Si chiude con 50 condanne definitive il maxiprocesso scaturito dall’operazione “Nebrodi”, la vasta inchiesta antimafia del 15 gennaio 2020 che ha smascherato il sistema criminale costruito attorno ai Fondi Europei per l’Agricoltura, diventati negli anni terreno di controllo da parte dei clan di Tortorici. La Corte di Cassazione, nella tarda serata di ieri, ha confermato l’impianto accusatorio della Procura e della Corte d’appello di Messina, rendendo irrevocabili le pene più significative.
L’operazione del 2020: la svolta contro la mafia dei pascoli
L’operazione scattò all’alba del 15 gennaio 2020: oltre mille uomini della Guardia di Finanza di Messina e del ROS dei Carabinieri eseguirono decine di misure cautelari, arrestando esponenti di rilievo delle storiche famiglie mafiose dei Nebrodi. L’indagine aveva ricostruito un collaudato sistema di truffe all’Agea, reso possibile dalla fitta rete di intimidazioni e omertà che aveva per anni condizionato intere comunità rurali.
Tra i passaggi cruciali dell’azione di contrasto, un ruolo determinante venne svolto dal “Protocollo Antoci”, ideato dall’allora presidente del Parco dei Nebrodi, oggi europarlamentare M5S, Giuseppe Antoci, poi adottato come modello nazionale per prevenire le infiltrazioni mafiose nell’erogazione dei fondi agricoli.
L’inchiesta, coordinata dalla DDA di Messina, prima sotto la guida del procuratore Maurizio De Lucia e oggi diretta da Antonio D’Amato, ha consentito di aprire un varco in un sistema di potere che aveva soggiogato un territorio per decenni.
La decisione della Cassazione
La V sezione penale della Cassazione ha confermato in larga parte la sentenza della Corte d’appello di Messina del settembre 2024, che aveva disposto 65 condanne, 19 assoluzioni e 6 prescrizioni. Ora restano definitive 50 condanne, che riguardano gli imputati ritenuti più legati al clan Bontempo Scavo.
La Corte ha inoltre disposto alcune assoluzioni parziali, dichiarato ulteriori prescrizioni per singoli episodi di truffa e ordinato un nuovo processo d’appello per un numero ristretto di posizioni.
Nessuna mafiosità per le “nuove famiglie”
Tra i punti più delicati, la Cassazione ha confermato quanto stabilito nei primi due gradi di giudizio:
non è stato riconosciuto il reato di associazione mafiosa per le cosiddette “nuove famiglie” di Tortorici, nonostante la richiesta della Procura di reintegrare tale qualificazione giuridica.
Le condanne confermate
Restano definitive le pene inflitte in appello, tra cui: 20 anni e 6 mesi a Sebastiano Bontempo (classe ’72); 20 anni ad Aurelio Salvatore Faranda; 19 anni e mezzo a Vincenzo Galati Giordano (classe ’69); 17 anni e mezzo a Sebastiano Conti Mica; 14 anni e mezzo a Giuseppe Costanzo Zammataro (classe ’82); 13 anni e 8 mesi a Domenico Coci; 11 anni e 8 mesi a Calogero Barbagiovanni; 10 anni a Salvatore Bontempo
Elenco completo delle condanne
8 anni a Pasqualino Agostino Ninone; 3 anni a Giuseppe Armeli; 2 anni a Giuseppe Armeli Moccia; 3 anni e 4 mesi a Rita Armeli Moccia; 1 anno e 3 mesi a Salvatore Armeli Moccia; 2 anni e 8 mesi a Maria Chiara Calabrese e Antonio Caputo; 2 anni e 3 mesi ad Antonino Calì; 1 anno e mezzo a Carolina Coci e Giuseppe Costanzo Zammataro (classe ’50); 1 anno e 8 mesi a Rosaria Coci, Salvatore Antonino Crascì, Barbara Crascì e Denise Conti Mica; 2 anni e 5 mesi a Sebastiano Coci; 1 anno e mezzo a Giusy Conti Pasquarello; 7 anni e mezzo a Francesco Protopapa e Ivan Conti Taguali; 1 anno e 4 mesi a Valentina Costanzo Zammataro; 6 anni e mezzo a Lucio Attilio Rosario Crascì; 4 anni e 3 mesi a Sebastiano Crascì; 9 anni e 4 mesi a Sebastiano Craxì; 1 anno e 8 mesi a Sara Maria Crimi e Salvatore Antonino Crascì; 2 anni e mezzo a Salvatore Dell’Albani; 4 anni a Santo Destro Mignino; 3 anni e mezzo a Sebastiano Destro Mignino e Davide Faranda; 1 anno e 4 mesi a Maurizio Di Stefano e Santo Galati Massaro; 2 anni e 5 mesi ad Antonino Faranda; 5 anni e mezzo a Emanuele Antonino Faranda; 4 anni e 2 mesi a Gaetano Faranda; 3 anni e 8 mesi a Gianluca Faranda; 7 anni e 2 mesi a Massimo Giuseppe Faranda; 2 anni (pena sospesa) a Giuseppe Ferrera e Valentina Foti; 2 anni e 4 mesi a Vincenzo Galati Giordano (classe ’58); 2 anni e 2 mesi a Daniele Galati Pricchia; 3 anni e 1 mese a Emanuele Galati Sardo; 1 anno e 7 mesi a Pietro Lombardo Facciale; 1 anno e 5 mesi a Francesca Lupica Spagnolo; 1 anno e 10 mesi a Rosaria Maria Lupica Spagnolo; 2 anni a Jessica Mancuso Catarinella; 6 anni e 4 mesi ad Antonino Marino Agostino; 4 anni e 3 mesi a Rosario Marino; 3 anni e 5 mesi a Giuseppe Natoli; 1 anno e mezzo a Elena Pruiti e Angelamaria Reale; 1 anno e 2 mesi a Danilo Rizzo Scaccia; 2 anni a Giuseppina Scinardo; 3 anni e 2 mesi a Giuseppe Scinardo Tenghi; 10 mesi a Angelica Giusy Spasaro; 3 anni e 2 mesi ad Antonia Strangio; 2 anni e 3 mesi a Mirko Talamo; 5 anni e 5 mesi a Giovanni Vecchio.
Confermata anche la sentenza di primo grado per Gino Calcò Labruzzo.
Gli assolti e i prescritti
Assolti definitivamente:
Laura Arcodia, Sebastiano Armeli, Giuseppe Bontempo, Sebastiano Bontempo Scavo, Salvatore Calà Lesina, Giuseppe Carcione, Jessica Coci, Massimo Costantini, Antonina Costanzo Zammataro, Claudia Costanzo Zammataro, Giuseppe Costanzo Zammataro (classe ’85), Marinella Di Marco, Mario Gulino, Alfred Hila, Roberta Linares, Fabio Mancuso Cristoforo, Antonino Paterniti Barbino, Massimo Pirriatore, Carmelino Zingales.
Prescritti:
Alessio Bontempo, Gino Bontempo, Loretta Costanzo Zammataro, Romina Costanzo Zammataro, Katia Crascì, Giuseppe Natale Spasaro.
Confische e risarcimenti
Confermate le confische delle società sequestrate nel corso delle indagini.
Ammesse le richieste di risarcimento delle parti civili: la Regione Siciliana; il Parco dei Nebrodi; il Comune di Tortorici (solo per i condannati per reati di mafia) e dell’Agea, che potrà essere risarcita esclusivamente dagli imputati condannati per mafia e truffa.




