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Furto di Antonello, la Procura apre un’inchiesta per furto pluriaggravato: caccia agli autori attraverso telecamere e testimonianze

Il furto dei capolavori di Antonello da Messina al Museo regionale “Maria Accascina” entra formalmente nella sua fase giudiziaria. La Procura della Repubblica di Messina ha aperto un procedimento, al momento contro ignoti, per furto pluriaggravato di opere d’arte, mentre le indagini sono state affidate alla Squadra Mobile della Questura e ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

A fare il punto sull’inchiesta è direttamente il procuratore della Repubblica Antonio D’Amato, con un comunicato diffuso nel pomeriggio di oggi, domenica 16 agosto, attraverso l’Ufficio Relazioni Esterne della Questura di Messina.

È il primo quadro ufficiale dell’attività investigativa avviata dopo il clamoroso colpo consumato nella serata di Ferragosto, mentre gran parte della città era concentrata sulla processione della Vara.

Tre tavole del Polittico e la tavoletta bifronte: cosa è stato rubato

La Procura conferma innanzitutto con precisione quali opere risultano sottratte. Il bottino è costituito da tre delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio e dalla preziosissima tavoletta bifronte attribuita ad Antonello da Messina, raffigurante da un lato la Madonna col Bambino e un francescano in adorazione e, dall’altro, l’Ecce Homo.

Una sottrazione che assume una dimensione enorme non soltanto sotto il profilo economico, difficilmente quantificabile, ma soprattutto storico e culturale. Come QuadroChiaro aveva ricostruito nelle ore immediatamente successive al furto, il Polittico di San Gregorio rappresenta infatti uno dei nuclei più importanti dell’eredità artistica antonelliana rimasta nella città natale del grande maestro rinascimentale.

Procuratore Antonino D’Amato

Due tavole abbandonate durante la fuga

Il comunicato della Procura chiarisce ufficialmente anche uno degli aspetti emersi nelle prime ore successive al colpo. Gli autori avevano prelevato anche le altre due tavole del Polittico, ma nel corso della fuga le hanno abbandonate in prossimità della recinzione del Museo. È dunque ormai accertato che l’azione aveva interessato l’intero complesso delle cinque tavole superstiti, anche se soltanto tre sono state effettivamente portate via.

Un particolare tutt’altro che secondario per gli investigatori, chiamati adesso a comprendere cosa sia accaduto durante la fuga e perché i ladri siano stati costretti o abbiano deciso di disfarsi di una parte delle opere già sottratte.

Restano invece da recuperare le altre tre tavole del Polittico e la tavoletta bifronte.

L’inchiesta: furto pluriaggravato di opere d’arte

Sul piano giudiziario, la Procura di Messina procede a carico di persone allo stato ignote per il reato previsto dall’articolo 518-bis, secondo comma, del codice penale: furto pluriaggravato di opere d’arte.

L’indagine è coordinata dalla Procura distrettuale di Messina e vede impegnati due organismi investigativi con competenze differenti e complementari: la Squadra Mobile della Questura di Messina e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

Una scelta che lascia intuire la complessità dell’inchiesta. Da una parte occorre identificare chi materialmente abbia organizzato ed eseguito il colpo; dall’altra diventa fondamentale seguire ogni possibile pista relativa alla destinazione di opere che, per notorietà e caratteristiche, risultano estremamente difficili da collocare nei circuiti legali del mercato internazionale dell’arte.

Telecamere e personale di vigilanza: da qui parte la caccia ai ladri

Le prime ore dell’indagine si stanno concentrando soprattutto su due fonti investigative: le testimonianze del personale addetto alla vigilanza del Museo e le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza.

Non soltanto quelle delle telecamere interne alla struttura. La Procura conferma infatti che gli investigatori stanno acquisendo anche le registrazioni degli impianti presenti lungo la pubblica via, nel tentativo di ricostruire ciò che è accaduto prima e dopo il furto: movimenti sospetti, eventuali mezzi utilizzati, numero delle persone coinvolte e soprattutto la possibile via di fuga.

È probabilmente su questa enorme quantità di immagini che si giocherà una delle prime partite dell’inchiesta. Come già emerso nella prima ricostruzione di QuadroChiaro, il colpo presenta caratteristiche che impongono di verificare il livello di preparazione degli autori: sono state raggiunte opere estremamente delicate e immediatamente riconoscibili e la tavoletta bifronte era custodita all’interno di una teca blindata.

Resta quindi da capire come sia stato possibile penetrare nel Museo, superare i sistemi di sicurezza, individuare e rimuovere opere di questa importanza e riuscire almeno in parte a portarle all’esterno. Sono interrogativi ai quali dovrà rispondere l’indagine e sui quali, al momento, qualsiasi conclusione sarebbe prematura.

Il colpo nella notte simbolo di Messina

A rendere la vicenda ancora più clamorosa è il momento scelto per entrare in azione. Il furto è stato consumato nella serata del 15 agosto, proprio mentre Messina viveva uno degli appuntamenti più partecipati dell’anno: la processione della Vara. Secondo quanto riferito dalla direttrice del Museo Marisa Mercurio, il colpo sarebbe avvenuto intorno alle 21.50.

Una circostanza temporale inevitabilmente significativa, anche se spetterà agli investigatori stabilire se la scelta della serata di Ferragosto e delle ore della Vara facesse parte di un piano studiato proprio per sfruttare la particolare situazione della città. Di certo c’è che qualcuno è riuscito a colpire uno dei luoghi nei quali Messina custodisce una parte irripetibile della propria memoria.

La Procura: «In quelle opere la cifra culturale e il profilo identitario del Paese»

Non è casuale che sia stato lo stesso procuratore D’Amato a disporre la diffusione di un comunicato mentre le indagini sono ancora nella loro fase iniziale. La Procura spiega di avere deciso di rendere pubbliche le prime informazioni per il clamore e il rilevante interesse pubblico suscitati dal furto, sottolineando come nei capolavori sottratti siano racchiusi non soltanto un valore artistico, ma «la cifra culturale e il profilo identitario del nostro Paese», oltre che di Messina e della Sicilia.

Ed è probabilmente questo il punto che restituisce meglio la dimensione di quanto accaduto. Non si sta cercando soltanto la refurtiva di un furto eccezionale. Si stanno cercando pezzi insostituibili della storia di Messina, opere sopravvissute ai secoli, allo smembramento, ai restauri e persino al terremoto del 1908.

Adesso la priorità è una sola: individuare chi le ha portate via e, soprattutto, recuperarle prima che possano lasciare il territorio o entrare nei circuiti clandestini del traffico internazionale di opere d’arte.

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