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Minacce a La Vardera e fondi regionali: la Procura di Palermo ottiene la proroga delle indagini su Carlo Auteri

La Procura della Repubblica di Palermo ha ottenuto una proroga di sei mesi delle indagini nei confronti del deputato regionale Carlo Auteri, indagato per il reato di violenza o minaccia a un corpo politico. La richiesta del sostituto procuratore Felice de Benedittis è stata accolta dalla Gip Mirella Di Pietro, che ha ritenuto necessari ulteriori approfondimenti investigativi. La decisione arriva nell’ambito dell’inchiesta scaturita dalla denuncia del deputato regionale Ismaele La Vardera, leader del movimento Controcorrente, e riguarda sia presunte intimidazioni tra parlamentari sia la gestione di fondi pubblici regionali destinati a eventi culturali.

Le accuse: minacce durante l’attività parlamentare

Al centro dell’indagine vi sono alcune frasi ritenute minacciose che Carlo Auteri avrebbe pronunciato nei confronti di La Vardera durante un confronto avvenuto fuori dall’aula dell’Assemblea Regionale Siciliana, nei bagni di Palazzo dei Normanni. Secondo quanto denunciato, Auteri avrebbe usato espressioni come «ti affogo» e «ti piglio e ti butto là sotto», parole che – a giudizio dell’accusa – potrebbero configurare un tentativo di condizionamento dell’attività politica di un altro deputato. La conversazione è stata registrata e successivamente resa pubblica nel corso di una puntata della trasmissione Piazza Pulita su La7.

L’esposto sui fondi regionali per la cultura

Parallelamente, l’inchiesta si concentra su un esposto relativo alla concessione di contributi regionali per attività culturali e spettacoli.
Secondo La Vardera, alcuni finanziamenti della Regione Siciliana sarebbero stati assegnati ad amici e a società riconducibili a familiari di Auteri, in particolare alla madre, Cecilia Bruno e alla moglie, Catia De Luca. Gli inquirenti stanno verificando la regolarità delle procedure, i criteri di assegnazione e l’eventuale sussistenza di conflitti di interesse.

La proroga delle indagini

La proroga di sei mesi concessa dalla Gip consentirà alla Procura di completare accertamenti documentali e informatici, analizzare i flussi dei finanziamenti regionali e valutare il contesto e la rilevanza penale delle frasi pronunciate. Al termine del nuovo periodo investigativo, la Procura potrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio, procedere con una archiviazione o formulare ulteriori contestazioni.

Le scuse di Auteri e il cambio di gruppo politico

Dopo la diffusione della registrazione, Carlo Auteri aveva chiesto pubblicamente scusa per i toni utilizzati, autosospendendosi dal gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia all’Ars. Nei mesi successivi ha formalizzato il suo passaggio alla Democrazia Cristiana, guidata dall’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Auteri ha sempre respinto le accuse, sostenendo la correttezza del proprio operato e la regolarità delle procedure di finanziamento.

Un caso che pesa sul dibattito politico siciliano

La vicenda continua a tenere alta l’attenzione sull’uso dei fondi pubblici, sul rispetto delle regole istituzionali e sul clima all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana. Con la proroga delle indagini, il caso Auteri resta aperto e destinato a incidere ancora sul dibattito politico regionale nei prossimi mesi.

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