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Grasso ascoltata dalla Procura. In Commissione entra Scuvera, Iacolino si avvale della facoltà di non rispondere

Non si placano le tensioni attorno alla Commissione regionale Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana. Ancora una volta un’inchiesta della magistratura sfiora esponenti politici che ricoprono o hanno ricoperto ruoli nell’organismo di vigilanza sul fenomeno mafioso.

Al centro della vicenda c’è la deputata regionale di Forza Italia Bernadette Grasso, vicepresidente della Commissione Antimafia dell’Ars, ascoltata dalla Procura di Palermo nell’ambito dell’indagine su presunti rapporti tra ambienti istituzionali e il boss di Favara Carmelo Vetro. La parlamentare è stata sentita in qualità di testimone e, allo stato attuale, non risulta indagata.

Poche ore prima di presentarsi davanti ai magistrati, Grasso aveva diffuso una nota nella quale annunciava di stare valutando l’ipotesi di autosospendersi dall’incarico di vicepresidente della Commissione.

Oggi, alla luce dei nuovi sviluppi, la deputata di Forza Italia, precisa:

«Tengo a chiarire con assoluta fermezza alcuni punti. Non sono indagata: sono stata semplicemente sentita dai magistrati a sommarie informazioni come persona informata sui fatti. Non ho mai incontrato il signor Carmelo Vetro, non lo conosco e non sapevo chi fosse, né tantomeno ero a conoscenza di una sua eventuale appartenenza ad ambienti mafiosi. L’unico contatto indiretto con questa persona è avvenuto tramite due messaggi su WhatsApp, esclusivamente per segnalare alcuni operai che, peraltro, non sono mai stati chiamati né assunti. Questo contatto è nato dal fatto che il dottor Salvatore Iacolino mi aveva riferito che un suo amico mi avrebbe contattata perché cercava manovalanza a Messina per un lavoro privato. Non è accaduto nulla di diverso da questo ed è esattamente quanto ho riferito ai magistrati con la massima trasparenza».

I contatti con Carmelo Vetro

Nel corso delle dichiarazioni rese alla Procura, Grasso ha confermato di avere avuto contatti telefonici con Carmelo Vetro, spiegando però di non essere a conoscenza del suo passato giudiziario. L’imprenditore, ritenuto dagli inquirenti vicino agli ambienti mafiosi di Favara, le sarebbe stato presentato dall’ex eurodeputato e dirigente sanitario Salvatore Iacolino, figura di cui la deputata si fidava per via di rapporti politici consolidati.

Proprio su richiesta di Iacolino, la parlamentare avrebbe segnalato a Vetro alcuni nominativi e curricula per possibili assunzioni in una società di vigilanza. La vicenda, tuttavia, non avrebbe avuto seguito: secondo quanto riferito dalla stessa Grasso, lo stesso Vetro avrebbe successivamente comunicato che le assunzioni non sarebbero state effettuate.

La deputata ha quindi rivendicato la propria buona fede, ribadendo di avere agito senza sospettare del profilo criminale dell’interlocutore.

L’inchiesta e la posizione di Iacolino

L’indagine della Procura di Palermo coinvolge anche Salvatore Iacolino, ex eurodeputato ed ex dirigente generale della Pianificazione strategica della sanità regionale, oltre che già manager del Policlinico di Messina.

Iacolino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Convocato in Procura per un interrogatorio preventivo, si è presentato al Palazzo di Giustizia accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Giuseppe Di Peri e Arnaldo Faro, scegliendo però di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Secondo gli investigatori, Iacolino avrebbe favorito gli interessi imprenditoriali di Carmelo Vetro — considerato dagli inquirenti il nuovo riferimento mafioso di Favara, sulle orme del padre morto mentre scontava l’ergastolo — introducendolo in ambienti istituzionali e presentandolo come imprenditore affidabile.

Tra le persone alle quali Vetro sarebbe stato presentato figurano, oltre alla stessa Grasso, anche il capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina e diversi manager delle Aziende sanitarie provinciali siciliane.

In cambio, secondo l’ipotesi investigativa, Iacolino avrebbe ottenuto sostegno economico per campagne elettorali e assunzioni di persone a lui vicine.

Durante una perquisizione gli investigatori hanno inoltre sequestrato 88 mila euro in contanti nella disponibilità del dirigente. Gli avvocati della difesa hanno spiegato che la scelta di non rispondere è legata alla necessità di conoscere nel dettaglio il quadro accusatorio, che al momento emergerebbe solo parzialmente dagli atti notificati, tra cui il mandato di perquisizione di 14 pagine.

La decisione di Iacolino di dimettersi dagli incarichi ricoperti potrebbe inoltre incidere sulla valutazione di eventuali misure cautelari da parte del giudice per le indagini preliminari.

Cambiamenti nella Commissione Antimafia

Nel frattempo la Commissione regionale Antimafia registra anche un avvicendamento tra i suoi componenti. Il deputato regionale di Fratelli d’Italia Totò Scuvera è stato designato come nuovo membro dell’organismo di inchiesta e vigilanza sul fenomeno mafioso.

La nomina è stata formalizzata dal presidente dell’Ars su indicazione del gruppo parlamentare guidato da Giorgio Assenza.

«Accolgo questo incarico con senso di responsabilità e con l’onore che deriva dal far parte di un organismo che rappresenta uno degli strumenti più importanti di controllo e vigilanza nella nostra Regione», ha dichiarato Scuvera. «Svolgerò questo ruolo con serietà, senso delle istituzioni e massimo impegno, nella consapevolezza della responsabilità che comporta e dell’importanza di sostenere ogni iniziativa utile a contrastare il fenomeno mafioso e a difendere i principi di legalità e dello Stato di diritto».

L’inchiesta della Procura di Palermo continua intanto a svilupparsi e potrebbe nelle prossime settimane chiarire ulteriormente i rapporti tra politica, amministrazione regionale e ambienti imprenditoriali ritenuti vicini alla criminalità organizzata.

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