Resta appeso a una decisione che non arriverà in tempi brevi dalla magistratura l’equilibrio politico della Regione siciliana. L’udienza preliminare che vede imputata per corruzione l’assessore regionale al Turismo, Elvira Amata (Fratelli d’Italia), insieme all’imprenditrice Marcella Cannariato, non ha prodotto alcuna decisione. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Palermo, Walter Turturici, ha rinviato il procedimento al prossimo 2 marzo.
L’attesa, dunque, durerà ancora almeno un mese e mezzo, con inevitabili ricadute anche sul piano politico, dove il tema del rimpasto di giunta continua a restare sullo sfondo.
Le scelte difensive e le accuse
Le due imputate hanno compiuto scelte difensive diverse. Marcella Cannariato ha chiesto di essere giudicata con il rito abbreviato, mentre Elvira Amata affronterà un rito ordinario. Per l’imprenditrice, il 2 marzo il Gup entrerà nel merito e potrà pronunciarsi sulla base degli atti disponibili; per l’assessore regionale, invece, il giudice dovrà valutare se gli elementi raccolti dalla Procura siano sufficienti per il rinvio a giudizio.
In questa fase la Regione siciliana non si è costituita parte civile, mentre il giudice ha respinto la richiesta avanzata dal Codacons.
Le accuse della Procura di Palermo, sostenute in aula dai pm Andrea Fusco e Felice De Benedittis, parlano di un presunto accordo corruttivo: secondo l’ipotesi investigativa, Amata avrebbe favorito un finanziamento pubblico a un’iniziativa della Fondazione Belisario, ottenendo in cambio da Cannariato un posto di lavoro e un alloggio a Palermo per un nipote. Il quadro accusatorio si fonderebbe anche su intercettazioni autorizzate nell’ambito di un’inchiesta più ampia.
La difesa di Cannariato ha motivato la scelta del rito abbreviato definendola una decisione “tecnica”, legata alla natura documentale del procedimento e all’analisi delle conversazioni intercettate.
Il riflesso politico e il nodo del rimpasto
Sul piano politico, l’incertezza giudiziaria si intreccia con una fase già complessa per la maggioranza che sostiene il governo regionale. Il presidente della Regione, Renato Schifani, è tornato a parlare del rimpasto di giunta, chiarendo tempi, metodo e limiti di un’operazione che coinvolge equilibri delicati, in particolare all’interno della Democrazia cristiana.
«Incontrerò i deputati della Dc per capire chi sarà l’interlocutore – ha spiegato Schifani –. La situazione è complessa: il partito è stato decapitato nei suoi vertici dopo la vicenda che ha coinvolto Totò Cuffaro e anche il segretario regionale risulta sospeso. È doveroso prima ascoltare e poi pronunciarsi».
Il governatore ha ribadito la volontà di chiudere il dossier rimpasto in tempi ragionevoli: «Non sono un imperatore che decide da solo, ma il tema non può durare quattro o cinque mesi. Il governo deve andare avanti, abbiamo appuntamenti da rispettare».
Cambi mirati, senza strappi
Schifani ha escluso rivoluzioni, puntando piuttosto su interventi mirati: «Cercherò di fare cambi singoli, con una logica generale di progetto. Mi interessa l’organicità dell’azione di governo». Nessuna preclusione, nemmeno all’interno di Forza Italia, dove è aperto il dibattito sugli assessori tecnici. Resta inoltre da colmare il vuoto di due posti in giunta, rimasti scoperti dopo l’estromissione della Dc: «Non vedo l’ora di coprirli con assessori titolari», ha sottolineato il presidente, assicurando un confronto con tutti gli alleati per mantenere un’armonia complessiva nella maggioranza.
Quanto alle voci su nuovi assetti politici, come un possibile asse tra Dc e Mpa, Schifani minimizza: «Non mi occupo di gossip. Se succederà qualcosa ne prenderò atto».
La Regione vive una fase di attesa su più fronti. La giustizia farà il suo corso, con una prima tappa decisiva fissata per il 2 marzo. Nel frattempo, la politica cerca di tenere insieme stabilità e continuità amministrativa, rinviando scelte delicate ma inevitabili. Un equilibrio fragile, sospeso tra le aule del tribunale e le stanze di Palazzo d’Orléans.




