“Storia e archeologia tra Amastra e Halaesa – Giornata di Studio in memoria di Sebastiano Tusa”: questo il titolo dell’interessante incontro svoltosi il 18 ottobre a Mistretta presso il Salone del Circolo Unione moderato dal giornalista di Telemistretta dott. Giuseppe Cuva.
Lo storico sodalizio, insieme all’emittente Telemistretta e sotto la sapiente regia del dott. Salvatore Antoci, ha saputo cogliere l’opportunità di mettere a confronto i comuni di Mistretta e Tusa, sui cui territori sorgono due siti archeologici di grande importanza e spessore: Amastra e Halaesa.La presentazione è stata affidata al dott. Salvatore Antoci che, nel tracciare l’excursus che ha portato all’evento, ha voluto sottolineare come tutto il comprensorio necessiti di azioni di sviluppo economico e sociale, ponendo l’accento sull’importanza che rivestono i due siti archeologici quali elementi di sviluppo turistico.
Concetti espressi anche dal Presidente del Circolo Unione, geom. Mario Di Franco, sottolineando come questi eventi, insieme ad altri quali il Premio Maria Messina e il Premio Giuseppe Cocchiara, siano strumenti utili a trasmettere memoria e conoscenza, nonché una significativa riflessione per segnare, attraverso il passato, una traccia per il futuro.
Molto sentito e pertinente l’intervento di monsignor Michele Giordano, Presidente dell’Associazione Telemistretta, che ha invitato tutti i presenti, e anche chi era collegato in diretta, a sostenere con determinazione l’emittente a diffusione regionale in quanto espressione e voce del Territorio. Monsignor Giordano ha inoltre ribadito quanto sia necessario rafforzare l’unione tra i comuni e tra i territori lavorando proficuamente al di fuori dei campanilismi.

L’intervento del sindaco di Mistretta, dott. Sebastiano Sanzarello, si è concentrato sull’importanza che riveste l’ambito archeologico per le due città di Mistretta e di Tusa che, insieme all’antica Calacte (l’odierna Caronia), hanno rappresentato nel passato un importante punto di sbocco commerciale e culturale tra entroterra e costa tirrenica. È verosimile che le origini della città siano fenicie in quanto questo popolo, pur provenendo dal mare, era solito installare insediamenti nel vicino entroterra a protezione dei propri interessi commerciali.
L’importanza dell’intimo rapporto esistente tra entroterra, costa e rotte marittime – continua Sanzarello – fu perfettamente intuita da Sebastiano Tusa che indirizzò gran parte del suo lavoro a studiare i reperti sommersi, convinto che fossero testimoni anche della storia delle comunità dell’entroterra. Sanzarello, riportando l’attenzione sul sito archeologico di Amastra, ha evidenziato come la sua attività amministrativa abbia rivolto grande attenzione agli scavi passati e presenti effettuati nell’area del Castello arabo-normanno, pur nella consapevolezza che, data la stratificazione trimillenaria del centro abitato, la maggior parte dei tesori sono e resteranno nascosti nel sottosuolo, a differenza di Halaesa che è sorta in un sito completamente diverso dall’attuale Tusa. Sanzarello ha anche ribadito che, attraverso intensi rapporti con la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Messina, saranno avviate ulteriori ricerche archeologiche nel sito del Castello.
L’azione del comune di Tusa – continua l’Avv. Angelo Tudisca, Sindaco della città – è da alcuni decenni concentrata sull’approfondimento della storia di Halaesa Arconidea, città siculo-greca fondata nel 403 a.C. Il sito, negli ultimi anni, è stato oggetto di nuovi scavi che hanno riportato alla luce un complesso termario di notevole importanza e, nonostante lo scetticismo di alcuni, anche l’antico teatro.
Tudisca ha anche sottolineato l’importanza del rapporto scaturito dalle convenzioni stipulate con diversi atenei nazionali e internazionali e il ruolo fondamentale svolto dal compianto prof. Tusa che ha sempre accompagnato e sostenuto in questa direzione l’attività amministrativa. Investiamo molto sui giovani – continua Tudisca – e da alcuni anni, nell’ottica di sensibilizzarli verso l’archeologia, organizziamo dei campi estivi ospitando decine di ragazzi, facendoli avvicinare al mondo antico attraverso il sito di Halaesa.
L’intervento del prof. Giovanni Travagliato, storico dell’arte, si è concentrato sull’enorme quantità di lavoro prodotto da Sebastiano Tusa nel corso degli anni, facendolo diventare un vero pilastro dell’archeologia moderna. Sebastiano Tusa – continua Travagliato – ha saputo inquadrare il mar Mediterraneo non solo come luogo di scontro ma anche di incontro, e perciò ci lascia un’eredità dall’enorme valore che dobbiamo essere in grado di custodire e trasmettere alle nuove generazioni. Spesso siamo portati a ricordare gli eroi morti in guerra – dice Travagliato – ma bisogna restituire il giusto valore anche ai morti in pace, a partire dai mistrettesi illustri, da Tommaso Aversa a Maria Messina, Giuseppe Cocchiara e tanti altri amastratini che hanno servito e studiato il territorio al fine di trasmettere storia, cultura e tradizioni antiche alle nuove generazioni.

