Sta nascendo a Birgi, vicino a Trapani, l’unica scuola di addestramento per piloti di caccia F-35 fuori dagli Stati Uniti. La struttura militare, che prevede anche l’ampliamento della pista utilizzata sia dagli aerei di linea che dai velivoli militari, si affiancherà a un progetto Nato in Sardegna e sarà impiegata principalmente per l’addestramento tattico con simulatori e attività da remoto.
Tuttavia, questo progetto rischia di compromettere la piena operatività civile dell’aeroporto di Trapani-Birgi, mettendo a serio rischio il turismo e l’economia locale. Birgi infatti rappresenta il cuore economico e turistico della provincia di Trapani, un volano essenziale per l’apertura del territorio al mondo. La storia recente offre un chiaro monito: nel 2011, durante le operazioni militari in Libia, lo scalo fu chiuso ai voli civili, causando blocchi turistici, penalizzazioni per famiglie e imprese e un forte danno all’economia locale.
La deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi ha espresso forte preoccupazione per la possibile militarizzazione dell’aeroporto: «Mettere a rischio la vocazione civile e turistica di Birgi per inseguire progetti militari significa tradire la nostra storia e condannare la Sicilia a marginalità e dipendenza. È necessario uno studio attento che salvaguardi l’operatività civile e l’economia della provincia.»
Oltre al rischio economico, cresce anche il timore che la base militare diventi un potenziale bersaglio, aumentando così la vulnerabilità del territorio. Le proteste si stanno diffondendo: domani è prevista una manifestazione online dei cittadini contrari, che potrebbe sfociare in iniziative di piazza qualora la situazione non si risolva.
Il governo ricorda che Birgi è già una base militare storica, sede dal 1984 del 37° stormo caccia dell’Aeronautica Militare Italiana, ma per la comunità locale e la classe politica alternativa questo non giustifica un’ulteriore espansione militare che rischia di sacrificare lo sviluppo civile e turistico di tutta la provincia.




