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Galvagno e La Vardera, dietro lo “scontro” c’è la vera sfida della politica siciliana

Lo scontro politico tra Ismaele La Vardera e Gaetano Galvagno accende con largo anticipo la corsa verso le elezioni regionali del 2027. Nelle ultime ore il presidente dell’Ars ha messo apertamente in dubbio la tenuta della candidatura del leader di Controcorrente, sostenendo che difficilmente arriverà fino al voto e che, prima o poi, sarà costretto a convergere su un’altra soluzione nell’ambito del centrosinistra. Una previsione che ha provocato l’immediata reazione di La Vardera, il quale ha ribadito la volontà di restare in campo fino alla fine, respingendo qualsiasi ipotesi di ritiro.

A prima vista potrebbe sembrare l’ennesimo battibecco social tra due protagonisti della politica siciliana. Da una parte il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, dall’altra il deputato regionale Ismaele La Vardera. In mezzo una definizione – “grande comunicatore” – interpretata come una frecciata dall’esponente di Controcorrente e rivendicata invece da Galvagno come un complimento.

Ma fermarsi alle schermaglie personali significherebbe perdere di vista il vero significato politico di questo confronto. Perché il botta e risposta tra i due rappresenta in realtà lo scontro tra due modi completamente diversi di intendere la politica.

La politica delle strutture contro quella del consenso diretto

Galvagno appartiene alla generazione di dirigenti cresciuti dentro i partiti e le coalizioni. Una politica fatta di organizzazione territoriale, accordi, sezioni, amministratori locali e consenso costruito nel tempo.

La Vardera, invece, è probabilmente il primo leader siciliano che prova a costruire un progetto regionale partendo quasi esclusivamente dal rapporto diretto con l’opinione pubblica. Un modello che assomiglia più alle esperienze populiste europee che alle tradizionali dinamiche della politica isolana.

Quando Galvagno definisce La Vardera un “grande comunicatore”, il punto non è il complimento o l’offesa. La domanda implicita è un’altra: basta essere un grande comunicatore per governare una Regione?

Il dubbio che agita il centrosinistra

Dietro le parole del presidente dell’Ars si nasconde un interrogativo che attraversa da mesi il campo progressista siciliano. Può davvero Ismaele La Vardera diventare il candidato presidente di tutta l’opposizione?

La questione non riguarda soltanto i numeri elettorali. Riguarda soprattutto la capacità di unire mondi molto diversi tra loro. Il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, le liste civiche, le forze riformiste e quelle più radicali dovrebbero infatti accettare una leadership nata fuori dai partiti tradizionali. Un passaggio tutt’altro che scontato.

Il ragionamento di Galvagno

Quando sostiene che La Vardera finirà per ritirare la propria candidatura per convergere su un accordo più ampio, Galvagno non sta facendo soltanto una previsione. Sta descrivendo ciò che è sempre accaduto nella storia politica siciliana.

Le elezioni regionali non si vincono soltanto con la popolarità personale. Si vincono attraverso coalizioni capaci di mettere insieme consenso, candidati, amministratori locali e rappresentanza territoriale. È il motivo per cui nessun candidato presidente, negli ultimi decenni, è riuscito ad affermarsi completamente da solo.

La Vardera e la sfida al sistema

Proprio qui sta però la forza politica di La Vardera. La sua crescita elettorale nasce dalla contestazione di queste stesse regole.

Il deputato palermitano ha costruito il proprio consenso presentandosi come l’alternativa ai meccanismi tradizionali della politica siciliana. Ogni attacco proveniente dal sistema dei partiti rischia persino di rafforzarne la narrazione. Per questo il confronto con Galvagno assume un significato più ampio. Non è soltanto una disputa tra due parlamentari regionali.

È il confronto tra chi sostiene che per governare servano partiti e coalizioni e chi prova a dimostrare che il consenso personale possa diventare esso stesso una forza politica organizzata.

Una partita ancora tutta aperta

Ad oggi nessuno può sapere se la previsione di Galvagno si rivelerà corretta. Quello che appare evidente è che la candidatura di La Vardera sta già producendo un effetto politico rilevante: costringe sia il centrosinistra sia il centrodestra a interrogarsi sulle proprie leadership.

Ed è forse proprio questo il dato più interessante. Perché mentre i due protagonisti si scambiano battute e repliche, la politica siciliana si trova davanti a una domanda che prima o poi dovrà affrontare: nell’epoca dei social e della comunicazione permanente, conta ancora di più la forza delle organizzazioni o quella dei leader?

Le Regionali del 2027 potrebbero fornire la risposta.

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