Dal bitcoin alle chat criptate, dall’onore ai colletti bianchi: il procuratore Maurizio De Lucia e il giornalista Salvo Palazzolo raccontano come è cambiata la mafia. Meno stragi, più affari. Meno lupara, più tecnologia. Ma il potere resta lo stesso.
Se qualcuno immagina ancora la mafia come quella dei kalashnikov, delle coppole e delle stragi, rischia di osservare il presente con gli occhi del passato. Cosa nostra non ha abbandonato i propri obiettivi: ha semplicemente aggiornato i propri strumenti.
È questa la tesi centrale de “La mafia che cambia. Dalle stragi ai bitcoin, Cosa nostra oggi”, il nuovo libro firmato dal procuratore della Repubblica di Palermo Maurizio De Lucia e dal giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo, pubblicato da Bur Rizzoli. Non un semplice saggio, ma una sorta di vocabolario della mafia del XXI secolo, costruito attraverso ventisei parole, dalla A alla Z, ciascuna ricavata dalle più recenti indagini giudiziarie e dalle intercettazioni dei boss.
Dal tritolo alle criptovalute
La lettera che probabilmente colpisce più di ogni altra è la B di Bitcoin. I mafiosi parlano ormai di criptovalute con sorprendente naturalezza. Non si tratta di curiosità tecnologica, ma di una nuova frontiera del riciclaggio e degli investimenti illeciti. Le conversazioni intercettate raccontano di boss che discutono di quotazioni e suggeriscono di vendere una parte degli investimenti quando il valore sale, proprio come farebbe un operatore finanziario. La mafia, insomma, studia il mercato.
Le chat che nessuno riesce ancora a leggere
Accanto ai bitcoin arriva la C di Chat. Le organizzazioni criminali utilizzano piattaforme di comunicazione sempre più sofisticate. Alcune, come la misteriosa No.1BC, non sono ancora state violate dagli investigatori. Un dettaglio che fotografa bene la sfida tecnologica tra Stato e criminalità organizzata. Non più pizzini nascosti sotto una pietra, ma comunicazioni cifrate che attraversano il mondo in pochi secondi.
La cocaina è il nuovo petrolio
La D di Droga racconta invece il cuore economico della mafia contemporanea. Le intercettazioni riportano persino il progetto di far arrivare sulle coste siciliane un veliero carico di cocaina proveniente dal Sud America. Il narcotraffico continua a rappresentare la principale fonte di ricchezza di Cosa nostra, alimentando una rete internazionale di rapporti che va ben oltre i confini della Sicilia.
La mafia “buona” non è mai esistita
Fra i passaggi più significativi emerge la demolizione di uno dei luoghi comuni più pericolosi. Da anni qualcuno sostiene che, finita la stagione delle stragi, esista una mafia meno violenta e quasi “imprenditoriale”. Gli autori dimostrano il contrario. Le estorsioni continuano, le intimidazioni aumentano, il controllo del territorio rimane capillare. È cambiata soltanto la strategia: oggi il clamore viene evitato perché gli affari prosperano meglio nel silenzio.

L’onore secondo i boss
Fa riflettere la O di Onore. Il boss Francesco Bonura arrivò perfino a dichiararsi offeso dalle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva definito i mafiosi “gente senza onore”. Per i capimafia il concetto di onore continua infatti a rappresentare un elemento identitario, sebbene venga continuamente smentito dai fatti. Dietro quella parola si nascondono estorsioni, traffici internazionali di droga, violenze e omicidi.
I colletti bianchi cercano la mafia
Un’altra pagina particolarmente significativa è dedicata ai notabili. Professionisti, imprenditori, funzionari pubblici e politici che, secondo le più recenti inchieste, finiscono spesso per cercare il sostegno dei mafiosi. È uno dei cambiamenti più profondi descritti nel libro. La mafia non offre soltanto intimidazione, ma servizi, relazioni, mediazioni e capacità di risolvere problemi. Una forma di potere che continua ad attrarre chi cerca scorciatoie.
Messina Denaro, tanti interrogativi ancora aperti
L’arresto del superlatitante ha rappresentato una svolta storica. Ma gli autori ricordano come restino ancora senza risposta numerose domande: chi lo ha protetto per trent’anni; quali patrimoni restano nascosti; quali reti di favore ne hanno garantito la lunga fuga; quali segreti sono rimasti sepolti con lui.
Una vicenda giudiziaria tutt’altro che conclusa.
L’antimafia deve cambiare linguaggio
È probabilmente questa la riflessione più importante dell’intero volume. Dopo aver raccontato il nuovo alfabeto della mafia, De Lucia e Palazzolo invitano a costruire un nuovo linguaggio dell’antimafia. Per contrastare Cosa nostra non basta più conoscere le dinamiche delle cosche. Occorre comprendere i flussi finanziari, le criptovalute, i sistemi di comunicazione digitale, le società di copertura, i prestanome e le nuove forme di infiltrazione nell’economia. La mafia cambia perché cambia la società. L’antimafia, per restare efficace, non può permettersi di restare ferma.
L’ALFABETO DELLA NUOVA MAFIA
A Antimafia • B Bitcoin • C Chat • D Droga • E Etica • F Fede • G Giudici • H Holding • I Intimidazioni • L Latitanza • M Media • N Notabili • O Onore • P Pentiti • Q Quadro • R Rito • S Stragi • T Truffa • U Usa • V Verità • W Welfare • Z Zona franca.
L’EDITORIALE
La forza di questo libro non risiede nella rivelazione di un nuovo mistero o nell’anticipazione di un’indagine. Sta piuttosto nella capacità di raccontare come Cosa nostra abbia saputo adattarsi ai cambiamenti della società senza rinunciare alla propria natura. La mafia non è scomparsa. Ha cambiato lessico, strumenti e strategie. Comprendere questo nuovo alfabeto significa imparare a riconoscere un nemico che oggi indossa più spesso una giacca elegante che una coppola. Ed è proprio questa normalità apparente a renderlo ancora più pericoloso.




