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Messina, una campagna elettorale già ad alta tensione: tra attacchi, veleni social e pochi spazi per i contenuti

A Messina la campagna per le amministrative non è ancora arrivata al suo passaggio decisivo, ma il clima è già quello delle grandi occasioni: teso, rumoroso, spesso sopra le righe. Più che il tempo delle proposte, fin qui è sembrato il tempo delle repliche taglienti, degli affondi quotidiani e dei sospetti reciproci. I messinesi torneranno alle urne il 24 e 25 maggio per scegliere sindaco e consiglio comunale, ma il tono della contesa si è già alzato ben oltre la normale dialettica elettorale.

Il primo dato politico è che la corsa si muove dentro un campo molto frammentato e nervoso. Attorno alla ricandidatura di Federico Basile, sostenuto dall’area di Sud chiama Nord e dall’influenza politica di Cateno De Luca, si è costruita una macchina elettorale imponente, con un numero molto elevato di liste e candidati. Proprio questa sproporzione organizzativa è diventata uno dei principali bersagli degli avversari, che parlano apertamente di “liste civetta” e di un meccanismo pensato per allargare consenso e presidio sul territorio più che per rappresentare reali identità politiche.

Sul fronte opposto, Marcello Scurria ha scelto di impostare buona parte della sua offensiva sul tema della correttezza della competizione. Le sue parole sono state tra le più dure di queste settimane: ha parlato di “emergenza democratica”, ha chiesto neutralità assoluta delle istituzioni e ha contestato il confine, a suo giudizio troppo sottile, tra attività amministrativa e iniziativa elettorale. È un attacco politico preciso: non soltanto contro Basile candidato, ma contro un sistema di potere che il centrodestra considera ancora pienamente in funzione dentro il Comune e nelle partecipate.

Dentro questo scontro si è inserita anche la polemica sulle società partecipate e sugli incarichi, altro nervo scoperto della campagna. Non è un dettaglio tecnico: a Messina il tema delle partecipate parla di lavoro, consenso, controllo dei servizi e percezione del potere. Per questo ogni nomina, ogni dimissione e ogni candidatura collegata a quel mondo finisce per trasformarsi immediatamente in argomento da comizio. La contesa, insomma, non riguarda soltanto ciò che si promette per il futuro, ma anche il giudizio su come è stato amministrato il presente.

A rendere ancora più aspro il confronto è arrivato poi il caso della rottamazione-quinquies 2026, cioè la possibilità di alleggerire il peso dei debiti locali su Imu e Tari. Il centrodestra ha accusato l’amministrazione uscente di non avere dato priorità a un provvedimento utile alle famiglie, mentre l’area di Basile ha replicato parlando di ricostruzioni strumentali e disinformazione. Anche qui il merito del provvedimento è quasi passato in secondo piano rispetto alla sua resa simbolica: chi sta davvero dalla parte dei cittadini e chi, invece, usa il tema solo come randello da campagna elettorale.

Il punto più basso, però, è stato toccato quando il confronto politico ha lasciato spazio all’aggressione personale. Le minacce e gli insulti sessisti rivolti sui social ad Antonella Russo hanno mostrato quanto il clima possa degenerare e hanno provocato una reazione trasversale: solidarietà sono arrivate anche dagli avversari Basile e Scurria. È un passaggio che dice molto della fase che vive la città: la campagna cerca visibilità, ma rischia continuamente di scivolare nella delegittimazione personale, soprattutto online, dove il linguaggio politico si fa più tossico e meno controllabile.

Eppure, in mezzo al rumore, qualche segnale diverso resiste. Sono stati organizzati confronti con associazioni, sindacati, terzo settore, categorie produttive e realtà civiche. Non basta ancora per dire che la campagna sia entrata davvero nella stagione dei contenuti, ma indica almeno una domanda di serietà che in città esiste e prova a farsi largo. Il nodo vero è proprio questo: Messina sceglierà il suo prossimo sindaco su una scia di accuse e controaccuse oppure riuscirà, nelle prossime settimane, a spostare il baricentro su visione urbana, servizi, periferie, trasporti, risanamento e sviluppo?

Per ora prevale la prima impressione: una campagna molto muscolare, molto social, spesso più rapida nel colpire che nel convincere. E tuttavia, proprio perché il livello dello scontro è già così alto, da qui a maggio potrebbe accadere il contrario: che siano gli elettori, stanchi del frastuono, a premiare chi saprà abbassare i toni e alzare il livello del confronto. A Messina non manca la politica; quello che ancora manca, almeno finora, è una campagna elettorale capace di far discutere la città più dei candidati.

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