Il maltempo continua a colpire la Sicilia, aggravando una situazione di fragilità del territorio già nota da tempo. A Mistretta, nelle scorse ore, è crollato un tratto del muro di cinta del Castello, struttura di grande valore storico, la cui origine risalirebbe con ogni probabilità al periodo della dominazione araba (IX–XI secolo), anche se le prime attestazioni documentate certe della fortezza emergono con la conquista normanna di Ruggero I d’Altavilla, tra il 1070 e il 1100.
Il crollo del muro di cinta del Castello di Mistretta non può essere archiviato come una semplice conseguenza del maltempo. Quello avvenuto nelle ultime ore in via Lattai, alle spalle del quartiere Casazza, è piuttosto l’epilogo di una vicenda nota da tempo, segnata da interventi incompleti, lavori bloccati e segnalazioni rimaste senza risposte.
I lavori nel quartiere Casazza e lo stop al cantiere
La struttura muraria era emersa durante i lavori di riqualificazione del quartiere Casazza, avviati per il recupero e la messa in sicurezza di una delle zone storiche più delicate della città. Dopo la demolizione di alcuni ruderi addossati al muro, la Soprintendenza di Messina aveva imposto la salvaguardia del manufatto, bloccando però di fatto il cantiere, senza che venisse contestualmente predisposto un adeguato piano di messa in sicurezza idrogeologica. Ed è proprio qui che si annida la criticità.
Acque piovane e mancata regimentazione: il rischio annunciato
La rimozione dei ruderi ha creato un’area di raccolta delle acque meteoriche, priva di un sistema di drenaggio e di regimentazione. Tecnici ed esperti avevano più volte avvertito che, in assenza di interventi strutturali, il muro sarebbe stato esposto a progressivo imbibimento del terreno, aumento delle spinte e conseguente perdita di stabilità.
Non solo: i residenti della zona avevano lanciato l’allarme da mesi, segnalando all’Ufficio Tecnico del Comune la presenza di ristagni d’acqua e gravi infiltrazioni nelle abitazioni private. Segnalazioni rimaste, di fatto, senza soluzioni definitive.
Interventi tampone inefficaci e lavori fermi da un anno
Da circa un anno i lavori sono fermi, mentre il problema veniva affrontato con interventi tampone. Tra questi, una colata di cemento realizzata qualche mese fa, presentata come misura di contenimento, ma che non ha risolto la causa del dissesto. La gestione delle acque piovane è rimasta irrisolta, nonostante le ripetute piogge e l’aggravarsi delle condizioni meteo.
Il crollo e le responsabilità
Il risultato è quello che oggi si presenta agli occhi della città: un muro storico crollato, materiale lapideo sparso sulla sede stradale, abitazioni ancora interessate da infiltrazioni e un’area che continua a rappresentare un potenziale pericolo per la pubblica incolumità.
Un crollo che solleva interrogativi pesanti sulle responsabilità istituzionali, sulla mancanza di coordinamento tra enti coinvolti e sulla gestione di un intervento che avrebbe dovuto coniugare tutela del patrimonio e sicurezza, ma che si è invece trasformato nell’ennesimo esempio di immobilismo amministrativo. Il maltempo ha certamente fatto la sua parte, ma il muro del Castello non è caduto all’improvviso: è caduto sotto il peso delle omissioni.




