spot_img
spot_img

Gestione rifiuti in Sicilia: chiarimenti su termovalorizzatori, discariche e impianti pubblici

La Sezione di controllo della Corte dei conti per la Regione siciliana ha chiesto chiarimenti documentati sulle tipologie, dimensionamenti e finanziamenti degli impianti di termovalorizzazione previsti dal Piano Regionale di Gestione Rifiuti Urbani (PRGR) 2024. Il riferimento è ai due impianti da realizzare a Palermo (Bellolampo) e Catania, oggetto di un investimento complessivo stimato di 800 milioni di euro (400 milioni per ciascuno) nell’ambito di un accordo di coesione con il governo centrale.

Termovalorizzatori e discariche: una scelta criticata

La Corte dei Conti sottolinea che i termovalorizzatori di ultima generazione permettono un basso impatto ambientale, ma inevitabilmente producono residui inquinanti in quantità variabile in base al tipo di rifiuto trattato. La normativa europea spinge verso metodi di trattamento a impatto zero, scoraggiando modalità che comportano rischi ambientali o per la salute umana.

Anci Sicilia e Legambiente hanno espresso riserve sul piano, criticando un possibile sovradimensionamento degli impianti di termovalorizzazione e l’ampliamento delle discariche, in netto contrasto con l’obiettivo prioritario della raccolta differenziata. Quest’ultima, infatti, riducendo i rifiuti indifferenziati, mette in discussione la necessità di termovalorizzatori così grandi e di discariche estese. Inoltre le direttive europee indicano che non più del 10% dei rifiuti totali deve essere destinato a discarica o termovalorizzazione, circa 220mila tonnellate in Sicilia.

Tipologia e dimensionamento degli impianti

I due termovalorizzatori pubblici saranno in grado di trattare complessivamente circa 600 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani residui (300mila tonnellate ciascuno). Essi genereranno una potenza elettrica di circa 50 MW complessivi, con tecnologie conformi alla Direttiva europea 2010/75/UE sulle emissioni industriali. Gli impianti saranno localizzati in siti già individuati e dotati di ampi spazi e distanza dalle aree residenziali e ambientali sensibili.

Finanziamento e tempistiche

Il finanziamento di 800 milioni di euro proviene dall’Accordo di Coesione tra Regione Sicilia e Presidenza del Consiglio. La progettazione di fattibilità è stata affidata a Invitalia, con gare pubbliche per progettisti italiani ed europei e scadenze stringenti: i progetti di massima saranno redatti entro 5 mesi dalla nomina dei vincitori e gli impianti sono previsti in funzione entro il 2028. Renato Schifani, presidente della Regione e commissario straordinario per la rete impiantistica, ha sottolineato l’urgenza di realizzare queste opere per ridurre il ricorso alle discariche e all’export costoso di rifiuti fuori regione.

Altri impianti pubblici e economia circolare

La Corte dei Conti richiede inoltre chiarimenti sui nuovi impianti pubblici diversi dai termovalorizzatori, come quelli per la produzione di Combustibile Solido Secondario (CSS), i centri comunali di raccolta operativi, l’adeguatezza dei costi di gestione rifiuti in relazione all’impiantistica e i sovraccosti legati alla raccolta differenziata e ai trasferimenti all’estero. L’obiettivo rimane un sistema integrato di gestione dei rifiuti improntato alla circolarità e alla tutela ambientale.

La gestione 2024-2028 del ciclo dei rifiuti in Sicilia punta alla realizzazione di due grandi termovalorizzatori di Stato e il mantenimento delle discariche esistenti con possibili ampliamenti, ma deve confrontarsi con le crescenti esigenze ambientali europee e locali, nonché con le perplessità degli enti locali e delle associazioni ambientaliste.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles