Il Consiglio dei ministri affida l’ente a una commissione straordinaria per diciotto mesi. È il secondo scioglimento ai sensi dell’articolo 143 del Tuel in poco più di dieci anni. Sullo sfondo l’indagine della Dda sul movimento terra, l’ex boss Carmelo Bisognano e le accuse rivolte al sindaco Carmelo Pietrafitta e al suo esperto tecnico, che hanno respinto ogni contestazione
Mazzarrà Sant’Andrea torna sotto la gestione dello Stato. Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale del piccolo centro della provincia di Messina, disponendo l’affidamento dell’amministrazione a una commissione straordinaria per la durata di diciotto mesi.
Il provvedimento è stato adottato, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali: la norma che consente lo scioglimento degli organi elettivi quando emergono elementi concreti, univoci e rilevanti su collegamenti, pressioni o condizionamenti della criminalità organizzata capaci di alterare la libera determinazione degli amministratori e il regolare funzionamento dei servizi pubblici.
Con la decisione del Governo decadono il sindaco Carmelo Pietrafitta, la giunta e il consiglio comunale. Alla commissione straordinaria spetterà il compito di garantire la continuità amministrativa e, soprattutto, di intervenire sui settori e sulle procedure che saranno indicati nella relazione alla base dello scioglimento.
La relazione integrale del ministero dell’Interno e il decreto del presidente della Repubblica consentiranno di conoscere nel dettaglio gli episodi, gli atti amministrativi e i collegamenti valutati dal Governo. Ma il quadro nel quale il provvedimento è maturato è già ampio e complesso: comprende l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina sul settore del movimento terra, le verifiche effettuate all’interno degli uffici comunali e le accuse formulate da uno degli imprenditori coinvolti nei confronti del sindaco e del suo esperto tecnico.
Il secondo scioglimento in undici anni
Per Mazzarrà Sant’Andrea non si tratta della prima volta. Il 13 ottobre 2015 il presidente della Repubblica aveva già nominato una commissione straordinaria per la gestione del Comune, sempre in applicazione dell’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000. Il decreto venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 3 novembre 2015.
Quel provvedimento arrivò al termine di una stagione segnata dalle verifiche sulle possibili interferenze della criminalità organizzata e dalle vicende legate alla discarica di contrada Zuppà, uno degli impianti per rifiuti più importanti e discussi della Sicilia.
Il Comune tornò successivamente al voto. Carmelo Pietrafitta venne eletto sindaco nel 2017 e riconfermato nel 2023, quando si presentò come unico candidato e superò il quorum richiesto. La sua amministrazione poteva contare su una maggioranza consiliare priva di una rappresentanza strutturata dell’opposizione.
A distanza di poco più di dieci anni dal primo decreto, il ritorno della commissione straordinaria consegna quindi al paese un dato istituzionale pesantissimo: due scioglimenti per infiltrazioni o condizionamenti mafiosi nell’arco di undici anni.
L’inchiesta sul movimento terra
Il percorso che ha condotto al nuovo scioglimento si inserisce nel solco dell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina.
Nel luglio 2025 l’inchiesta aveva portato all’arresto di tre persone, tra le quali Carmelo Bisognano, già indicato come esponente di vertice del clan dei “Mazzarroti” e successivamente divenuto collaboratore di giustizia.
Secondo l’impostazione accusatoria, che dovrà essere verificata nei successivi passaggi giudiziari, Bisognano avrebbe continuato a esercitare un’influenza nelle attività economiche del territorio, in particolare nel settore del movimento terra e delle manutenzioni connesse ai lavori pubblici. Per gli investigatori, l’ex boss avrebbe operato attraverso Antonino e Davide Giardina, utilizzati come prestanome per beni e società formalmente intestati ai due fratelli. Tra le imprese finite sotto osservazione sono state indicate la A.GI.LA. srl e la Pretoria srl.
L’ipotesi investigativa è che il gruppo fosse riuscito a inserirsi nel mercato locale dei lavori edili e delle commesse pubbliche, contando anche, in alcune circostanze, su rapporti e appoggi all’interno degli uffici tecnici.
