spot_img
spot_img

Mistretta, il diritto alla salute fermo nel traffico di via Anna Salamone

Di ospedali che chiudono se ne parla spesso. Di ospedali che restano aperti ma diventano difficili perfino da raggiungere, invece, se ne parla molto meno. Eppure è esattamente ciò che accade a Mistretta, dove arrivare al presidio sanitario S.S. Salvatore è ormai un’impresa tanto snervante quanto pericolosa.

Mentre nelle sedi istituzionali si discute di rilancio del nosocomio, di potenziamento delle specialistiche esistenti e dell’introduzione di nuovi servizi, la realtà quotidiana racconta una storia molto diversa: l’ospedale c’è, ma raggiungerlo può trasformarsi in una prova di resistenza. E quando di mezzo c’è la salute, questo non è un semplice disagio. È un problema serio.


La strada che non regge più

Il nodo della questione ha un nome preciso: via Anna Salamone. Oggi l’unico accesso viario al presidio ospedaliero. Una strada che da anni rappresenta un punto critico della viabilità cittadina e che, col passare del tempo, è diventata un vero imbuto urbano. In diversi punti la carreggiata si restringe fino a creare strozzature che paralizzano completamente il traffico. Basta poco: qualche auto parcheggiata male, un mezzo pesante in transito, un momento di maggiore affluenza. Il risultato è sempre lo stesso: lunghe file di veicoli bloccati sia in entrata che in uscita dall’area ospedaliera.

Non parliamo di qualche minuto di attesa. In alcuni casi il traffico resta paralizzato per molto più tempo. Con conseguenze facilmente immaginabili per cittadini, operatori sanitari e, soprattutto, mezzi di soccorso.


Il traffico quotidiano verso il caos

Il problema non nasce dal nulla. L’ospedale di Mistretta serve un bacino territoriale ampio e negli ultimi anni il traffico attorno alla struttura è aumentato sensibilmente. Ogni giorno via Salamone deve sopportare i cittadini che raggiungono il pronto soccorso o i reparti, gli utenti degli ambulatori, i familiari dei pazienti ricoverati, i mezzi pesanti che riforniscono la struttura, i camion delle imprese impegnate nei lavori di ristrutturazione del nosocomio e il continuo movimento di persone e operatori diretti all’Istituto Maugeri.

A questo si aggiungono giornate particolarmente intense, come quelle in cui arrivano le équipe itineranti della Fondazione Giglio di Cefalù per gli interventi specialistici di urologia e oculistica. In quei giorni il sistema viario va semplicemente in tilt.


Ambulanze bloccate a pochi metri dal pronto soccorso

La scena che molti cittadini raccontano non è rara. È ormai diventata quasi normale. Nel tratto tra la chiesa del Rosario e lo spiazzo di Santa Maria il traffico si blocca e tra le automobili in coda si trovano spesso ambulanze in codice rosso impossibilitate a passare.Non è un dettaglio. Quando un mezzo di soccorso resta intrappolato nel traffico mentre trasporta un paziente in condizioni critiche, non si tratta più di un problema di viabilità. Si entra nel campo della sicurezza sanitaria e della responsabilità pubblica. Ogni minuto perso può fare la differenza tra la vita e la morte.


Il caos dei parcheggi

Come se non bastasse, attorno all’ospedale si consuma ogni giorno anche la guerra dei parcheggi. Gli spazi disponibili sono insufficienti e le automobili finiscono per occupare ogni area possibile: bordi strada, slarghi, marciapiedi improvvisati. Così la carreggiata si restringe ulteriormente, alimentando il blocco del traffico. Il risultato è un sistema completamente congestionato. Nemmeno gli interventi delle forze dell’ordine, spesso chiamate a gestire situazioni critiche, riescono a risolvere il problema. E probabilmente non ci riuscirebbe neanche un presidio fisso permanente, perché il nodo è strutturale.

La situazione ha ormai assunto contorni quasi paradossali. C’è chi parte da casa in discrete condizioni per una visita specialistica o per un controllo ambulatoriale e arriva all’ospedale — quando riesce ad arrivarci — con pressione alle stelle, tachicardia, mal di testa, tensione muscolare, ansia e attacchi di panico. Insomma, spesso più vicino al ricovero di quanto non fosse alla partenza. Un’ironia amara che però nasconde un problema reale legata allo stress e al rischio per chi si trova nei mezzi di soccorso.


La soluzione che c’era… e non c’è più

Eppure una soluzione temporanea era stata individuata. Si trattava di una bretella di collegamento tra il pronto soccorso e via Matteotti, aperta esclusivamente al transito dei mezzi di emergenza e dei mezzi pesanti impegnati nei lavori. Una misura tampone, certo. Non la soluzione definitiva. Ma consentiva almeno di alleggerire la pressione su via Salamone e garantire un accesso più rapido alle ambulanze. Quella bretella aveva dato respiro al sistema.

Poi è arrivata la decisione dell’ASP di Messina di revocare l’autorizzazione, per ragioni legate alla sicurezza. Una scelta comprensibile sul piano amministrativo, tecnico e delle responsabilità. Ma che inevitabilmente solleva una domanda che meriterebbe una risposta chiara. Il vero rischio dov’è: nel far passare ambulanze in emergenza su una bretella temporanea delimitata da un muro in cemento depotenziato, lì da trent’anni che non ha mai dato cenni di cedimento, oppure nel lasciarle ferme nel traffico mentre il tempo scorre per chi ha bisogno di cure immediate?

Questa non è più soltanto una questione di viabilità. È un tema che riguarda ordine pubblico, sicurezza e diritto alla salute. Quando l’accesso a un ospedale diventa problematico, entrano in gioco responsabilità precise in capo alle autorità preposte all’ordine, alla sicurezza e alla gestione delle emergenze. Se un’ambulanza non riesce a raggiungere in tempo il pronto soccorso, non si tratta solo di traffico. È un problema di sistema.


Prima le strade, poi i proclami

Il rilancio dell’ospedale S.S. Salvatore è una prospettiva importante per l’intero territorio dei Nebrodi. Ma prima di annunciare nuove specialistiche e nuovi servizi forse sarebbe opportuno affrontare la questione più elementare. Rendere l’ospedale accessibile. Perché un presidio sanitario può avere i migliori medici, le migliori attrezzature e i reparti più avanzati. Se però ambulanze, pazienti e operatori restano intrappolati nel traffico prima ancora di raggiungere l’ospedale, ogni discorso sul rilancio della struttura rischia di ridursi a semplice retorica istituzionale. E la sanità, soprattutto quando si parla di emergenze, non può permettersi il lusso delle parole: ha bisogno di strade libere e decisioni rapide.

Autore

spot_img

Ultime News

Related articles