Per qualche ora, Favara ha trattenuto il respiro. Poi, la speranza si è sciolta nel silenzio. «C’è Marianna Bello, parla con un uomo e sta bene». È bastata una frase, una manciata di parole pronunciate al telefono, per accendere per qualche ora una speranza che tutta Favara custodiva nel cuore da giorni. Una telefonata arrivata al numero unico d’emergenza, apparentemente come tante, ma capace di scuotere un’intera comunità ancora sconvolta dal nubifragio che, quattro giorni fa, ha travolto e fatto perdere le tracce di Marianna Bello, 38 anni, madre di tre figli.
Quella voce apparteneva a una donna. Una segnalazione precisa, quasi rassicurante. Ma presto si è rivelata per ciò che era: una fake news, un falso allarme che ha illuso molti e ferito ancora di più chi, in quelle ore, viveva nella speranza di un miracolo.
La donna che ha effettuato la chiamata è stata identificata e convocata in questura. Gli agenti, coordinati dal funzionario di turno per l’ordine pubblico, hanno rapidamente verificato la falsità della notizia. Ora si attende la formalizzazione della denuncia per procurato allarme.
«Altro non è stato che un procurato allarme», ha dichiarato con fermezza il questore di Agrigento, Tommaso Palumbo, presente in piazza della Libertà, a Favara, proprio dove si era diffusa la voce – infondata – del ritrovamento di Marianna in vita.
Nel frattempo, le ricerche proseguono senza sosta. Nelle scorse ore sono stati rinvenuti la borsetta e il cellulare della donna, trascinati via dalla furia dell’acqua. Ma di Marianna, ancora, nessuna traccia.
E mentre le squadre di soccorso continuano a lavorare sul campo, la vicenda della falsa segnalazione invita a una riflessione profonda.
In un tempo in cui le notizie corrono più veloci dei fatti, e i social amplificano ogni voce senza filtri, una semplice telefonata può generare un’ondata di emozioni, illusioni e dolore. È il prezzo, alto, della superficialità e della disinformazione.
Favara, oggi, si stringe attorno alla famiglia di Marianna, ancora sospesa tra angoscia e speranza. Ma insieme alla solidarietà, qualcuno dovrà forse imparare anche un’altra lezione: le parole hanno un peso, e quando diventano false notizie, non feriscono solo la verità, ma anche le persone.




