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Isole minori, scatta il caro traghetti: biglietti più cari del 18%. Federalberghi: «Aumenti complessivi fino all’84%»

Da questa mattina raggiungere le isole minori siciliane costa di più. È scattato infatti l’aumento del 18% delle tariffe di navi e mezzi veloci operati nell’ambito della convenzione statale, un rincaro che arriva nel cuore della stagione turistica e che riaccende il problema della continuità territoriale per chi nelle isole vive e lavora tutto l’anno.

A lanciare l’allarme è Federalberghi Isole di Sicilia, secondo cui il nuovo adeguamento si inserisce in una serie di aumenti iniziata nel giugno 2022. L’associazione calcola che, considerando l’effetto composto dei rincari succedutisi negli anni, l’incremento rispetto alle tariffe originarie raggiungerebbe complessivamente circa l’84%.

Un dato che Federalberghi considera ormai insostenibile per residenti, imprese e settore turistico.

Regione: «Faremo tutto il possibile»

Il presidente della Regione Renato Schifani ha assicurato che il governo regionale sta seguendo la vicenda, pur ricordando che si tratta di una commessa di competenza statale.

«Faremo tutto il possibile per evitare che questo aumento ricada sui cittadini e sulle comunità delle nostre isole», ha dichiarato Schifani.

Sulla stessa linea l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Aricò, che ha annunciato il confronto con gli operatori economici per individuare una soluzione capace di neutralizzare o contenere i rincari.

Per chi aveva acquistato il biglietto entro il 9 agosto, ha precisato l’assessore, l’aumento non si applica.

Federalberghi: intervento arrivato troppo tardi

Più critica la posizione di Federalberghi, che contesta soprattutto la tempistica dell’intervento politico. Secondo l’associazione, l’adeguamento tariffario era una criticità conosciuta da mesi e avrebbe richiesto un’azione preventiva.

Il presidente Christian Del Bono richiama anche il principio costituzionale dell’insularità e quello della continuità territoriale: principi che, sostiene, rischiano di rimanere sulla carta se non vengono accompagnati da risorse economiche sufficienti.

Federalberghi ha quindi annunciato una nuova nota formale indirizzata al presidente Schifani e all’assessore Aricò e, per conoscenza, ai rappresentanti del Governo nazionale e ai parlamentari dei territori interessati, chiedendo provvedimenti urgenti per far rientrare gli aumenti.

Il 118: la Seus copre il rincaro per gli operatori

Il caro biglietti aveva fatto emergere anche un problema particolarmente delicato per il servizio di emergenza-urgenza nelle isole.

A Lipari e Salina, infatti, le sostituzioni del personale assente per ferie o malattia vengono effettuate anche ricorrendo a operatori provenienti dalla terraferma. L’aumento dei costi di viaggio rischiava quindi di rendere più difficili le sostituzioni.

La Seus, società che gestisce il servizio 118 in Sicilia, ha deciso di intervenire temporaneamente facendosi carico del rincaro del 18% delle spese di viaggio sostenute dagli operatori interessati.

Il presidente Riccardo Castro ha spiegato che si tratta di una misura straordinaria, adottata nell’attesa di una soluzione definitiva capace di garantire la continuità dell’assistenza sanitaria nelle isole.

Il vero problema resta la continuità territoriale

Risolta almeno temporaneamente l’emergenza legata al 118, rimane però intatto il nodo principale.

Per un residente delle Eolie, delle Egadi, delle Pelagie o delle altre isole minori, nave e aliscafo non rappresentano semplicemente un mezzo utilizzato per andare in vacanza: sono il collegamento necessario con ospedali, scuole, uffici, luoghi di lavoro e servizi presenti sulla terraferma.

E il rincaro può avere effetti che vanno oltre il prezzo del singolo biglietto. L’aumento dei costi dei trasporti rischia infatti di trasferirsi anche sulle merci e, di conseguenza, sul costo della vita nelle isole.

È su questo terreno che si giocherà adesso il confronto tra Regione Siciliana e Governo nazionale: trovare le risorse per sterilizzare o almeno ridurre l’aumento e, soprattutto, evitare che la continuità territoriale rimanga un principio riconosciuto formalmente ma sempre più costoso da esercitare nella vita quotidiana.

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