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Il retroscena raccontato da De Luca: un posto in Giunta regionale in cambio quattro assessori a Messina

Un’ipotesi di scambio politico tra Palermo e Messina, cucita su un “principio di reciprocità” e su un equilibrio amministrativo già fragile. È il retroscena che Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord (ScN), ha messo nero su bianco (e soprattutto in voce) in un’intervista rilasciata al quotidiano La Sicilia e ripresa nelle ultime ore da più testate: Forza Italia avrebbe proposto l’ingresso di un esponente di ScN nella Giunta regionale guidata da Renato Schifani, in cambio dell’ingresso di quattro assessori dell’area di centrodestra nella Giunta comunale di Messina del sindaco Federico Basile.

Secondo il racconto di De Luca, l’“ambasciatore” della proposta sarebbe stato Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia, che avrebbe formulato la richiesta a Danilo Lo Giudice, segretario regionale di Sud chiama Nord: «Voi entrate in giunta regionale e noi entriamo nella Giunta di Messina», sintetizzata da De Luca come applicazione di un “principio di reciprocità”.

Il contesto: il “patto di non belligeranza” e la scadenza di dicembre 2025

L’episodio, nel racconto del deputato regionale, si inserisce dentro un quadro più ampio: un’intesa definita “patto di non belligeranza” con il governo Schifani, con una scadenza fissata a dicembre 2025. In sostanza, ScN avrebbe evitato lo scontro frontale in Assemblea regionale e sul piano politico (“niente guerra”), ottenendo in cambio risorse e finanziamenti per il territorio messinese.

De Luca, sempre secondo quanto riportato, collega quell’intesa ad alcuni interventi finanziati: tra i passaggi citati in queste ore figura il riferimento a risorse per l’area dell’ex Sanderson e alla rete idrica di Messina, indicati come risultati concreti del “patto”.

Arrivata la scadenza, però, sarebbe scattato il bivio evocato dallo stesso leader di ScN con una metafora: decidere se “sposarsi o lasciarsi”. E qui si innesta il cuore politico della vicenda.

La proposta: un posto a Palermo, quattro poltrone a Messina

Nella ricostruzione di De Luca, l’offerta avanzata da Forza Italia avrebbe previsto l’ingresso in Giunta regionale di Danilo Lo Giudice (o comunque di un rappresentante di ScN), ma con un corrispettivo molto più pesante sul fronte cittadino: quattro assessorati nella Giunta Basile assegnati al centrodestra.

È su questo punto che De Luca dice di aver tracciato la linea rossa. La sua motivazione, così come riportata, non è di metodo ma di sostanza politica: accettare avrebbe significato, a suo giudizio, “restituire” l’amministrazione della città agli equilibri del centrodestra, con il rischio di consegnare scelte e indirizzo politico a un campo avversario.

Perché la vicenda pesa: numeri, stabilità e potere reale

Al di là della formula “uno in Regione contro quattro in Comune”, la vicenda – se corrispondente al vero – descrive un classico scambio di peso asimmetrico: un ingresso a Palermo come sigillo di alleanza e legittimazione istituzionale; quattro posti a Messina come leva diretta su deleghe, spesa e catena decisionale dell’amministrazione cittadina.

Ed è proprio qui che la storia diventerebbe politicamente esplosiva: perché trasformerebbe un rapporto “di collaborazione” istituzionale in un meccanismo di condizionamento sugli assetti di governo locale. In altre parole, non una convergenza programmatica trasparente, ma un assetto di potere costruito attraverso un do ut des di incarichi.

Reazioni e verifiche: al momento resta un racconto politico

È importante dirlo con chiarezza: allo stato quello che circola è il racconto di De Luca, affidato a un’intervista e rilanciato dalle agenzie e dalla stampa locale.
Nelle fonti consultate in queste ore non emerge (almeno pubblicamente) una smentita articolata o una ricostruzione alternativa attribuita direttamente a Marcello Caruso o ai vertici regionali di Forza Italia sul punto specifico dello “scambio” così come descritto. De Luca, scegliendo di raccontare l’episodio nei dettagli, sembra voler fissare una tesi: la linea di demarcazione tra cooperazione e “ricatto” (parola che attribuisce all’operazione) sarebbe stata superata proprio dalla richiesta di “reciprocità” a Messina.

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