“Spogliano Cristo per vestire Maria”. In Sicilia i proverbi non si sbagliano mai, e quello calza a pennello alla notizia che i 700 milioni destinati al completamento della Siracusa-Gela sono stati dirottati verso il Ponte sullo Stretto. Il risultato? Da una parte resta l’ennesima autostrada incompiuta, dall’altra un ponte che esiste solo nei video promozionali. Un capolavoro di equilibrismo finanziario: togliere soldi a un cantiere eterno per destinarli a un progetto che, per ora, è più simile a una chimera che a un’opera pubblica.
Il senatore Antonio Nicita, che ha reso nota la notizia, ha parlato di “scippo”. Ed effettivamente sembra proprio un furto con destrezza: risorse già assegnate che spariscono per magia, raddoppio dei costi, e cittadini che restano con strade dissestate, deviazioni da terzo mondo e viadotti che cadono a pezzi. Intanto, dal Consorzio autostrade assicurano che il progetto Modica-Gela è pronto: manca solo la copertura finanziaria. Peccato che quella copertura sia già stata sfilata via come la tovaglia sotto i piatti in un numero da prestigiatore maldestro.
Il Governo, naturalmente, giura che farà entrambe le cose: ponte e infrastrutture interne. Doppio miracolo, insomma. Ma qui siamo in Sicilia, non a Lourdes. Chi vive ogni giorno la realtà delle nostre strade sa che già completare un viadotto è un’impresa da Guinness dei primati, figurarsi tenere in piedi contemporaneamente un colosso da miliardi e centinaia di chilometri di autostrade a pezzi.
La verità è che il Ponte rischia di diventare il più grande paradosso infrastrutturale d’Italia: un’opera ciclopica per unire due coste, senza preoccuparsi del fatto che le strade per arrivarci somigliano più a percorsi di rally che a vie di comunicazione. Per i video patinati del Ponte basta un software. Per capire i disagi dei siciliani servirebbe solo un pizzico di intelligenza naturale. Quella, però, a quanto pare è la vera grande opera che manca.




