La scuola serve ancora?
La lezione di Morin e la domanda di Augias riaprono il dibattito mentre Dirigenti, Docenti e Studenti affrontano i mesi più duri dell’anno scolastico. La vera riforma è difenderne il baricentro ontologico
Rivedere la trasmissione di Corrado Augias, La torre di Babele, di qualche giorno fa: “la scuola serve ancora? offre l’opportunità di riflettere, ancora una volta, su quella che senza alcun dubbio è una delle colonne portanti delle società civili di ogni Stato: La Scuola.
La Scuola che conserva e preserva, a dispetto anche, degli attuali maldestri tentativi istituzionali di riformarla, il suo baricentro ontologico continuando ad essere il luogo dove si impara a comprendere la realtà, a farsi comprendere e a connettere i vari saperi.
La scuola è il luogo dove si impara la complessità del mondo, che, come afferma il filosofo e sociologo Edgar Morin, appena scomparso, “fornisce gli strumenti per comprendere se stessi, gli altri e il proprio ruolo nella natura e nella società”.
La scuola insegna a riconoscere quello che ti fa stare meglio e ad avere un approccio critico alla realtà.
È il luogo dove la disuguaglianza culturale, si risolve. È una responsabilità enorme, certo, che la Scuola porta sulle proprie spaĺle da sempre, eppure è l’unica arma che la società possiede contro le disuguaglianze che si tramandano da secoli.
Tutto il resto viene dopo. Se togli valore al sapere, togli gli strumenti per leggere il mondo, per distinguere l’aletheia dalla doxa.
La scuola, inoltre, è fonte di sapere per saper fare. Aiuta ad Imparare un metodo per decifrare la realtà, sempre più complessa che, oggi come mai nell’era dell’intelligenza artificiale, diventa una competenza indispensabile e fondamentale.
La sensazione sgradevole che si percepisce, da un pò di tempo, è quella che la scuola sia stata esautorata dal suo ruolo, in quanto non si dà più il valore che possiede alla cultura. È questo uno dei vulnus più importanti della società contemporanea.
Augias chiede ‘ la scuola serve ancora?’. La risposta non è nei decreti. È nel faro che ogni insegnante accende nonostante tutto. Perché se spegniamo la scuola, spegniamo l’aletheia. E senza verità non c’è società civile.”
Augias con “la Torre di Babele” ci ricorda che senza un linguaggio comune, senza chi ci insegni a decifrare la complessità, finiamo tutti a parlare lingue diverse e a non capirci più.
L’immagine di apertura è un fotomantaggio realizzato con AI




