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L’Ospedale di Patti in Commissione Salute. Audizione senza esito, divergenze politiche e problemi irrisolti

Nella mattinata odierna, alle ore 11.00, la VI Commissione legislativa permanente Salute, Servizi sociali e sanitari dell’Assemblea regionale siciliana ha convocato una serie di audizioni per approfondire le gravi criticità denunciate dal deputato regionale Ismaele La Vardera. Al centro del dibattito, il caso dell’ospedale “Barone Romeo” di Patti, finito sotto i riflettori dopo un’incursione a sorpresa dello stesso parlamentare all’interno della struttura sanitaria.

L’obiettivo dichiarato della convocazione era quello di fare chiarezza sulle problematiche segnalate e, soprattutto, individuare possibili soluzioni. Tuttavia, al termine dei lavori, la sensazione diffusa è che la Commissione sia servita più a certificare divergenze politiche e responsabilità già note che a produrre risposte concrete per i cittadini.

Subito dopo l’audizione, La Vardera ha affidato ai social il suo racconto dei fatti, parlando apertamente di un clima ostile nei suoi confronti. Secondo quanto riportato dal deputato, invece di un confronto sulle criticità dell’ospedale di Patti, la discussione si sarebbe concentrata sul metodo da lui utilizzato, arrivando persino ad accusarlo di “danneggiare l’immagine della sanità siciliana” con le sue ispezioni.

Un passaggio che ha fatto discutere riguarda l’intervento del presidente della Commissione Sanità, Giuseppe Laccoto, il quale – sempre secondo La Vardera – avrebbe sottolineato come le ispezioni, quando svolte, debbano essere annunciate. Una posizione che ha alimentato lo scontro politico e istituzionale, mettendo in luce due visioni opposte del ruolo di controllo del deputato regionale.

Nel corso della seduta, uno dei pochi elementi realmente chiariti riguarda la situazione del reparto di Ortopedia dell’ospedale “Barone Romeo” di Patti. È emerso, senza particolari sorprese, che il reparto non riesce a garantire un servizio regolare perché su quattro medici in servizio, tre usufruiscono delle agevolazioni previste dalla legge 104 e non possono effettuare turni notturni. Una condizione che rende di fatto impossibile l’apertura continuativa del reparto e l’erogazione di un servizio adeguato all’utenza.

Un dato noto da tempo, che la Commissione ha semplicemente ribadito. È stato inoltre chiarito che tale situazione non è imputabile direttamente al direttore generale dell’Asp di Messina, Giuseppe Cuccì, il quale si trova a gestire una carenza strutturale di personale senza margini immediati di intervento. Ma se non è colpa dei dirigenti, resta inevasa la domanda principale: chi deve rispondere politicamente di un sistema che non riesce a garantire servizi essenziali?

Alle dichiarazioni di La Vardera ha fatto seguito, sempre tramite social, la presa di posizione del presidente della Commissione Sanità, Giuseppe Laccoto. Il presidente ha ribadito il valore dell’attività ispettiva dei deputati regionali, definendola una prerogativa fondamentale dell’Assemblea. Allo stesso tempo, ha richiamato un principio di correttezza e responsabilità istituzionale, sostenendo che le ispezioni in ambito sanitario risultano più efficaci se inserite in un percorso di confronto e coordinamento con le strutture competenti, evitando allarmismi e letture parziali.

Laccoto ha inoltre evidenziato l’avvio di un percorso di riorganizzazione del reparto di Ortopedia dell’ospedale di Patti, parlando di un primo segnale di discontinuità rispetto agli anni di stallo che hanno caratterizzato il passato. Un percorso complesso, ha ammesso, ma che rappresenterebbe un primo passo verso una possibile soluzione.

Resta però il dato politico di fondo: La Vardera e Laccoto viaggiano su direttrici opposte. Il primo rivendica l’ispezione a sorpresa come strumento di trasparenza e di informazione diretta ai cittadini sullo stato reale dei presìdi sanitari. Il secondo privilegia un approccio più istituzionale, basato sul coordinamento preventivo e sul confronto con le strutture sanitarie.

Nel frattempo, al di là delle diverse impostazioni e delle dichiarazioni incrociate, la Commissione Salute non ha prodotto soluzioni immediate. L’audizione si è conclusa ribadendo ciò che già si sapeva: un reparto che non può funzionare, una carenza di personale che blocca i servizi e una sanità territoriale che continua a mostrare tutte le sue fragilità.

Due visioni politiche contrapposte, un problema strutturale irrisolto e cittadini che continuano ad attendere risposte. Qualcosa, evidentemente, non va.

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