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Mistretta in festa per San Sebastiano, rito e fede che attraversano i secoli

Il 18 agosto la processione della Vara attraversa il centro storico accompagnata dai portanti scalzi e da migliaia di fedeli. Una tradizione secolare che tiene insieme devozione, memoria e appartenenza. In serata il concerto di Lorenzo Fragola

A Mistretta il 18 agosto è il giorno del ritorno. Tornano gli emigrati, si riaprono le case rimaste vuote durante l’anno e le famiglie si ricompongono attorno alla festa di San Sebastiano. Il paese, nell’entroterra dei Nebrodi, cambia volto: le strade si riempiono e il centro storico diventa il teatro di una delle processioni più antiche e spettacolari della Sicilia. Non sarà soltanto una celebrazione religiosa. Per alcune ore Mistretta metterà in scena il proprio modo di intendere l’appartenenza: un insieme di fede, memoria familiare, sacrificio e orgoglio comunitario.

La processione comincerà alle 19. Dalla chiesa dedicata al Santo uscirà per prima la Varetta con le reliquie e i ceri votivi. Subito dopo sarà la volta della grande Vara dorata, trasportata a spalla e di corsa lungo un itinerario che attraversa i quartieri più antichi della città.

Una festa che riunisce chi è rimasto e chi è partito

Nei piccoli centri dell’entroterra le feste patronali svolgono spesso una funzione che supera la dimensione religiosa. Diventano un punto fermo nel calendario delle partenze e dei ritorni, soprattutto nei territori che da decenni fanno i conti con lo spopolamento. Mistretta non fa eccezione. Molti dei suoi abitanti hanno lasciato la Sicilia per ragioni di lavoro o di studio, ma continuano a considerare il 18 agosto una data alla quale, quando possibile, non rinunciare. La festa ricostruisce temporaneamente quella comunità più vasta che durante l’anno vive dispersa tra il Nord Italia e l’estero.

San Sebastiano diventa così il riferimento attorno al quale si ricompone un legame che la distanza non ha cancellato. Il rito religioso e quello civile finiscono per coincidere: si torna per assistere alla processione, ma anche per rivedere persone, luoghi e abitudini che appartengono alla propria storia.

La Vara dei Li Volsi

Il centro della celebrazione è la Vara, monumentale macchina processionale in legno dorato, realizzata nei primi anni del Seicento dai fratelli Giuseppe e Giovan Battista Li Volsi, artisti originari della vicina Nicosia. Ricca di intagli e formelle istoriate, è considerata una delle opere più importanti della tradizione processionale siciliana. Sulla sua sommità è collocata la statua di San Sebastiano scolpita nel 1906 da Noè Marullo, artista mistrettese tra i più rappresentativi del suo tempo. Prima della realizzazione del simulacro di Marullo, sulla Vara trovava posto una statua cinquecentesca, ancora oggi conservata nel Santuario Maria Santissima dei Miracoli, di fronte la cappella di Santa Lucia

La macchina processionale, nonostante le dimensioni e il peso, non procede lentamente. Viene condotta di corsa lungo le strade del centro storico, seguendo movimenti e passaggi che richiedono esperienza, coordinamento e una conoscenza quasi fisica del percorso.

I portanti scalzi

La Vara viene sostenuta da circa settanta portanti. Una quarantina sono invece gli uomini impegnati sotto la Varetta, il fercolo più piccolo che custodisce le reliquie del Santo e i ceri offerti dai fedeli per devozione o come ringraziamento per una grazia ricevuta. I portanti affrontano la processione a piedi scalzi. Indossano camicia bianca, fazzoletto carminio al collo, pantaloni di velluto nero e le tradizionali calze di lana, le “pirunetta”. È un abbigliamento nel quale la simbologia religiosa si unisce alla memoria della cultura contadina.

Il posto sotto le travi viene spesso tramandato all’interno delle famiglie. Non rappresenta soltanto un privilegio, ma un impegno che comporta preparazione, disciplina e responsabilità. A coordinare i movimenti sono i superiori e i maniglieri, chiamati a governare una macchina imponente in passaggi particolarmente stretti e difficili.

