Si è concluso con un’assoluzione il processo a carico di una donna di Mistretta, D.G., finita sotto accusa per presunta evasione dagli arresti domiciliari.
La vicenda trae origine da alcune attività di osservazione e pedinamento svolte dai Carabinieri della Stazione di Mistretta. Secondo l’ipotesi accusatoria, la donna avrebbe violato le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria allontanandosi dal proprio domicilio oltre i limiti consentiti dall’autorizzazione ricevuta per accompagnare il figlio minore a una terapia specialistica a Santo Stefano di Camastra.
Le contestazioni dei militari
Nel corso delle indagini, i militari avevano riferito di aver notato la donna da sola alla guida della propria autovettura nel centro abitato di Santo Stefano di Camastra. In un’altra circostanza, era stata osservata mentre si recava presso l’abitazione della cognata e successivamente passeggiava per alcune vie del paese, soffermandosi anche davanti a un’attività commerciale.
Sulla base di questi elementi, la Procura della Repubblica di Patti aveva contestato il reato di evasione, disponendo il rinvio a giudizio dell’imputata davanti al Tribunale di Patti.
La difesa: «Condotte giustificate e in buona fede»
Nel corso del dibattimento, la difesa, rappresentata dall’avvocato Daniele Corrao, ha sostenuto che i comportamenti contestati non integrassero in alcun modo il reato di evasione.
Il legale ha spiegato come la sosta presso l’abitazione della cognata fosse stata determinata da un’improvvisa esigenza fisiologica della figlia minore che si trovava in auto con la madre. Una circostanza che avrebbe reso necessario fermarsi momentaneamente presso la familiare.
Per quanto riguarda gli altri spostamenti, la difesa ha evidenziato che sarebbero avvenuti all’interno della fascia oraria autorizzata dall’autorità giudiziaria. Inoltre, durante il processo, la terapista che seguiva il figlio della donna ha confermato che, per prassi, i genitori non sono tenuti a rimanere nello studio durante le sedute terapeutiche.
Secondo la ricostruzione difensiva, la donna avrebbe quindi agito nella convinzione di poter legittimamente allontanarsi per il tempo necessario, senza alcuna volontà di sottrarsi alle prescrizioni imposte.

La decisione del Tribunale
Al termine dell’istruttoria dibattimentale, che ha visto l’audizione dei militari operanti e l’esame dell’imputata, il giudice del Tribunale di Patti, dottor Vincenzo Mandanici, ha accolto le argomentazioni difensive.
Valutate le circostanze emerse durante il processo e la limitata entità delle condotte contestate, il Tribunale ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti della donna, ponendo fine alla vicenda giudiziaria.




