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Il cambiamento storico della finanza italiana: Monte dei Paschi alla conquista di Mediobanca

La trasformazione cruciale del sistema bancario italiano: riflessione di Lorenzo Prestimonaco

La riflessione del dott. Lorenzo Prestimonaco, inviata a “Quadro chiaro” si inserisce in un momento cruciale per il sistema bancario e finanziario italiano. La trasformazione degli equilibri storici, che per decenni hanno trovato il loro fulcro in Mediobanca e nel cosiddetto “salotto buono” della finanza, segna l’avvio di una nuova fase in cui l’intervento diretto del governo italiano e la presenza di grandi azionisti privati tornano a incidere in maniera determinante.

Il quadro descritto da Prestimonaco non riguarda soltanto una partita di potere interno tra istituti e gruppi industriali, ma riflette un mutamento più ampio: quello di un capitalismo italiano che, dopo anni di apertura incontrollata al mercato e alle acquisizioni straniere, cerca di tornare a un baricentro nazionale, strategico e protettivo. In questo scenario, la contesa per il controllo di Mediobanca e, indirettamente, delle Assicurazioni Generali, assume un significato che va oltre l’assetto societario, diventando un test per il futuro del sistema finanziario e per la capacità del Paese di preservare i propri centri decisionali.


Il salotto buono della finanza italiana sta per essere espugnato

“In questi giorni stiamo assistendo a un cambiamento importante nel panorama economico e bancario italiano. Il cosiddetto salotto buono della finanza sta per essere espugnato.

Distratti dagli eventi d’Oriente, dove si sta ridisegnando un nuovo ordine mondiale a guida cinese, e presi dalle esternazioni social del presidente americano, in casa nostra si gioca una partita cruciale per l’assetto finanziario nazionale.

Mediobanca, la prima “banca d’affari” italiana, creatura di Raffaele Mattioli ed Enrico Cuccia, nata nel 1946 e regista del capitalismo italiano per decenni, con ogni probabilità passerà sotto la guida di Monte dei Paschi di Siena e del socio di riferimento Gaetano Caltagirone. Il tutto con la spinta, tutt’altro che neutrale, del governo italiano.

In un momento storico in cui il capitalismo italiano sembra essere stato spazzato via dalle acquisizioni straniere e schiacciato dal peso delle grandi multinazionali, si gioca una partita a scacchi di altissimo valore. Chi vincerà riuscirà a catturare il Leone di Trieste, ovvero Assicurazioni Generali, oggi sotto il controllo di Mediobanca e in passato preda degli appetiti francesi.

Il CdA di Mediobanca sta tentando di resistere in ogni modo, ma MPS ha già raccolto un sostanzioso pacchetto di adesioni superando la quota del 35%. Dietro tutto questo, come detto, ci sono i soci Gaetano Caltagirone e la holding Delfin (famiglia Del Vecchio), che detengono consistenti pacchetti azionari in entrambe le banche.”

Mediobanca fra storia e futuro del capitalismo italiano

Anche questo è figlio dei tempi. Mediobanca ha gestito il capitalismo italiano per oltre mezzo secolo, rompendo e ricostruendo assetti azionari e diventando regista dei cosiddetti “patti di sindacato” che hanno controllato le principali imprese italiane, secondo il disegno di quella figura carismatica, geniale e per certi versi oscura che fu Enrico Cuccia. La sua celebre frase era: «Le azioni si pesano, non si contano».

Negli anni Settanta e Ottanta, per far parte degli ambienti che contavano bisognava essere ammessi nel salotto di Mediobanca. Non tutti ci riuscivano.

Dopo la morte di Cuccia e il cambiamento del panorama finanziario italiano è iniziato lo scioglimento delle partecipazioni incrociate e la trasformazione in un gruppo bancario, con attività nel risparmio gestito, nel credito al consumo (Compass) e nel private banking.

Oggi Mediobanca, sotto la futura guida di MPS, mira a ridefinire ancora una volta gli equilibri del sistema bancario italiano.

Il ritorno del controllo statale e il nuovo corso della finanza italiana

Se guardiamo con attenzione, dopo i primi anni Venti del Duemila — quando prevalse l’idea anglosassone di lasciare libero il mercato e ridurre progressivamente il controllo governativo — ci accorgiamo che, complici le varie vicende bancarie italo-tedesche, le incursioni francesi e gli appetiti delle multinazionali, sta tornando un crescente interesse da parte dei governi a riprendere in mano i destini delle aziende nazionali, soprattutto bancarie.

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