È proprio questo il punto che ha trasformato una vicenda criminale e imprenditoriale in una questione direttamente collegata al funzionamento del Comune.
Le dichiarazioni di Antonino Giardina
Una svolta nelle indagini sarebbe arrivata dalle dichiarazioni rese da Antonino Giardina durante l’interrogatorio di garanzia del primo agosto 2025. Giardina, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sul presunto sistema riconducibile a Bisognano, avrebbe accusato direttamente il sindaco Carmelo Pietrafitta e il geometra Giuseppe Di Natale, nominato esperto tecnico di fiducia dell’amministrazione comunale.
Sulla base di quelle dichiarazioni, i sostituti procuratori della Dda di Messina Piero Vinci e Fabrizio Monaco hanno emesso l’8 agosto 2025 un decreto di perquisizione e sequestro. Il provvedimento è stato eseguito dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri nelle abitazioni degli indagati, negli uffici del Comune e in altri locali riconducibili a funzionari dell’ente.
Il sindaco e il tecnico risultano indagati per l’ipotesi di induzione indebita a dare o promettere utilità, con la contestazione dell’aggravante mafiosa. Si tratta di accuse ancora nella fase delle indagini preliminari. Non è intervenuta alcuna sentenza e le contestazioni dovranno essere verificate nel contraddittorio tra accusa e difesa.
Le presunte somme tra 50 e 60 mila euro
Secondo la ricostruzione accusatoria derivata dalle dichiarazioni di Giardina, Pietrafitta avrebbe ricevuto somme di denaro per un importo complessivo compreso tra 50 e 60 mila euro. Il denaro, sempre secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato versato in cambio dell’affidamento diretto o in subappalto di lavori pubblici commissionati dal Comune tra il 2018 e il 2023, durante il primo mandato amministrativo di Pietrafitta.
Le presunte consegne sarebbero avvenute nel garage dell’abitazione del sindaco. Giardina avrebbe inoltre indicato l’esistenza di registrazioni di colloqui conservate nel proprio telefono cellulare, successivamente sequestrato dagli investigatori. Saranno gli accertamenti tecnici e documentali a stabilire il contenuto, l’autenticità e l’effettiva rilevanza di quel materiale.
Il geometra Giuseppe Di Natale, invece, avrebbe tentato, secondo l’accusa, di indurre l’imprenditore a effettuare ulteriori dazioni di denaro come contropartita per nuovi affidamenti. Al rifiuto di Giardina sarebbe seguita una riduzione o un’interruzione delle commesse.
Anche questi elementi rappresentano, allo stato, una ricostruzione investigativa fondata principalmente sulle dichiarazioni di una persona coinvolta nella stessa indagine e bisognosa, pertanto, di riscontri esterni.
Le difese: «Accuse prive di fondamento»
Dopo la diffusione della notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, Carmelo Pietrafitta ha respinto le accuse. Attraverso il proprio legale, il sindaco aveva dichiarato di non avere nulla da temere, di avere la coscienza pulita e di considerare prive di fondamento le ipotesi formulate nei suoi confronti. Aveva inoltre manifestato fiducia nell’operato della magistratura e ribadito la volontà di proseguire l’attività amministrativa.
Anche Giuseppe Di Natale aveva sostenuto la propria totale estraneità, assicurando piena collaborazione agli inquirenti e dichiarandosi certo che il prosieguo delle indagini avrebbe consentito di chiarire la sua posizione.
Le posizioni difensive devono essere considerate parte essenziale della vicenda. Il principio di presunzione di innocenza resta valido fino a un’eventuale sentenza definitiva.
L’accesso ispettivo della Prefettura
Il 20 ottobre 2025 la prefetta di Messina Cosima Di Stani, su delega del ministro dell’Interno, dispose l’accesso presso il Comune per verificare l’esistenza di eventuali tentativi di infiltrazione o condizionamento mafioso.
La commissione d’indagine era composta dal viceprefetto Carmelo Musolino, dal tenente colonnello Vincenzo Letizia, capo sezione della Direzione investigativa antimafia di Messina, e da Maria Cacciola, funzionaria economico-finanziaria dell’Ufficio territoriale del Governo.
