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Halaesa e la scellerata decisione che mette a rischio la più grande scoperta archeologica della Sicilia

Una parola risuona prepotente nella vicenda di Halaesa: inconcepibile.
Perché inconcepibile è la scelta con cui la Soprintendenza di Messina – secondo quanto denunciato dal Sindaco di Tusa, Angelo Tudisca – avrebbe revocato senza preavviso la convenzione con l’Università di Amiens, allontanando la professoressa Michela Costanzi, direttrice della missione archeologica che per dieci anni ha lavorato sul sito e che ha portato alla luce l’eccezionale Teatro ellenistico-romano di Halaesa, il quarto più grande della Sicilia.

Una decisione che arriva nel momento peggiore possibile: proprio quando la Sicilia aveva la concreta occasione di trasformare una scoperta scientifica di rilievo internazionale in un motore di sviluppo culturale, turistico ed economico.

Un lavoro decennale cancellato d’un tratto

Halaesa non è solo un sito archeologico: è il simbolo di una collaborazione istituzionale rara, costruita con fatica dal Comune di Tusa, dal Parco Archeologico, dalla Soprintendenza (nelle precedenti amministrazioni) e da università prestigiose come Amiens, Oxford, Messina e Palermo.

Secondo quanto riportato nella lettera indirizzata da Tudisca alle più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Ministro della Cultura, Presidente della Regione, Prefetto e deputazione regionale), il Comune ha sostenuto con fondi propri negli anni la missione, garantendo alloggio e supporto logistico a decine di studenti e ricercatori.
Un impegno che ha contribuito a consolidare un vero laboratorio internazionale, ammirato da Sebastiano Tusa, il compianto Assessore-archeologo che aveva personalmente certificato e lodato la scoperta.

Eppure, proprio ora, quando tutto sembra pronto per la valorizzazione definitiva del teatro – e quando la Regione stava lavorando al finanziamento – arriva una scelta che Tudisca definisce “illegittima, immotivata e mortale per la dignità delle istituzioni”.

Chi ha scavato viene cacciato. Chi negava la presenza del teatro viene promosso.

È questo, forse, l’aspetto più sconcertante: la direttrice scientifica che ha condotto le ricerche, che risiede stabilmente a Tusa per seguire gli scavi, che ha coordinato la scoperta, viene estromessa.

Al suo posto – come denuncia il Sindaco – subentrerebbero funzionari che per anni avevano ritenuto inesistente il teatro e che ora, risiedendo a Messina, potrebbero recarsi sul sito solo sporadicamente.

Una scelta che appare priva di logica amministrativa e ancora meno di logica scientifica.
Soprattutto perché – come sottolinea Tudisca – i costi dell’équipe francese non ricadono sul finanziamento pubblico, ma sono coperti dall’Università di Amiens.
Dunque: nessun onere per la Regione, massima competenza, continuità scientifica, risultati certificati. Cosa giustifica la revoca?

Il Sindaco lo scrive senza mezzi termini: “Un atto che demolisce una buona pratica istituzionale”.

La minaccia per Halaesa e per la Sicilia delle aree interne

La vicenda non riguarda solo archeologi e istituzioni: riguarda un’intera comunità.
Halaesa, per la sua posizione e per il valore delle scoperte – teatro, terme, fornaci, aree sacre – rappresenta un possibile volano per l’area dei Nebrodi, per la lotta allo spopolamento, per un turismo culturale sostenibile.

E invece si rischia di tornare indietro, di interrompere un percorso virtuoso che negli ultimi anni aveva portato a un costante aumento dei visitatori.

È lo stesso Tudisca, nel suo appello pubblico ai cittadini, a definire questa scelta “un assassinio della cultura e del riscatto delle aree interne”.
Parole dure, sì. Ma che trovano eco in una domanda che molti si pongono: perché allontanare proprio chi ha scoperto il teatro, proprio ora che il teatro può cambiare il destino del territorio?

La mobilitazione: un Consiglio Comunale aperto per difendere la storia

Il Sindaco annuncia la convocazione di un Consiglio Comunale aperto, chiamando a raccolta cittadini, associazioni, forze politiche e istituzioni regionali.
L’obiettivo: ottenere il ripristino della convenzione con l’Università di Amiens e il ritorno della Prof.ssa Costanzi alla guida degli scavi.

Nel frattempo, Tudisca dichiara di recarsi quotidianamente sul sito per verificare chi sia presente nei lavori, affermando che nei giorni 18 e 19 novembre “non era presente nessuno: né Soprintendente, né RUP, né Direzione Lavori, né archeologo”. Una denuncia che apre interrogativi pesantissimi sulla gestione attuale.

Sicilia: eccellenza o mala burocrazia?

Questa vicenda è un bivio. Non solo per Tusa. Non solo per Halaesa. Ma per l’immagine stessa della Sicilia. Da un lato c’è la possibilità di uno sviluppo culturale fondato sul merito, sulla ricerca, sulla collaborazione internazionale.
Dall’altro c’è il rischio concreto che tutto venga soffocato da decisioni opache e prive di visione.

La domanda che conclude la lettera del Sindaco è una domanda che riguarda tutti:

Vogliamo una Sicilia che accoglie e valorizza chi la fa crescere, o una Sicilia che allontana gli studiosi che ne stanno riscrivendo la storia?

La risposta non può più essere rimandata.

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