Saltato il tentativo di conciliazione tra il Comune di Mistretta e la Cooperativa Agricola San Placido, convocato presso l’Ispettorato Provinciale Agricoltura di Messina lo scorso 9 settembre, la Cooperativa San Placido ha formalizzato l’accesso agli atti presso il Comune di Mistretta per ottenere copia integrale del parere legale formulato dall’avvocato Giovanni Lentini e predisporre le controdeduzioni da presentare, nel prossimo tentativo di conciliazione, all’Ispettorato.
La vertenza
La vertenza riguarda la gestione del fondo rustico in località Francavilla, lotto n. 13, di proprietà comunale, attualmente assegnato in maniera provvisoria alla cooperativa di Castel di Lucio e che il Comune di Mistretta non potrebbe confermare con un contratto definitivo, sulla scorta del parere rilasciato dal legale, esperto in materia agraria, il quale non sta facendo altro che seguire la strada tracciata dei commissari prefettizi che hanno retto le sorti dell’Ente amastratino in seguito allo scioglimento dello stesso per presunte infiltrazioni mafiose.
Il Comune di Mistretta non si è presentato al primo incontro previsto per il tentativo di conciliazione, mentre alla seduta erano invece presenti il presidente e il legale della Cooperativa Agricola San Placido. Al posto della partecipazione diretta, l’ente amastratino ha inviato una nota firmata dal segretario comunale, nella quale si comunica che l’amministrazione ha deciso di procedere alla revoca dell’aggiudicazione provvisoria del fondo rustico in località Francavilla, motivando tale scelta con il parere legale redatto dall’avvocato Lentini.
Impressioni di cauta apertura da parte del Comune di Mistretta
Tuttavia, l’assenza del Comune all’incontro può essere interpretata come una forma di cauta apertura nei confronti della cooperativa. Inviando la nota e non presentandosi, l’amministrazione lascia alla Cooperativa San Placido la possibilità di esaminare il parere legale e preparare le proprie controdeduzioni da esporre nel prossimo tentativo di conciliazione. Questo atteggiamento differisce da un rigido rifiuto frontale che avrebbe concretamente dato avvio a un’azione giudiziaria immediata.
Pertanto, il mancato confronto diretto in questa fase conciliativa lascia aperta una possibilità di dialogo e soluzione che evita un contenzioso immediato, benché la situazione rimanga incerta e tesa. L’atteggiamento del Comune appare quindi orientato a una gestione prudente della vertenza, concedendo alla cooperativa il tempo necessario per formulare una replica giuridica alle ragioni della revoca espresse nel parere Lentini, prima di eventuali ulteriori sviluppi legali.
Le ragioni del Comune secondo il parere Lentini
Nel documento predisposto dall’avvocato Lentini vengono evidenziati i motivi per i quali la cooperativa non avrebbe titolo a mantenere l’assegnazione del fondo rustico. In particolare:
- Mancanza di attività propria: secondo le informazioni fornite da AGEA, la cooperativa non esercita direttamente alcuna attività agricola, non essendo menzionata nei documenti ufficiali come titolare di una posizione imprenditoriale agricola.
- Requisito sostanziale del bando: il bando comunale prevede che solo chi è titolare di una effettiva posizione imprenditoriale agricola possa concorrere all’assegnazione, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle attività economiche di coltivazione e allevamento su fondi gravati da usi civici.
- Prelazione non trasferibile: la cooperativa era stata aggiudicataria provvisoria in virtù della prelazione quale originaria affittuaria, ma per esercitare tale diritto era necessario dimostrare una pregressa e documentata attività di allevamento, che il Comune afferma di non avere agli atti. Inoltre, tale diritto non può essere surrogato dalle attività dei singoli soci o trasferito a soggetti diversi dalla cooperativa stessa.
- Rischio di rapporti mediati: il riconoscimento del diritto alla cooperativa comporterebbe, secondo Lentini, un rapporto indiretto del Comune con soggetti dei quali non è stata verificata la sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa sugli appalti e sulle concessioni pubbliche.
Alla luce di questi elementi, l’avvocato Lentini ha concluso che la cooperativa non possiede i requisiti per partecipare alla gara e che il Comune deve procedere in autotutela con la revoca dell’aggiudicazione provvisoria, avviando formalmente il relativo procedimento.
La posizione della cooperativa
Dal fronte della Cooperativa San Placido arriva una posizione netta. I soci parlano di una vicenda che va oltre la controversia tecnica, toccando aspetti politici e identitari: «Difendiamo ottant’anni di storia e il lavoro di tre generazioni di famiglie di Castel di Lucio».
Il sindaco di Castel di Lucio, Pippo Giordano, qualche settimana a dietro ha lanciato un appello alle istituzioni e alla comunità locale affinché venga difeso simbolicamente il Feudo di Francavilla nel caso in cui la revoca dovesse essere confermata. La cooperativa ribadisce di essere pronta a tutelare i propri diritti in tutte le sedi: dall’Ispettorato al Prefetto, fino al Presidente della Repubblica.
Verso l’udienza di novembre
Il tentativo di conciliazione in sede agraria è un passaggio obbligato prima di eventuali azioni giudiziarie. La prossima udienza fissata per l’11 novembre sarà dunque un momento decisivo: la cooperativa presenterà le proprie controdeduzioni, contestando punto per punto le motivazioni giuridiche del parere Lentini, mentre il Comune dovrà confermare la volontà di revocare l’aggiudicazione provvisoria o valutare soluzioni alternative.




