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Mistretta, cimitero al collasso: loculi pronti ma salme ancora in attesa

A Mistretta, il tempo sembra essersi fermato. Non quello della memoria — che nei luoghi sacri come il cimitero dovrebbe essere custodita con rispetto — ma quello delle responsabilità amministrative. Da oltre dieci anni, infatti, la questione della carenza di loculi si trascina senza una soluzione definitiva, trasformandosi in una ferita aperta per la comunità.

Era il 2014 quando si esaurirono i posti disponibili realizzati dall’allora amministrazione Antoci. Da quel momento in poi, anziché pianificare con lungimiranza nuovi spazi cimiteriali, le amministrazioni che si sono succedute hanno scelto una strada più semplice, ma profondamente discutibile: affidarsi alla disponibilità dei sodalizi locali, chiedendo — spesso in modo “amichevole” — la tumulazione provvisoria nelle cripte sociali.

Una soluzione tampone diventata prassi. E, come spesso accade, ciò che nasce come eccezione si è trasformato in regola. Oggi sono decine le salme — una sessantina — ancora in attesa di una sistemazione definitiva. Alcune famiglie, pagando, hanno di fatto consolidato la permanenza dei propri cari nelle cripte private. Altre, invece, vivono nell’incertezza: sanno che quelle tumulazioni sono temporanee, ma non sanno quando finirà l’attesa. Un limbo che dura da anni e che pesa come un macigno sul dolore e sulla dignità.

Nel luglio scorso, finalmente, un segnale: l’amministrazione guidata da Sanzarello acquista loculi prefabbricati e realizza la base in cemento per l’installazione. Sembrava l’inizio della fine di un’odissea. Sembrava. Perché, a distanza di mesi, tutto è fermo.

Loculi acquistati lo scorso luglio dal Comune

I loculi sono pronti — pare già da fine novembre — ma le salme non vengono trasferite. La motivazione ufficiale è quella del collaudo mancante, richiesto solo di recente. Una spiegazione che suona come l’ennesimo rinvio burocratico, l’ennesima promessa non mantenuta. E tra i cittadini cresce lo scetticismo: la storia del collaudo, dicono, è una giustificazione che circola da troppo tempo.

Nel frattempo, il cimitero racconta un’altra verità, ancora più amara. Accanto al Santuario della Madonna della Luce, così come in altre aree, i loculi comunali — concessi per 99 anni — versano in condizioni di evidente abbandono. Lapidi cadute, elementi in bronzo deteriorati, coperture lesionate che permettono infiltrazioni d’acqua. Scene che parlano di incuria, di mancanza di manutenzione, di disattenzione cronica. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di degrado: la presenza di alberi all’interno dell’area cimiteriale i cui apparati radicali, cresciuti senza adeguato controllo, stanno provocando danni a tombe, cappelle e cripte private, sollevando strutture e compromettendone la stabilità. Scene che parlano di incuria, di mancanza di manutenzione, di disattenzione.

È questo il rispetto che si deve ai defunti? È questo il modo in cui un’amministrazione tutela la memoria dei propri cittadini? Il problema non è solo tecnico o burocratico. È culturale. È politico. È morale. Perché un cimitero non è un luogo qualunque: è lo specchio del senso civico di una comunità. E a Mistretta, oggi, quello specchio restituisce un’immagine opaca, segnata da ritardi, inerzie e responsabilità diffuse.

Non bastano i prefabbricati acquistati per dire di aver risolto il problema. Servono tempi certi, azioni concrete, manutenzione costante. Serve, soprattutto, rispetto per i morti. E per i vivi che li ricordano.

Foto apertura Salvatore Machì

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