Con una decisione definita «profonda e sofferta», Letterio “Lillo” Pistone ha rassegnato le dimissioni irrevocabili dalla carica di sindaco di Spadafora, ponendo fine al proprio mandato dopo settimane segnate dalla sospensione prefettizia conseguente all’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina che lo vede coinvolto.
La comunicazione ufficiale è stata trasmessa nella mattinata di domenica 2 agosto attraverso una nota inviata via Pec, nella quale l’ex primo cittadino spiega di avere assunto la decisione esclusivamente nell’interesse della comunità spadaforese e della continuità amministrativa dell’ente.
«Prima le istituzioni»
Nel documento, Pistone chiarisce di aver scelto di fare un passo indietro per evitare che la vicenda giudiziaria possa continuare a gravare sull’attività del Comune.
«Ho ritenuto doveroso anteporre la serenità della vita istituzionale, il regolare funzionamento dell’ente e la tutela della sua immagine ad ogni considerazione di carattere personale», scrive l’ex sindaco, sottolineando come le dimissioni rappresentino un atto di responsabilità nei confronti della cittadinanza e della squadra amministrativa.
Un passaggio significativo, perché arriva dopo oltre un mese di gestione commissariale conseguente alla sospensione prevista dalla normativa nazionale per gli amministratori raggiunti da determinate misure cautelari.
L’inchiesta della DDA
La vicenda che ha travolto il Comune di Spadafora risale allo scorso 23 giugno, quando i Carabinieri della Compagnia di Milazzo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Pistone e di due fratelli ritenuti dagli investigatori contigui alla famiglia mafiosa dei cosiddetti “Barcellonesi”.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, riguarda le elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024.
Secondo l’impostazione accusatoria, ancora tutta da verificare nelle competenti sedi giudiziarie, il sindaco avrebbe beneficiato di un sostegno elettorale riconducibile ai due indagati, ipotesi che ha portato alla contestazione del reato di scambio elettorale politico-mafioso. Agli atti figurava inizialmente anche un’accusa di corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso.
Contestualmente agli arresti domiciliari, la Prefettura di Messina dispose la sospensione automatica dalla carica ai sensi dell’articolo 11 del decreto legislativo 235 del 2012, precisando espressamente il permanere della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.
I successivi sviluppi giudiziari
Nelle settimane successive Pistone è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari respingendo integralmente le accuse.
L’ex sindaco ha negato qualsiasi accordo elettorale illecito e qualsiasi favore amministrativo nei confronti dei soggetti coinvolti nell’indagine, ribadendo la correttezza del proprio operato.
Successivamente il Tribunale del Riesame ha confermato gli arresti domiciliari per l’ipotesi di scambio elettorale politico-mafioso, annullando invece il capo relativo alla corruzione, con un accoglimento solo parziale del ricorso presentato dalla difesa.
«Nessuna ammissione di responsabilità»
Nella lettera di dimissioni Pistone tiene però a precisare un aspetto fondamentale: il suo passo indietro non rappresenta in alcun modo un riconoscimento delle contestazioni mosse dalla Procura.
L’ex primo cittadino ribadisce infatti di nutrire piena fiducia nell’operato della magistratura e conferma la volontà di difendere la propria posizione «in ogni sede competente», rivendicando il diritto a vedere accertata la propria estraneità ai fatti contestati.
Una precisazione che richiama il principio costituzionale della presunzione di innocenza, destinato a rimanere valido fino all’eventuale definizione del procedimento con sentenza irrevocabile.
Il ringraziamento alla città
L’ultima parte della comunicazione assume invece i toni del saluto istituzionale. Pistone rivolge un ringraziamento ai cittadini di Spadafora per la fiducia accordatagli durante il mandato amministrativo, estendendo il proprio riconoscimento alla Giunta, al Consiglio comunale, al vicesindaco, al segretario comunale e a tutti i dipendenti dell’ente.
L’auspicio finale è che il Comune possa proseguire il proprio percorso amministrativo in un clima di serenità, lasciandosi alle spalle una delle fasi più delicate della propria storia recente.
Con le dimissioni irrevocabili si chiude così la parabola amministrativa di Lillo Pistone alla guida di Spadafora. Sul piano politico si apre adesso una nuova fase per il Comune tirrenico, mentre sul fronte giudiziario sarà l’iter processuale a stabilire l’effettiva fondatezza delle accuse formulate dalla Direzione distrettuale antimafia nei confronti dell’ex sindaco.




