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Fondi UE, l’Università di Palermo segnala anomalie alla Procura europea: l’inchiesta si allarga

È stata la stessa Università degli Studi di Palermo a trasmettere alla Procura europea una serie di elementi ritenuti meritevoli di approfondimento nell’ambito della gestione di progetti finanziati con fondi comunitari. Una scelta che imprime un nuovo sviluppo all’indagine già in corso su una presunta truffa da diversi milioni di euro e che ora si estende ad ulteriori attività di ricerca.

La segnalazione, formalizzata il 3 aprile dai vertici dell’Ateneo – il rettore Massimo Midiri, il direttore generale Antonio Sorce e il responsabile anticorruzione Antonino Mazzarella – nasce da verifiche interne avviate a seguito di criticità emerse in un progetto del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e forestali (Saaf).

Le verifiche interne e i primi rilievi

A portare all’attenzione dell’amministrazione centrale una serie di anomalie è stato il direttore del dipartimento Saaf, Baldassare Portolano, dopo le dimissioni del responsabile scientifico del progetto, Antonino Di Grigoli. Nel passaggio di consegne, l’analisi della documentazione – contenuti, obiettivi, stato di avanzamento e piano finanziario – avrebbe fatto emergere elementi di criticità sia sul piano tecnico-scientifico sia su quello amministrativo.

In una nota interna, Portolano ha evidenziato “seri dubbi sulla sostenibilità tecnico-scientifica e operativa” del progetto, sottolineando un disallineamento tra attività previste e attività effettivamente svolte, oltre alla necessità di verificare la coerenza e la congruità delle spese sostenute.

Il possibile intreccio con l’inchiesta già aperta

Le verifiche interne hanno fatto emergere possibili collegamenti con l’indagine già avviata dalla Procura europea su altri progetti di ricerca – tra cui “Bythos” e “Smiling” – riconducibili al dipartimento diretto dal professore Vincenzo Arizza.

In particolare, l’attenzione si è concentrata sul ruolo di Lucie Hornsby Branwen, coinvolta nel progetto del Saaf come financial manager con un incarico esterno, e al tempo stesso amministratrice unica della Bythos Biotech srl, società risultata operativa all’interno dello stesso progetto attraverso contratti con partner privati.

Secondo quanto emerso, la società avrebbe ricevuto incarichi per attività specifiche – dalla produzione di farina di pesce alla prototipazione di dispositivi – mentre ulteriori consulenze sarebbero state affidate alla stessa professionista da altri soggetti coinvolti nel progetto. Tra questi figurano anche Greenable srl e Rosso di Mazara srl.

Un intreccio di ruoli e rapporti contrattuali che ha sollevato interrogativi sulla possibile presenza di conflitti di interesse e sulla corretta allocazione delle risorse.

L’intervento della Procura europea

Alla luce di tali elementi, l’Ateneo ha ritenuto opportuno trasmettere la documentazione raccolta alla Procura europea, competente per i reati che coinvolgono fondi dell’Unione. Una scelta che, di fatto, ha determinato l’estensione dell’indagine già in corso, affidata alla Guardia di Finanza.

L’inchiesta resta nella fase preliminare. Nei mesi scorsi erano state avanzate richieste di misure cautelari, respinte sia dal giudice per le indagini preliminari sia, successivamente, dal Tribunale del Riesame.

Un quadro ancora in evoluzione

Al momento non sono state accertate responsabilità definitive. Tuttavia, la vicenda evidenzia come i sistemi di controllo interno possano giocare un ruolo decisivo nell’emersione di possibili criticità nella gestione dei fondi pubblici, in particolare quelli di provenienza europea.

Nei prossimi mesi saranno gli accertamenti investigativi a chiarire la natura delle irregolarità segnalate e l’eventuale sussistenza di responsabilità penali o amministrative. Nel frattempo, l’attenzione resta alta su una vicenda che coinvolge non solo aspetti finanziari, ma anche la credibilità dei progetti di ricerca e delle istituzioni accademiche chiamate a gestirli.

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