Il gruppo ispettivo ha acquisito e analizzato atti, affidamenti, determine, procedure, rapporti tra amministratori, funzionari e imprese, oltre agli elementi provenienti dagli organi investigativi.
Il lavoro di una commissione d’accesso non coincide con quello della Procura. Gli ispettori non devono stabilire responsabilità penali individuali, ma valutare se l’azione dell’ente sia stata esposta a interferenze tali da compromettere l’imparzialità, il buon andamento e la libera determinazione degli organi amministrativi.
Terminati gli accertamenti, la commissione ha consegnato la propria relazione alla prefetta, che ha trasmesso le conclusioni al ministero dell’Interno. Da quel procedimento è scaturita la proposta sottoposta al Consiglio dei ministri.
Scioglimento e processo penale: due piani distinti
Lo scioglimento di un Comune ai sensi dell’articolo 143 non costituisce una condanna penale nei confronti del sindaco, degli assessori, dei consiglieri o dei funzionari. È una misura amministrativa di carattere preventivo, finalizzata a tutelare l’ente locale quando il quadro complessivo rivela un’alterazione o un pericolo concreto di alterazione del suo funzionamento.
Per adottarla non è necessario attendere una sentenza definitiva né dimostrare la commissione di uno specifico reato da parte di ogni amministratore. È sufficiente che emergano elementi concreti, univoci e rilevanti dai quali risulti che collegamenti o forme di condizionamento della criminalità organizzata abbiano compromesso, o siano stati in grado di compromettere, la regolarità dell’amministrazione.
Il procedimento penale, invece, ha regole e finalità differenti. La Procura dovrà dimostrare le singole responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio, mentre gli indagati potranno esercitare pienamente il diritto di difesa.
Per questa ragione il nuovo scioglimento non può essere letto automaticamente come una certificazione giudiziaria delle accuse rivolte a Pietrafitta e Di Natale. È, però, una valutazione istituzionale estremamente grave sul contesto amministrativo nel quale quelle vicende sarebbero maturate.
L’ombra lunga della discarica
Nella storia recente di Mazzarrà Sant’Andrea la questione amministrativa si intreccia inevitabilmente con quella della discarica di contrada Zuppà e della società Tirreno Ambiente. Per anni l’impianto ha rappresentato uno dei principali poli di conferimento dei rifiuti siciliani, generando un enorme movimento economico e una rete di interessi imprenditoriali, politici e istituzionali.
La discarica venne sequestrata nel 2014 dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto. Attorno alla gestione dell’impianto si sono sviluppati procedimenti giudiziari, accertamenti ambientali, contenziosi e inchieste sulle relazioni tra società private, amministratori e soggetti riconducibili alla criminalità organizzata.
Fu proprio quel sistema di interessi uno degli elementi centrali del percorso che condusse allo scioglimento del 2015. La Gazzetta Ufficiale certifica che il 13 ottobre di quell’anno venne nominata la commissione straordinaria prevista dall’articolo 143.
La nuova decisione del Governo non può essere automaticamente ricondotta alle medesime vicende. Tuttavia, il peso storico della discarica continua a segnare il territorio e rende ancora più delicata qualsiasi verifica riguardante lavori pubblici, movimento terra, affidamenti e rapporti tra imprese e uffici comunali.
Il caso Coppolino e le richieste di accesso
Nel dibattito pubblico erano intervenuti anche l’avvocato Ugo Colonna e l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra, nell’ambito delle iniziative difensive legate alla vicenda dell’imprenditore Aurelio Coppolino.
Durante una conferenza stampa del luglio 2026 era stata sollecitata l’istituzione di commissioni d’accesso nei Comuni di Mazzarrà Sant’Andrea e Falcone, richiamando presunti intrecci tra criminalità, politica e amministrazione e alcune dichiarazioni provenienti da collaboratori di giustizia.
È necessario, però, precisare che l’accesso a Mazzarrà Sant’Andrea era stato formalmente disposto già il 20 ottobre 2025, molti mesi prima di quella conferenza stampa. La richiesta pubblica di Colonna e Morra non può quindi essere considerata l’atto dal quale ha avuto origine la commissione prefettizia.