Il prof. Aurelio Burgio, docente di Archeologia presso l’Università di Palermo a artefice degli ultimi ritrovamenti nel sito di Halaesa, ha quindi evidenziato l’importanza dell’intero territorio dei Nebrodi occidentali, ricordando l’importanza avuta nel corso dei secoli di altri importanti insediamenti quali quello di Calacte-Caronia, Apollonia-San Fratello e di Aluntium-San Marco d’Alunzio. Già nei tempi antichi erano presenti e vive intense sinergie tra comunità diverse – sottolinea Burgio – ed oggi i rinvenimenti archeologici possono diventare un efficace elemento per contrastare lo spopolamento dei borghi e restituire vitalità alle comunità riprendendo il filo della storia. Bisogna ricordare – continua Burgio – che la Convenzione di Faro si pone l’obiettivo di attivare i cittadini affinché partecipino alle scoperte archeologiche, invito prontamente raccolto dalla professoressa Maria Grazia Antinoro, presente tra il pubblico, Preside dell’I.S.S. Alessandro Manzoni pronta a sensibilizzare i propri studenti verso il mondo dell’archeologia.
Questi momenti d’incontro – conclude Burgio – rappresentano delle prospettive attraverso le quali possiamo tracciare insieme il futuro.

La conclusione dell’intenso pomeriggio è stata affidata alla dottoressa Valeria Li Vigni Tusa, moglie del prof. Tusa, archeologa, attuale Soprintendente del mare e Presidente della Fondazione Sebastiano Tusa.
La brillante iniziativa ha individuato nel compianto prof. Sebastiano Tusa un filo conduttore eccezionale in quanto il marito ha rappresentato e rappresenta una figura autorevole del mondo archeologico internazionale.
A lui si devono-ci ricorda la moglie- il rinvenimento del Satiro danzante di Mazara, delle Teste Imperiali di Pantelleria, del Kouros ritrovato di Lentini, dei Rostri della Battaglia delle Egadi.
Sebastiano – ci dice Li Vigni Tusa – è stato il promotore dell’l’istituzione di 27 musei sommersi, autentici itinerari culturali subacquei fruibili col sistema del telerilevamento e della realtà virtuale aumentata, onorando, in questa maniera, la visione per cui da sempre egli aveva lottato riguardo i rinvenimenti archeologici subacquei, intesi come patrimonio di tutti e di cui tutti noi dobbiamo esserne i custodi. Partendo proprio dai pescatori – continua Li Vigni nel suo intervento – poiché molto spesso sono loro gli scopritori di queste memorie nascoste nel fondo del mare, persone di eccezionale importanza con le quali mio marito riusciva a cucire intensi rapporti collaborativi. Allo stesso modo amava rapportarsi con cittadini, amministratori, associazioni e istituzioni, essendo tutti parte di un grande progetto di rigenerazione culturale della storia e della memoria dei popoli che hanno vissuto, abitato e tracciato il Mediterraneo.
Mio marito – prosegue Li Vigni Tusa – amava profondamente Mistretta, alla quale era legato da un rapporto sincero e intimo trasmessogli dal padre Vincenzo nato a Mistretta, anche lui archeologo di grande spessore.
Alcuni appuntamenti quali la festa di San Sebastiano e della Madonna della Luce erano momenti imperdibili per mio marito: pur non nato a Mistretta, ha sempre sentito e coltivato un forte legame con la città che ha dato i natali al padre e che frequentava da bambino.
Alla sua morte abbiamo sentito la necessità di dare continuità all’enorme lavoro svolto negli anni da Sebastiano attraverso l’istituzione della Fondazione Sebastiano Tusa perché vogliamo rendere memoria agli oltre 700 scritti elaborati da mio marito e continuare nella traccia indelebile da lui indicata nel corso di decenni di incessante ed entusiasmante lavoro.
L’attività della Fondazione è molto intensa si sviluppa attraverso rapporti con le istituzioni e le comunità grazie all”organizzazione di seminari, laboratori e rassegne.
La Sicilia-conclude Li Vigni Tusa-è un acquarello composto da colori forti e colori tenui e tutti noi ne siamo i custodi.
Sebastiano Tusa scomparve prematuramente e tragicamente in un incidente aereo a Bishoftu in Etiopia il 10 marzo 2019, un volo che lo avrebbe portato a Malindi per partecipare a una conferenza UNESCO nella veste di Assessore della Regione Sicilia ai beni Culturali. A lui si deve da parte della Regione Sicilia l’istituzione della Soprintendenza del mare nel 2004.




