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Mistretta, Fontana Pia torna a splendere tra le polemiche sulla viabilità

Finalmente Fontana Pia torna a splendere. E questa è una notizia che merita di essere accolta con favore.

Per troppo tempo uno dei monumenti più significativi di Mistretta è rimasto vittima di quell’indifferenza amministrativa che spesso accompagna il patrimonio storico delle nostre città. La fontana, ordinata dal Consiglio Comunale nel 1862 e dedicata a Maria Pia di Savoia, figlia del primo re d’Italia Vittorio Emanuele II, in occasione del suo matrimonio con il re del Portogallo, rappresenta un pezzo importante della memoria urbana e identitaria della comunità amastratina. Realizzata dallo scalpellino mistrettese Costantino Pellegrino tra il 1862 e il 1864, è molto più di un semplice arredo urbano: è una testimonianza storica, artistica e culturale.

Per questo motivo bisogna riconoscere all’attuale amministrazione il merito di aver deciso di intervenire. La valorizzazione del patrimonio monumentale non è mai una spesa superflua ma un investimento sul futuro di una comunità. E, allo stesso tempo, è doveroso ricordare le responsabilità delle amministrazioni precedenti che, negli anni, non hanno ritenuto prioritario intervenire su un bene così importante.

Fin qui, dunque, tutto bene. Il problema nasce quando una buona idea rischia di trasformarsi in un esempio da manuale di come si possa perdere di vista il quadro generale. Nell’ambito della riqualificazione è stata infatti prevista l’installazione di una serie di paletti lungo il perimetro della fontana. L’intento appare condivisibile: impedire che le automobili possano parcheggiare a ridosso del monumento, restituendogli dignità, visibilità e decoro.

Una scelta, sulla carta, assolutamente ragionevole. Peccato che la carta, spesso, non coincida con la realtà. Perché quei paletti, una volta installati, hanno determinato un restringimento significativo della carreggiata che circonda il monumento – esattamente come quando vi si parcheggiavano le auto – con conseguenze che i residenti avevano previsto e segnalato molto prima della conclusione dei lavori.

Le strade che convergono nell’area – Via Arcieri, Via Ruccellai e Via Rondinella – presentano già oggi condizioni di accessibilità particolarmente limitate. Come osserva efficacemente un residente, « con le auto parcheggiate su entrambi i lati della piazza e con altre vetture in sosta attorno alla fontana, riuscivano a transitare soltanto a lapa a tri roti e la Panda ».

« Con la nuova configurazione, caratterizzata dalla presenza dei paletti lungo i lati del monumento, la situazione sotto il profilo della larghezza utile al transito non subisce sostanziali modifiche: le auto che sostavano a ridosso della fontana vengono semplicemente sostituite dai paletti. Una lapa a tri roti passava e una lapa a tri roti passa. L’eventuale introduzione di divieti di sosta comporterebbe la perdita degli utilissimi parcheggi ai lati della piazza, circa quattro posti auto ».

Piazza Fontana Pia PRIMA
Piazza Fontana Pia DOPO

Il problema non riguarda soltanto la comodità dei residenti o la possibilità di effettuare una manovra in più o in meno. La questione investe aspetti ben più seri. Un camioncino per il ritiro dei rifiuti potrebbe incontrare difficoltà operative. Un mezzo per traslochi avrebbe problemi di accesso. Ma soprattutto sorgono interrogativi sulla circolazione dei mezzi di soccorso. Un’ambulanza, in caso di emergenza, deve poter raggiungere rapidamente ogni abitazione senza dover affrontare slalom urbanistici o passaggi millimetrici.

E qui il dibattito smette di essere una questione estetica per diventare una questione di funzionalità e sicurezza pubblica. La cosa più sorprendente è che il problema non è emerso dopo la conclusione dei lavori. Non si tratta di una criticità imprevedibile o di un effetto collaterale scoperto a posteriori. I residenti avevano segnalato tutto prima.

Quando ancora c’erano soltanto i segni tracciati sull’asfalto, diversi cittadini avevano già intuito che il restringimento avrebbe creato difficoltà significative – esattamente come quando si parcheggiavano le auto a ridosso del monumento. Qualcuno racconta di averne parlato con il tecnico comunale incaricato di seguire l’intervento. Altri sostengono di aver sottoposto la questione direttamente agli amministratori.

Se queste ricostruzioni corrispondono al vero, la domanda diventa inevitabile: quelle osservazioni sono state valutate e poi ritenute infondate oppure sono state semplicemente ignorate?

Perché tra le due ipotesi c’è una differenza sostanziale. Nel primo caso si tratterebbe di una scelta tecnica discutibile ma motivata. Nel secondo caso saremmo davanti a qualcosa di più preoccupante: l’idea che il confronto con i cittadini sia un fastidioso ostacolo burocratico anziché uno strumento per migliorare i progetti.

La vera questione, infatti, non è Fontana Pia. Nessuno mette in discussione la necessità di proteggerla e valorizzarla. La vera questione è un’altra: possibile che nel 2026 si debba ancora scegliere tra la tutela di un monumento e la vivibilità di un quartiere? Possibile che non esistesse una soluzione capace di raggiungere entrambi gli obiettivi?

La buona amministrazione non consiste nel realizzare opere belle da fotografare il giorno dell’inaugurazione. Consiste nel progettare interventi che funzionino anche il giorno dopo, e quello dopo ancora. Un monumento valorizzato è certamente un bene per tutta la città. Ma una città che valorizza i propri monumenti ignorando chi vive accanto ad essi rischia di trasformare il concetto stesso di valorizzazione in un esercizio di estetica amministrativa.

La politica, quella buona, dovrebbe avere la capacità di tenere insieme entrambe le esigenze. Proteggere Fontana Pia e ascoltare i residenti. Salvaguardare la storia e garantire la funzionalità. Difendere il patrimonio senza creare nuovi problemi. Perché il vero successo di un’opera pubblica non si misura soltanto dalla sua bellezza ritrovata, ma dalla capacità di migliorare la vita quotidiana della comunità che la circonda. E se per ammirare meglio una fontana bisogna complicare la vita a un intero quartiere, forse non è il monumento ad aver bisogno di una revisione, ma il progetto.

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