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Liste d’attesa, arriva la corsia veloce per gli urgenti

La nuova direttiva dell’Assessorato regionale alla Salute rende finalmente operativa una regola già prevista: priorità obbligatoria per le prestazioni con urgenza indicata dal medico. In coda restano 210 mila appuntamenti

La Regione imbocca la strada della stretta sulle liste d’attesa. Con una direttiva appena varata, l’Assessorato alla Salute impone alle aziende sanitarie e ospedaliere di istituire “corsie preferenziali” per le prestazioni diagnostiche e specialistiche prescritte con urgenza dal medico di famiglia o dal pediatra. L’obiettivo dichiarato è duplice: fermare l’ingorgo delle agende e garantire tempi certi a chi ha un sospetto clinico da chiarire in fretta, mentre in coda restano ancora circa 210 mila prestazioni.

Cosa cambia davvero

Finora, anche ricette con urgenza esplicita finivano nella stessa lista d’attesa delle prestazioni “programmate”. La direttiva ribalta la prassi e impone ai direttori generali di:

  • Separare i percorsi: agenda dedicata (o sportello CUP dedicato) per le impegnative con priorità clinica.
  • Rispettare i tempi massimi indicati dal medico in ricetta: di norma 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli esami strumentali in classe D (differibile), con finestre più strette per le urgenze (U entro 72 ore; B entro 10 giorni).
  • Monitorare e rendicontare: obbligo di verifica periodica delle agende e di riprogrammazione dove si registrano sforamenti.

In altre parole, l’urgenza non è più una semplice nota sulla ricetta: diventa una corsia prioritaria da attivare e difendere.

Una norma c’era già (ma disattesa)

La novità non è nella legge, bensì nella sua applicazione. La cornice nazionale – tra LEA e piani di governo delle liste d’attesa – assegna da anni una classe di priorità a ogni prestazione (U, B, D, P), da scegliere in base al quesito diagnostico e al sospetto di patologia. La direttiva regionale richiama quella gerarchia e chiede alle strutture di rispettarla, evitando che l’urgenza venga “risucchiata” nel calderone delle agende piene.

Il nodo risorse: un tentativo mancato in finanziaria

Nei mesi scorsi, durante i vertici di maggioranza, si è tentato di destinare fondi ad hoc in finanziaria per abbattere l’arretrato. L’ipotesi non è passata: la maggioranza ha privilegiato altri capitoli nella cosiddetta manovra ter. Risultato: la Regione sceglie la leva organizzativa (percorso prioritario, controllo delle agende) più che quella finanziaria immediata. Resta aperta la domanda su straordinari, ampliamento fasce orarie e ricorso al privato accreditato per smaltire i picchi.

I numeri del problema

  • 210.000: prestazioni ancora in coda.
  • 30/60 giorni: tempi massimi per la classe D (visite/esami) che la direttiva intende far rispettare.
  • 72 ore / 10 giorni: finestre per le classi U e B, le più urgenti.

Come funzionerà (in pratica)

  1. La prescrizione: il medico indica la classe di priorità in base al quesito clinico.
  2. La prenotazione: al CUP, ricette con U/B/D vengono dirottate su agende dedicate.
  3. Il controllo: se la prima data utile supera lo standard, l’azienda deve attivare soluzioni compensative (ampliamento orari, redistribuzione tra sedi, recupero serale/festivo o invio ad altra struttura convenzionata).
  4. La verifica: report periodici sugli sforamenti e sugli esiti delle riprogrammazioni.

Le criticità da tenere d’occhio

  • Capienza reale delle agende: senza ore aggiuntive o riorganizzazioni, il rischio è spostare il collo di bottiglia da una coda all’altra.
  • Equità territoriale: le corsie veloci devono esistere ovunque, non solo nei capoluoghi.
  • Appropriatezza prescrittiva: priorità corrette (né troppo prudenti né sottostimate) per non saturare le urgenze.
  • Trasparenza dei tempi: serve un cruscotto accessibile su tempi medi e sforamenti per struttura e prestazione.

Che cosa devono fare i cittadini

  • Conservare e mostrare l’impegnativa con la priorità indicata (U/B/D/P) al momento della prenotazione.
  • Segnalare sforamenti quando la prima data offerta supera lo standard: la direttiva prevede un canale di gestione e riprotezione.
  • Accettare sedi alternative: se proposto, lo spostamento verso un’altra struttura può essere la via più rapida per rispettare i tempi.

La posta in gioco

Le liste d’attesa non si abbattono con un atto d’imperio, ma questa direttiva è un cambio di passo: rende esigibile – e misurabile – una priorità clinica spesso ignorata. La prova del nove arriverà nei prossimi mesi: se le agende dedicate, il monitoraggio serrato e qualche investimento mirato riusciranno a trasformare l’urgenza prescritta dal medico in tempi reali rispettati. Perché tra una diagnosi in tempo e una rinviata, spesso, c’è più di un calendario di mezzo.

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