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La Camera approva la legge “Liberi di scegliere”: una via d’uscita per i figli delle famiglie mafiose

La mafia non si combatte soltanto con arresti, processi e sequestri di beni. Si combatte anche offrendo una possibilità concreta a chi nasce dentro una famiglia mafiosa ma desidera costruirsi un futuro diverso. È questo il principio alla base della proposta di legge “Liberi di scegliere”, approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati con 209 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto.

Un voto accompagnato da un lungo applauso dell’Aula che certifica un raro consenso bipartisan su un tema particolarmente delicato. Prima di diventare legge dello Stato, il provvedimento dovrà ora ottenere il via libera definitivo del Senato.

Cosa cambia concretamente

L’obiettivo della legge è semplice quanto rivoluzionario: impedire che la mafia continui a tramandarsi di padre in figlio. Per decenni le organizzazioni criminali hanno considerato i propri figli come gli eredi naturali del potere mafioso. Crescere in determinati contesti significa spesso essere educati fin dall’infanzia a una cultura fondata sulla violenza, sull’omertà e sull’appartenenza al clan.

La nuova legge vuole interrompere questa catena. Prevede infatti uno specifico sistema di protezione destinato ai minorenni e agli adulti di riferimento, nella maggior parte dei casi le madri, che decidono di allontanarsi dall’ambiente mafioso.

Non si tratta soltanto di un trasferimento in un luogo sicuro, ma di un vero percorso di rinascita che comprende assistenza sociale, sostegno economico, inserimento lavorativo, supporto psicologico, percorsi educativi e, quando necessario, anche il cambio dell’identità personale, con modalità analoghe a quelle previste per i testimoni di giustizia.

Potranno accedere alle misure anche figli ormai maggiorenni e altri familiari che dimostrino la volontà concreta di rompere ogni legame con il contesto criminale.

Un modello nato nelle aule dei tribunali

In realtà “Liberi di scegliere” non nasce oggi. L’idea affonda le proprie radici nel lavoro svolto già dal 2012 dal giudice per i minorenni Roberto Di Bella, allora presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria.

Di Bella intuì che molti ragazzi figli di boss non erano criminali per scelta, ma perché cresciuti senza conoscere un’alternativa. Da quell’intuizione nacquero i primi provvedimenti giudiziari che consentivano di allontanare i minori dai contesti mafiosi, trasferendoli insieme alle madri in altre realtà dove poter ricominciare una nuova vita.

Negli anni successivi quell’esperienza si è trasformata in un protocollo nazionale, adottato da numerosi Tribunali per i minorenni italiani. Oggi quella che era una buona prassi giudiziaria viene finalmente disciplinata da una legge nazionale.

La Sicilia era già arrivata prima

Per la Sicilia il provvedimento rappresenta una conferma di un percorso già avviato. L’Assemblea Regionale Siciliana aveva infatti già approvato una legge che finanzia il sistema di protezione sociale destinato ai figli delle famiglie mafiose e alle madri intenzionate a sottrarsi ai clan.

La normativa nazionale amplia ora quella esperienza, rendendola uniforme su tutto il territorio italiano e attribuendole anche effetti giuridici più ampi.

Perché questa legge è importante

La vera forza della mafia non è soltanto il controllo economico o militare del territorio. È soprattutto la capacità di trasmettere la propria cultura da una generazione all’altra.

Molti collaboratori di giustizia hanno raccontato come l’appartenenza alla cosca venga insegnata ai bambini fin dalla più tenera età, trasformando il vincolo familiare in uno strumento di perpetuazione dell’organizzazione criminale.

Intervenire sui minori significa spezzare questo meccanismo. Significa consentire a un ragazzo di scegliere la scuola invece dell’affiliazione, il lavoro invece dell’illegalità, la libertà invece dell’obbedienza al clan.

Per questo motivo numerosi magistrati antimafia considerano il progetto “Liberi di scegliere” uno degli strumenti più innovativi nella lotta alla criminalità organizzata.

Le dichiarazioni di Carolina Varchi

Soddisfazione è stata espressa dalla deputata Carolina Varchi, segretario di Presidenza della Camera e relatrice del provvedimento.

Secondo Varchi, tutti i ragazzi e le madri che decideranno di uscire dalla famiglia mafiosa avranno finalmente la possibilità concreta di cambiare vita grazie agli stessi strumenti di protezione riconosciuti ai testimoni di giustizia, comprendenti assistenza economica, sociale, lavorativa e, nei casi più delicati, anche una nuova identità.

La parlamentare ha inoltre sottolineato come si tratti di una proposta bipartisan nata dal lavoro della Commissione parlamentare Antimafia e condivisa da tutte le forze politiche.

Il messaggio politico

Anche il coordinamento siciliano di Fratelli d’Italia ha definito il provvedimento un passaggio importante nella strategia di contrasto alla criminalità organizzata.

Secondo gli esponenti del partito, offrire ai giovani un’alternativa concreta significa rafforzare la presenza dello Stato proprio nei territori dove il consenso mafioso continua a trovare terreno fertile.

L’investimento sull’istruzione, sull’inclusione sociale e sul lavoro viene indicato come uno degli strumenti più efficaci per indebolire il potere delle organizzazioni criminali.

Una sfida culturale prima ancora che giudiziaria

La legge “Liberi di scegliere” rappresenta un cambio di prospettiva. Lo Stato continua naturalmente a perseguire i mafiosi con gli strumenti repressivi tradizionali. Ma, accanto alla risposta penale, sceglie di investire anche sulla prevenzione, cercando di sottrarre nuove generazioni all’influenza delle cosche.

Perché ogni ragazzo che decide di non seguire la strada del proprio padre mafioso rappresenta una doppia vittoria: una persona salvata e un’organizzazione criminale privata del proprio futuro.

Se il Senato confermerà il testo approvato dalla Camera, questo principio diventerà presto parte integrante dell’ordinamento italiano, trasformando un’esperienza nata nei tribunali in una politica pubblica stabile e destinata a incidere nel lungo periodo sul contrasto alle mafie.

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