L’8 maggio, la sala del salone parrocchiale di San Giorgio è diventata un luogo di dibattito vivace, in cui politica, etica e comunità sono state alle radici di un dialogo e riflessioni importanti. Infatti, il convegno, proposto e programmato dal Padre Pio Sirna, parroco della frazione, ha portato alla ribalta un concetto molto semplice ma innovativo, quello di rivedere l’essere umano non come essere solitario, ma come membro di una comunità che può crescere solo se cresce in gruppo.
A introdurre i lavori è stata la sindaca, Dott.ssa Giusy La Galia, che ha richiamato con chiarezza l’importanza del rispetto dei ruoli. Ogni persona, ha ricordato, svolge un compito preciso, e la forza di una collettività nasce proprio da questo intreccio di responsabilità. Non esiste comunità senza la consapevolezza che ciascuno contribuisce a un bene più grande del proprio interesse personale.
Padre Pio Sirna ha poi offerto una lettura lucida del presente. L’attualità ci mostra uno scenario internazionale in cui perfino grandi potenze arrivano a sostenere che la pace possa essere raggiunta attraverso la violenza. Una visione che ribalta il senso dell’humanum e mette al centro non la persona, ma la supremazia della propria idea su quella degli altri. Ha ricordato come negli anni ’70 la politica avesse ancora un’anima comunitaria, mentre oggi tutto sembra giustificabile in nome dell’interesse individuale. Da qui il richiamo ai tre pilastri necessari per ricostruire un tessuto sociale sano: la solidarietà, cioè riconoscere che il destino dell’altro riguarda anche noi; il bene comune, ciò che fa crescere tutti e non solo qualcuno; e la sussidiarietà, il sostegno a chi è più vicino ai problemi, senza sostituirsi ma accompagnando.
L’on. Ismaele La Vardera ha spostato l’attenzione sulla politica, che deve tornare a essere servizio. Per farlo, occorre rompere la logica dell’individualismo che ci fa guardare solo al nostro piccolo mondo. Ha proposto l’idea di candidati non più legati al collegio elettorale, ma rappresentanti dell’intera regione, per costringerli a pensare in ottica collettiva. Ha ricordato il ruolo della Chiesa come bussola morale, citando il disegno di legge contro l’abuso di crack sostenuto dall’arcivescovo di Palermo, Mons. Corrado Lorefice. Cristo stesso, ha detto, è stato il primo rivoluzionario: non ha negato il pagamento delle tasse a Roma, ma ha cambiato il sistema dall’interno, mostrando che il potere è servizio.
Dal pubblico sono emerse riflessioni profonde: la disaffezione verso la politica, l’abbandono percepito nei piccoli comuni, la violenza verbale alimentata dai social, la necessità di educare giovani e adulti a un uso consapevole degli strumenti digitali. Di come riportare le persone al voto non significa solo coinvolgerle ma renderle parte attiva della gestione della cosa pubblica.
Il convegno ha mostrato una verità semplice che la gente non è distante, ha solo bisogno di essere ascoltata. Ripartire dall’uomo come centro della comunità è il primo passo per ricostruire una politica che torni a essere cura della città, della polis, e non semplice esercizio di potere.




