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Inchiesta antimafia su appalti e sanità in Sicilia, Grasso: “Non sono indagata e non conosco Vetro”

Continua a far discutere l’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha portato all’arresto del dirigente regionale Giancarlo Teresi e del boss di Favara Carmelo Vetro, accusati di corruzione aggravata dall’aver favorito Cosa nostra. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, risulta indagato anche il manager della sanità ed ex europarlamentare del Pdl Salvatore Iacolino, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata.

L’indagine ruota attorno a un presunto sistema corruttivo legato ad appalti pubblici per lavori di bonifica, dragaggio e ripascimento costiero in diversi porti siciliani, tra cui Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini. Secondo la Procura, Teresi – dirigente del dipartimento regionale Infrastrutture e mobilità e responsabile delle infrastrutture marittime e portuali – avrebbe favorito negli anni la società Ansa Ambiente srl, ritenuta dagli investigatori riconducibile al boss Carmelo Vetro, in cambio di tangenti e favori.

Gli investigatori avrebbero documentato almeno tre consegne di denaro tra marzo, luglio e agosto dello scorso anno, mentre nel corso dell’operazione sono stati sequestrati complessivamente 228 mila euro. Nonostante una precedente condanna definitiva per associazione mafiosa e le misure di prevenzione a suo carico, Vetro sarebbe riuscito – secondo gli inquirenti – a continuare a operare nel settore degli appalti pubblici grazie alla complicità del dirigente regionale.

L’inchiesta coinvolge anche altre figure, tra cui il fratello del boss Salvatore Vetro, il cognato Antonio Lombardo, amministratore formale della società, il funzionario regionale Francesco Mangiapane e l’imprenditore Giovanni Aveni.

Il filone sulla sanità e il ruolo di Iacolino

Gli accertamenti sul conto di Carmelo Vetro avrebbero fatto emergere anche una rete di rapporti istituzionali che coinvolgerebbe il manager sanitario Salvatore Iacolino, nominato appena una settimana fa direttore generale del Policlinico di Messina.

Secondo la Procura di Palermo, quando era dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute, Iacolino avrebbe messo a disposizione del boss la rete di relazioni costruita negli anni nei ruoli ricoperti nella politica e nell’amministrazione regionale. In particolare, secondo quanto trapelato, avrebbe facilitato incontri con figure di vertice dell’amministrazione, tra cui il manager dell’Asp di Messina Giuseppe Cuccì, il capo della Protezione civile siciliana Salvatore Cocina e la vicepresidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana Bernadette Grasso.

Secondo gli investigatori, il manager avrebbe inoltre fornito informazioni su procedure amministrative in corso e avrebbe esercitato pressioni sui vertici dell’Asp di Messina per agevolare alcune pratiche segnalate dal boss. Tra queste la procedura di accreditamento sanitario della società Arcobaleno Impresa Sociale srl, riconducibile all’imprenditore Giovanni Aveni, e la revoca dell’accreditamento alla Anfild Onlus di Messina, ritenuta concorrente negli interessi economici del gruppo.

I riferimenti alla deputata Bernadette Grasso

Tra i passaggi più delicati dell’inchiesta compare anche il nome della deputata regionale di Forza Italia Bernadette Grasso, vicepresidente della Commissione Antimafia dell’Ars.

Secondo quanto riportato da fonti di stampa, nelle carte della Procura e nel decreto di perquisizione, Iacolino avrebbe scelto di non utilizzare direttamente una “opportunità di segnalazione” relativa ad alcune assunzioni, indirizzandola invece alla parlamentare regionale. Gli atti investigativi riportano che Grasso avrebbe interloquito direttamente con Carmelo Vetro per l’indicazione delle persone da assumere.

Si tratta di un passaggio particolarmente delicato, perché coinvolgerebbe una figura istituzionale di primo piano impegnata nella Commissione Antimafia che avrebbe avuto contatti con un esponente di vertice di Cosa nostra. Allo stato attuale degli atti, Bernadette Grasso non risulta indagata nell’ambito dell’inchiesta.

La replica della deputata: “Sono estranea ai fatti”

Dopo la diffusione delle notizie sull’indagine, la deputata regionale ha diffuso una nota ufficiale con cui respinge con fermezza qualsiasi coinvolgimento e ribadisce di non essere indagata.

COMUNICATO STAMPA ON. BERNADETTE GRASSO

“A seguito dei numerosi articoli di stampa relativi ai fatti oggetto del procedimento penale pendente dinanzi la Procura della Repubblica di Palermo nell’ambito del quale risultano indagati, tra gli altri, il Dott. Salvatore Iacolino e tale Carmelo Vetro, e che hanno attenzionato “il rapporto” che sarebbe intercorso tra me e tali soggetti, preciso con fermezza che nei miei confronti non risulta elevato alcun addebito per fatti penalmente rilevanti. Peraltro, non ho mai avuto contezza, né potevo averla, delle pregresse o attuali vicissitudini giudiziarie del sig. Vetro, soggetto le cui fattezze fisiche sono a me sconosciute”.

“Pertanto – continua la Deputata – al fine di evitare aggressioni mediatiche e gratuite speculazioni da parte dei professionisti della cultura del sospetto, sto valutando l’autosospensione dalla carica di Vicepresidente della Commissione Antimafia anche per meglio collaborare, ove necessario, con l’Autorità Giudiziaria all’integrale accertamento della realtà storica”.

“Preciso che ho dato mandato al mio legale, l’avv. Salvatore Silvestro – conclude Grasso – di valutare la rilevanza penale nelle modalità di diffusione delle risultanze investigative di un procedimento nell’ambito del quale non ho assunto, né potrò mai assumere, la veste di indagata”.

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