spot_img
spot_img

Forza d’Agrò, inchiesta sulle elezioni 2024: tra presunte false residenze e voto “sul filo”

A Forza d’Agrò, piccolo centro arroccato sui Peloritani con poco più di mille elettori, anche poche decine di voti possono determinare l’esito di una tornata elettorale. È proprio su scarti minimi che, secondo gli inquirenti, si sono costruite negli anni le vittorie del sindaco Bruno Miliadò: appena 14 voti nel 2006, 17 nel 2019 e circa 30 alle amministrative dell’8 e 9 giugno 2024. Numeri che, alla luce dell’inchiesta avviata dalla Procura di Messina, assumono oggi un peso diverso.


Il sospetto: un “ripopolamento” anomalo prima del voto

Secondo gli inquirenti della Procura della Repubblica di Messina, nei mesi precedenti alle elezioni si sarebbe verificato un incremento sospetto di nuove residenze nel Comune. Decine di persone avrebbero trasferito formalmente la propria residenza a Forza d’Agrò. Sulla carta per motivi personali o lavorativi, ma per i magistrati si tratterebbe, almeno in parte, di residenze fittizie finalizzate a influenzare l’esito elettorale.

L’operazione è emersa a seguito di un blitz dei carabinieri della compagnia di Taormina, che ha portato agli arresti domiciliari per il sindaco Miliadò (poi sospeso dalla Prefettura), agli arresti domiciliari per il consigliere comunale Emanuele Giuseppe Di Cara, al divieto di dimora per il consigliere Joseph Bondì oltre che ad un totale di 67 persone indagate.


Le accuse: associazione a delinquere e falsi anagrafici

Al centro dell’inchiesta c’è l’ipotesi di una vera e propria associazione a delinquere. Secondo l’accusa, il sindaco Bruno Miliadò sarebbe stato il promotore, l’organizzatore e a capo del presunto sistema. Il meccanismo contestato ruoterebbe attorno alla falsificazione di atti pubblici, in particolare certificazioni di residenza. Un ruolo chiave sarebbe stato svolto da Carmela Bartolone e Carmelo La Rocca, entrambi incaricati degli accertamenti anagrafici. Secondo i magistrati, avrebbero attestato falsamente la presenza stabile dei nuovi residenti, permettendo così l’iscrizione nelle liste elettorali.


Le “case fantasma”: dove risultavano residenti

Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda i luoghi indicati come residenza. Dalle verifiche emergerebbero situazioni ritenute incompatibili con una reale abitazione. Parliamo di immobili senza allaccio elettrico, casolari abbandonati o fatiscenti, officine meccaniche, lidi balneari privi di requisiti abitativi, stanze d’albergo senza registrazione ufficiale degli ospiti.

Tra i casi più emblematici cittadini provenienti da Maletto che avrebbero trasferito la residenza solo temporaneamente, tornando poi nel paese d’origine dopo il voto; persone registrate in edifici disabitati o in condizioni precarie; tre soggetti provenienti da Latina residenti formalmente in un lido; più individui registrati nella stessa stanza d’albergo, ma di fatto domiciliati altrove, come a Furci Siculo. Secondo l’accusa, queste situazioni dimostrerebbero un utilizzo strumentale delle residenze per aumentare il bacino elettorale.


Presunzione d’innocenza e sviluppi

Va ricordato che tutte le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. L’inchiesta è ancora nella fase preliminare e dovrà passare attraverso eventuali richieste di rinvio a giudizio, il vaglio del giudice e da un eventuale processo. Nel frattempo, il caso di Forza d’Agrò solleva interrogativi rilevanti sulla trasparenza delle competizioni elettorali nei piccoli comuni, dove anche poche decine di voti possono fare la differenza e dove eventuali irregolarità rischiano di incidere in modo decisivo sulla rappresentanza democratica.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles