spot_img
spot_img

Indennità di carica agli amministratori locali, scontro all’Ars: cosa cambia

Un emendamento firmato dai deputati dell’Mpa ha acceso il dibattito all’Assemblea regionale siciliana (Ars), portando all’approvazione – tra polemiche e colpi di scena – di un aumento dei compensi per assessori, vicesindaci e presidenti dei Consigli comunali nei piccoli Comuni dell’Isola.

La prima versione: aumenti per quasi tutti i piccoli Comuni

In origine, la norma nasceva per aumentare lo stipendio dei sindaci dei Comuni “medi”, portandoli al livello della fascia superiore. Ma prima del voto sull’articolo principale, è passato un emendamento dell’Mpa che ha ampliato notevolmente la platea dei beneficiari.

Il testo equiparava tutti i Comuni con popolazione da 0 a 9.999 abitanti a quelli da 10 mila abitanti. In questa fascia unica, gli stipendi di assessori e presidenti dei Consigli comunali sarebbero stati fissati al 45% di quello previsto per il sindaco di un Comune da 10 mila abitanti.

Secondo una stima fatta in aula, oltre la metà dei Comuni siciliani rientra in questa categoria. Il deputato del Pd Antonello Cracolici ha parlato di un aumento “generalizzato e scriteriato”, sollevando anche un problema di copertura finanziaria: nella norma non era specificato chi avrebbe pagato questi aumenti.

Normalmente, infatti, tali incrementi sono a carico dei bilanci comunali. In questo caso, l’assenza di un riferimento esplicito avrebbe potuto scaricare i costi sulla Regione.

Anche il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Antonio De Luca, ha annunciato la presentazione di un disegno di legge per abrogare la norma, qualora non fosse stata corretta durante l’esame complessivo della riforma degli enti locali.

La mediazione dopo lo scontro in aula

Dopo oltre un’ora di discussione, l’Mpa – con il deputato Roberto Di Mauro – ha proposto una mediazione, votando un secondo emendamento che modifica il primo. Una forzatura regolamentare, che ha ridotto in modo significativo l’impatto della norma.

Il nuovo testo prevede che:

  • nei Comuni fino a 5 mila abitanti (non più fino a 10 mila),
  • sia possibile aumentare del 50% gli stipendi di assessori, vicesindaci e presidenti dei Consigli comunali,
  • ma esclusivamente con oneri a carico dei bilanci comunali.

Questo significa che gli aumenti potranno scattare solo se il Comune dispone di risorse sufficienti. Nei Comuni in dissesto o con i conti in rosso, l’incremento non potrà essere applicato.

Chi avrebbe beneficiato della prima versione

Secondo Cracolici, con la prima formulazione della norma la platea dei beneficiari sarebbe stata compresa tra 1.000 e 1.500 amministratori locali, distribuiti in più della metà dei Comuni siciliani.

La correzione successiva ha dimezzato il numero dei potenziali destinatari e ha chiarito la questione della copertura finanziaria, evitando possibili aggravi per il bilancio regionale.

Le reazioni politiche

Pd, Movimento 5 Stelle e Controcorrente hanno votato a favore della correzione, pur definendola una “pezza” messa in fretta per evitare effetti più pesanti. Resta però il nodo politico: per l’opposizione, il tentativo iniziale avrebbe aperto “maglie pericolose”, ampliando in modo eccessivo e poco ponderato la spesa per gli amministratori locali.

Per la maggioranza, invece, si tratta di un intervento volto a riconoscere il lavoro svolto dagli amministratori dei piccoli centri, spesso chiamati a gestire responsabilità crescenti con compensi considerati non adeguati.

Cosa succede ora

La norma rientra nella più ampia riforma degli enti locali, che dovrà essere votata nel suo complesso. Non è escluso che il tema torni al centro del confronto politico nei prossimi giorni. Intanto, per i piccoli Comuni siciliani fino a 5 mila abitanti, si apre la possibilità – ma non l’obbligo – di aumentare gli stipendi degli amministratori. La decisione finale spetterà ai singoli Consigli comunali, e soprattutto alla disponibilità delle casse locali.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles