Con lo slogan “Vogliamo l’acqua, non la guerra”, l’Assemblea “No Ponte” ha convocato un corteo cittadino che partirà da Piazza Cairoli alle ore 18 di oggi, sabato 9 agosto, in risposta all’approvazione da parte del Cipess del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto
Il percorso si è snodato simbolicamente attraverso il centro — da piazza Cairoli verso via Tommaso Cannizzaro, via Centonze, via Geraci, via Cesare Battisti, via Primo Settembre — fino al punto di arrivo in piazza Duomo. I manifestanti, criticando il nuovo impulso dato all’opera infrastrutturale, hanno messo al centro della mobilitazione alcune questioni fondamentali:
Critica all’opera come priorità sbagliata: secondo gli organizzatori, i circa 13–14 miliardi di euro previsti per il ponte dovrebbero essere destinati a ospedali, scuole, acquedotti, manutenzione e trasporti locali
Emergenza idrica: in una Sicilia dove la crisi d’acqua è strutturale, il ponte verrebbe a rubare quotidianamente fino al 20% del fabbisogno idrico messinese, aggravando un’emergenza già drammatica
Critiche sull’impatto militare e strategico: per gli attivisti il ponte non è solo un’infrastruttura civile, ma una struttura con potenziali usi strategici, con forti implicazioni militari e la possibilità di eludere vincoli normativi
Il via libera del Cipess
Il 6 agosto 2025, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) ha dato il via libera al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, con un costo complessivo stimato di 13,5 miliardi e copertura finanziaria garantita. Il governo, attraverso le dichiarazioni di Matteo Salvini e della premier Giorgia Meloni, ha definito l’opera un “acceleratore di sviluppo” e una conquista progettuale all’avanguardia, destinata a trasformare i collegamenti tra Sicilia e Calabria
Una mobilitazione che guarda avanti
Il corteo di stasera si colloca in un filone di mobilitazioni storiche contro il ponte, continuando una battaglia lunga decenni incentrata su trasparenza, tutela ambientale e sviluppo partecipato. Il movimento No Ponte chiede un’alternativa concreta, orientata dai bisogni reali delle comunità e non da operazioni politiche e infrastrutturali imposte dall’alto.




