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Frana di Niscemi, il procuratore di Gela: “Non guarderemo in faccia nessuno”. Presto i primi avvisi di garanzia

Al momento non ci sono indagati, ma l’inchiesta sulla devastante frana che ha colpito Niscemi è appena entrata nella sua fase più delicata. A chiarirlo è stato il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, intervenuto in municipio per una riunione operativa con amministratori e forze dell’ordine. «Ve lo dico subito: non abbiamo indagati – ha affermato – ma non guarderemo in faccia nessuno».

Il fascicolo, aperto per disastro colposo e attualmente a carico di ignoti, punta a ricostruire una catena di eventi che potrebbe estendersi fino al 1997, anno di una precedente frana nella stessa area. L’obiettivo degli inquirenti è stabilire se il disastro, definito senza precedenti nel contesto europeo attuale, fosse prevedibile e soprattutto prevenibile, individuando eventuali responsabilità penali a qualsiasi livello.

Un’indagine imponente, anche con l’IA

L’attività investigativa si preannuncia imponente sotto il profilo documentale. La Procura ha avviato l’acquisizione di una mole massiccia di atti amministrativi, relazioni tecniche, piani urbanistici e documenti sul dissesto idrogeologico accumulati nell’arco di quasi trent’anni. Per gestire e analizzare questo enorme flusso di dati verrà utilizzato un sistema avanzato fornito dagli organi centrali della Polizia di Stato, basato sull’intelligenza artificiale.

All’analisi documentale si affiancheranno immagini satellitari e dati radar messi a disposizione dall’Agenzia Spaziale Italiana, sui quali sta già lavorando la Protezione civile. Il metodo di lavoro sarà retrospettivo: partendo dall’evento franoso, che risulta ancora in evoluzione, si procederà a ritroso per individuare decisioni, omissioni o condotte attive che potrebbero aver contribuito al crollo.

I filoni d’indagine

Due i principali ambiti di approfondimento tecnico: il carico edilizio esercitato negli anni sul pianoro di Niscemi e la gestione delle acque. «Valuteremo se vi siano state condotte omissive o azioni che abbiano contribuito a causare l’evento», ha spiegato Vella, sottolineando che «qualsiasi sarà la responsabilità apicale di chi non ha preso decisioni, verrà accertata».

La Procura ha già acquisito il Piano per l’assetto idrogeologico e una relazione dell’Ati idrico del 2022, oltre agli atti dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Caltagirone dopo la frana del 1997. Proprio a quella stagione investigativa si guarda per comprendere se gli allarmi del passato siano rimasti inascoltati.

Gli esperti e i prossimi passi

A supporto dell’inchiesta verranno nominati tre consulenti tecnici: docenti universitari del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Palermo. L’incarico sarà formalizzato nei prossimi giorni. Parallelamente, il rettore dell’Università di Catania, Enrico Foti, è stato nominato consulente del ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, per la ricostruzione tecnica dell’evento.

«Al momento non ci sono indagati, ma escludo che il fascicolo rimarrà così», ha avvertito Vella, lasciando intendere che gli avvisi di garanzia potrebbero arrivare a breve, anche a tutela degli stessi soggetti coinvolti. «Inizieremo a sentire le persone. Chi ha informazioni utili venga in Procura: niente chiacchiere informali».

Zona rossa e demolizioni

Nel frattempo, la frana sembra rallentare, ma il destino delle abitazioni nella zona rossa appare segnato. Oltre mille gli sfollati, mentre resta concreta la possibilità di ulteriori crolli in una fascia di 50-70 metri dalla voragine. «In quelle case non rientrerà più nessuno: o crolleranno o saranno abbattute», ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, escludendo l’ipotesi di una “new town” e puntando piuttosto su soluzioni abitative temporanee tramite immobili sfitti.

Sulla stessa linea il capo della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano: «Quelle case sulla frana vanno demolite o precipiteranno. Solo dopo la stabilizzazione e un’analisi puntuale del sottosuolo si potrà valutare se parte dell’area potrà essere restituita ai cittadini».

L’inchiesta della Procura di Gela entra così nel vivo, con una promessa di rigore assoluto: scavare tra le macerie e nei documenti per accertare la verità e tutelare la sicurezza presente e futura della comunità di Niscemi.

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