La ferita aperta nel cuore di Niscemi continua ad allargarsi. La frana che da settimane interessa il centro abitato non accenna a fermarsi e costringe le autorità a estendere ulteriormente l’area interdetta per motivi di sicurezza. Dopo una fase di apparente rallentamento, il movimento della collina ha registrato una nuova e repentina accelerazione, prima di tornare su valori più contenuti. Un equilibrio fragile, che non lascia spazio a rassicurazioni: la massa di sabbia e argilla continua a scivolare lentamente verso valle, avanzando in modo costante e distruttivo.
Zona rossa più ampia, nuove evacuazioni
Alla luce dell’evoluzione del fenomeno, è stato disposto l’ampliamento della zona rossa, con conseguente sgombero di ulteriori abitazioni. Altri residenti sono stati costretti a lasciare le proprie case, portando con sé solo lo stretto necessario. L’evacuazione preventiva, attuata prima che la frana raggiungesse direttamente gli edifici, ha consentito di operare in condizioni di maggiore sicurezza e ha dato modo ai cittadini di recuperare un numero maggiore di effetti personali, evitando fughe improvvise. Tuttavia, l’espansione dell’area off-limits sta trasformando interi isolati in uno scenario desolante, sempre più simile a una città svuotata dei suoi abitanti.
Vigili del fuoco al lavoro senza sosta
Dal 25 gennaio, i vigili del fuoco sono impegnati ininterrottamente nelle operazioni legate all’emergenza. La frana, che si estende per oltre quattro chilometri, ha interessato numerosi edifici nel quartiere Sante Croci e in contrada Pirillo. Secondo i dati trasmessi al Ministero, sono già 675 gli interventi effettuati: ben 627 di questi hanno riguardato il recupero dei beni dalle abitazioni situate all’interno della zona interdetta. In alcuni casi si è operato a ridosso del fronte di frana, con interventi rapidi e costantemente monitorati; in altri, gli sgomberi assistiti sono avvenuti in aree ancora non direttamente coinvolte, permettendo ai residenti di agire con maggiore calma.
Sorveglianza rafforzata sul territorio
Parallelamente alle operazioni di assistenza, prosegue il monitoraggio del territorio. I vigili del fuoco stanno controllando edifici e terreni a monte della frana attraverso strumenti specifici e sensori di movimento. Da ieri, alle attività si è aggiunto anche il contributo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), chiamato a supporto su richiesta della Presidenza della Regione Siciliana, in collaborazione con la Protezione civile nazionale e regionale.
Nel dettaglio, l’Ingv ha avviato un monitoraggio geochimico per individuare eventuali anomalie nei gas crostali, con particolare attenzione alla presenza di metano. È inoltre in corso l’installazione di una rete di stazioni Gnss, distribuite lungo l’area interessata dalla frana e nella fascia instabile, per rilevare in tempo reale gli spostamenti del suolo e le variazioni di velocità del movimento.
In parallelo, l’Ogs condurrà indagini approfondite sul sottosuolo mediante una prospezione geoelettrica tridimensionale e rilievi sismici ad alta risoluzione. Queste analisi consentiranno di ricostruire la struttura dei terreni, individuare eventuali superfici di scivolamento e stimare con maggiore precisione i volumi di materiale coinvolti nel dissesto.
Un lavoro complesso e articolato, necessario per comprendere fino in fondo un fenomeno che continua a mettere in ginocchio una parte significativa della città.