La corsa non è un’aggiunta spettacolare alla festa: ne costituisce il tratto distintivo. È la forma attraverso la quale la devozione diventa sforzo fisico, fatica condivisa e promessa mantenuta.

I passaggi più attesi

L’uscita dalla chiesa è il primo momento di maggiore tensione. La Vara deve superare l’ingresso con una manovra rapida e precisa, mentre all’esterno la folla attende l’apparizione del simulacro.

Da quel momento il fercolo attraversa il paese accompagnato dalle marce eseguite dai complessi bandistici, dagli applausi e dalle invocazioni di fedeli e turisti. La processione tocca i luoghi simbolici di Mistretta e trova il suo passaggio più conosciuto nella “vutata” di Largo San Vincenzo, al termine della salita di Porta Palermo.

Seguono l’ingresso in piazza Vittorio Veneto, il cambio di spalla davanti alla chiesa e l’ultima corsa verso il rientro. Sono movimenti ripetuti da generazioni, ma mai ridotti a semplice rappresentazione folcloristica. Ogni passaggio conserva il carattere di un rito collettivo, atteso e riconosciuto dall’intera città.

Una tradizione da preservare

La festa è anche un patrimonio culturale che Mistretta prova a tutelare. Nel 2024 il Comune ha aderito alla rete del progetto “Corse e percorsi devozionali”, nato per promuovere l’inserimento di alcune celebrazioni patronali nel Registro delle eredità immateriali. L’obiettivo è salvaguardare non soltanto la processione, ma l’insieme delle conoscenze che ne consentono lo svolgimento: il percorso, la corsa, il ruolo dei portanti, la preparazione dei fercoli e la trasmissione delle consuetudini.

Nella stessa direzione va il progetto della Casa votiva, uno spazio destinato a conservare antiche luminarie, rulli utilizzati per facilitare l’ingresso e l’uscita della Vara, utensili, documenti e testimonianze delle feste del passato. Un’attenzione particolare è riservata alla produzione artigianale dei ceri che adornano la Varetta, anch’essa affidata per generazioni a famiglie mistrettesi.

La festa sopravvive perché continua a essere praticata, ma la sua conservazione dipende dalla capacità di documentarne la storia e di trasmetterne il significato senza ridurla a un’attrazione turistica.

La giornata tra celebrazioni e spettacoli

Il programma è iniziato questa mattina alle 7.50 con lo sparo delle bombe a cannone. Alle Messe delle 8 e delle 9.30 sono seguiti l’incontro tra il Complesso bandistico “Città di Mistretta” e l’Associazione musicale “Euterpe” e il giro della banda per le vie cittadine.

Alle 10 è previsto il ritiro dei “Miracoli”, seguito dall’intrattenimento sinfonico davanti alla chiesa. Alle 11 la Messa solenne sarà presieduta da padre Arnaldo Riggi, direttore dell’Istituto Don Bosco Ranchibile di Palermo, alla presenza delle autorità civili e militari. La celebrazione sarà animata dal Coro “Claudio Monteverdi”, diretto dal maestro Sebastiano Zingone.

Dopo la preparazione del fercolo e la riapertura della chiesa, alle 16 si svolgerà la “‘Ntinna”, il tradizionale gioco della pentolaccia. Alle 18 sarà celebrata la Messa vespertina.

Alle 19 comincerà la solenne processione della Vara e della Varetta. Alle 23.30 è previsto lo spettacolo pirotecnico in piazza San Felice. La giornata si concluderà alle 23.50 con il concerto di Lorenzo Fragola.

Quando la Vara rientrerà in chiesa, la festa avrà restituito a Mistretta qualcosa che durante il resto dell’anno appare più difficile da trattenere: l’immagine di una comunità ancora capace di riconoscersi in un gesto condiviso. La processione di San Sebastiano racconta anche questo. Un paese può perdere abitanti, servizi e occasioni, ma continua a esistere finché conserva una memoria comune e trova ancora un motivo per tornare.

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