’altra:
- contributi all’editoria
- incentivi agli agricoltori per i laghetti aziendali
- misure per il south working
- finanziamento al Cefpas
- contributi agli aeroporti di Trapani Birgi e Comiso
- sovvenzioni ai Conservatori di Musica
- interventi di pulizia degli svincoli autostradali
- (già bocciati in mattinata) il film su Biagio Conte, norme tecniche sul sistema finanziario regionale, norme per digitalizzazione
- Restano in piedi solo le misure “indifendibili”, quelle che Pd e Movimento 5 Stelle convergono nel sostenere:
- stabilizzazione dei lavoratori dei consorzi di bonifica
- contributi al consorzio di bonifica di Gela
- contributi all’Azienda Siciliana Trasporti
- fondi ai mercati agro-alimentari della Sicilia
- un contributo da oltre 3 milioni per salvare gli anziani dell’IPAB di Paternò, voluto anche da Galvagno
Il plotone dei franchi tiratori: 13–17 “cecchini” nella maggioranza
Nei resoconti emerge con chiarezza: fra i deputati della maggioranza sarebbero da 13 a 17 quelli che, secondo le circostanze, votano contro il proprio esecutivo — e non si tratta solo di Fratelli d’Italia. Si sospetta che anche deputati di Forza Italia o autonomisti abbiano fatto defezione a turno.
Da Palazzo d’Orléans, ovviamente, si punta il dito contro Fratelli d’Italia, ma è evidente che i 12 voti “meloniani” non bastano a spiegare l’ondata di bocciature.
Anche un articolo vicino alla Lega — su contributi agli agricoltori per realizzare laghetti idrici — viene affossato: segno che non c’è “sicurezza” nemmeno dentro le fila alleate.
Spicca un episodio rivelatore: Galvagno stesso, in diretta, lascia trapelare una frase amara: «Così è un massacro, sarebbe stato meglio ritirare la manovra».
Tragedia politica: la maggioranza implode, l’opposizione si fa forte
In serata, Forza Italia, Dc e Lega lasciano l’aula: rimangono in campo Fratelli d’Italia e Mpa, destinati però a subire le decisioni del voto segreto e dei “cecchini”.
Nel frattempo, l’opposizione — Pd, 5 Stelle, e il deputato La Vardera — non perdono occasione: chiedono voto segreto su ogni articolo, sanno che lì nascono le sorprese e che una parte della maggioranza non è leale.
Il risultato è che la manovra da 54 articoli e un valore stimato intorno a 240 milioni rischia di restare solo un guscio: molte norme cancellate, risorse oggi incerte, e un governo con la maggioranza che sembra un castello di carte.
Atteso un rimpasto: riscrittura per salvare i residui
Con buona parte della manovra distrutta dall’interno, il governo annuncia che riscriverà alcune norme e che è pronto a stralciare gli articoli non più difendibili.
Resta da vedere se ci sarà la volontà politica di ricomporsi o se questa sarà l’anticipazione di una crisi di governo anticipata nell’Isola.