Il caso Coppolino rientra piuttosto nel più ampio clima di accuse, denunce e contrapposizioni che ha riportato l’attenzione sui rapporti di potere esistenti nell’area barcellonese e nei Comuni vicini.
Le dimissioni dalla Città metropolitana e l’uscita da Forza Italia
Pietrafitta, eletto anche nel Consiglio metropolitano di Messina nelle consultazioni di secondo livello del 2025, aveva ottenuto oltre settemila voti ponderati. Il 3 luglio 2026 si era dimesso dalla carica di consigliere metropolitano e aveva contestualmente lasciato Forza Italia.
Quei passaggi politici avevano preceduto di circa un mese il provvedimento di scioglimento del Comune. Non è possibile stabilire, in assenza di dichiarazioni o atti ufficiali, un collegamento diretto tra le dimissioni e la procedura avviata dal ministero dell’Interno.
Resta tuttavia il dato politico: nel giro di poche settimane Pietrafitta ha lasciato il Consiglio metropolitano, abbandonato il partito e perso, per effetto della decisione governativa, la guida del Comune.
Cosa accade adesso
La commissione straordinaria nominata dallo Stato resterà in carica per diciotto mesi. La durata potrà essere prorogata, nei casi previsti dalla legge, fino a un massimo complessivo di ventiquattro mesi.
I commissari eserciteranno i poteri del sindaco, della giunta e del consiglio comunale. Dovranno approvare gli atti finanziari, garantire i servizi essenziali, verificare gli affidamenti e riorganizzare gli uffici nei settori ritenuti maggiormente esposti.
Particolare attenzione potrebbe essere riservata all’Ufficio tecnico, ai lavori pubblici, ai rapporti con le imprese, alle procedure negoziate, ai subappalti e agli incarichi esterni. Si tratta, tuttavia, di una previsione che dovrà essere verificata alla luce della relazione ministeriale e degli atti che accompagneranno il decreto definitivo.
Nella stessa seduta il Consiglio dei ministri ha prorogato per altri sei mesi lo scioglimento dei consigli comunali di Casabona, in provincia di Crotone, e Badolato, in provincia di Catanzaro.
Un paese nuovamente davanti alla prova della legalità
Mazzarrà Sant’Andrea è un Comune di poco più di 1.400 abitanti. Una comunità piccola, nella quale le relazioni personali, politiche, amministrative ed economiche sono inevitabilmente molto strette.
Proprio per questo, un secondo scioglimento in poco più di un decennio non può essere considerato un semplice cambio di amministrazione.
È la certificazione di una fragilità istituzionale che resiste nel tempo e che lo Stato ritiene non sia stata completamente superata dopo il commissariamento del 2015.
Le responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie. Il sindaco e il tecnico indagati hanno respinto le accuse e devono essere considerati innocenti fino a sentenza definitiva.
Sul piano amministrativo, però, la valutazione del Governo è già arrivata ed è netta: gli organi elettivi non sono più ritenuti nelle condizioni di proseguire la gestione del Comune.
Da oggi la questione non riguarda soltanto Carmelo Pietrafitta, Giuseppe Di Natale, gli imprenditori Giardina o Carmelo Bisognano. Riguarda la capacità dello Stato di bonificare davvero gli apparati amministrativi, ma anche la possibilità per una comunità intera di liberarsi dal sospetto permanente che ogni appalto, ogni affidamento e ogni decisione pubblica possano essere condizionati da interessi estranei al bene comune.
La commissione straordinaria avrà diciotto mesi per intervenire sugli atti e sugli uffici. Alla magistratura toccherà stabilire se le accuse abbiano fondamento penale.
A Mazzarrà Sant’Andrea, invece, spetterà il compito più difficile: ricostruire la fiducia nelle istituzioni dopo che, per la seconda volta in undici anni, lo Stato ha deciso di spegnere anticipatamente la democrazia elettiva per proteggerla dalle ombre della mafia.




