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In Sicilia si parla di Ponte, a Termini Imerese di acqua potabile

Miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto, progetti faraonici sventolati come simboli di modernità, eppure in Sicilia nel 2025 ci sono famiglie che non hanno nemmeno il diritto all’acqua potabile. Non è una metafora: a Termini Imerese, da più di un anno, circa 500 famiglie aprono i rubinetti di casa e trovano acqua imbevibile, salmastra, inadatta persino a cucinare o a lavarsi.

Il problema nasce il 3 giugno 2024, quando la sindaca Maria Terranova (M5S) firma un’ordinanza che vieta l’uso dell’acqua in diverse contrade del territorio. Da allora nulla è cambiato, anzi: a febbraio 2025 la situazione è peggiorata, con nuove zone colpite dalla stessa emergenza. Le bollette, però, arrivano puntuali. Come se l’acqua fosse potabile.

La beffa è doppia. In passato queste aree ricevevano l’acqua di Scillato, salubre e controllata. Poi la gestione è passata ad Amap e l’acqua è stata dirottata dai laghetti di Presidiana, a Cefalù: acqua salmastra, quattro volte più salata dei limiti consentiti, con cloro e calcare alle stelle. Non un bene primario, ma un liquido di scarto.

Così le famiglie sono costrette a comprare l’acqua dalle autobotti, a pagamento, mentre gli enti pubblici fanno spallucce. L’avvocato Guglielmo Conigliaro, che segue la vicenda per la Fondazione Marco e Stefano Maiorana, parla chiaro: «L’acqua destinata al consumo umano deve essere salubre e pulita, lo dice il Decreto Legislativo 31/2001. Lo Stato e il Comune hanno l’obbligo di garantirla. Non di venderci acqua avariata e farci pure pagare la bolletta».

La questione non è solo tecnica o legale: è morale. Possibile che in un Paese che investe miliardi per un ponte che forse non vedremo mai, non si trovino i fondi per rifare tubature vecchie di 130 anni e garantire il minimo sindacale per la dignità dei cittadini? Strade dissestate, trasporti da terzo mondo e ora anche l’acqua negata.

In Sicilia, nel 2025, non stiamo discutendo di lusso o progresso. Stiamo discutendo del diritto a riempire un bicchiere d’acqua dal proprio rubinetto senza paura. Ed è già scandaloso doverlo ricordare.

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