Alla fine il nome è arrivato. Dopo giorni di attese, ipotesi, mezze frasi e calcoli da manuale della sopravvivenza politica, il sindaco di Mistretta Tatà Sanzarello ha sciolto la riserva: sarà Pippo Testa, capogruppo di maggioranza in Consiglio comunale e riferimento dell’area Pd, a ricoprire il posto lasciato vacante dalle dimissioni di Enzo Seminara.
L’ingresso in giunta di Pippo Testa ha comportato, tuttavia, un passaggio istituzionale obbligato. Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale, tenutasi giovedì 30 luglio, Testa ha rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere comunale, annunciando contestualmente il suo ingresso nell’esecutivo. Oggi la determina sindacale n. 19 pubblicata sul sito del Comune ne sancisce ufficialmente “l’investitura”.
La rinuncia al ruolo di consigliere e di capogruppo di maggioranza presentata la scorsa settimana dal neo assessore Testa non rappresenta una scelta discrezionale, ma un adempimento previsto dalla normativa, che stabilisce come gli assessori scelti tra i consiglieri comunali non possano superare il 50% della composizione della giunta. Un limite che, allo stato attuale, risulta già raggiunto con la presenza degli assessori Massimiliano Melidone e Sebastiano Di Franco.
Per consentire la nomina di Testa è stato quindi necessario liberare il suo seggio in Consiglio comunale. Contestualmente, il ruolo di capogruppo di maggioranza è stato affidato al consigliere Gioacchino D’Agostino.
Adesso si aprirà il capitolo della surroga. Il primo nome chiamato a subentrare dovrebbe essere quello della prima dei non eletti, Iana Maniaci. Sarà lei a dover decidere se accettare l’ingresso in Consiglio comunale e, di conseguenza, nella maggioranza che sostiene il sindaco Sanzarello. Qualora dovesse rinunciare, si passerebbe al nominativo successivo della lista.
Una scelta che sorprende solo chi non aveva seguito la trama. Perché, come avevamo ampiamente ipotizzato, quella casella non era una casella qualsiasi. Era la casella del Partito Democratico. E in politica, soprattutto nei piccoli comuni, le caselle non si occupano: si custodiscono.
Pippo Testa ha giurato, come da formula, di adempiere alle proprie funzioni con scrupolo e coscienza nell’interesse del Comune. Ma, al netto della solennità istituzionale, il dato politico è un altro: Sanzarello aveva bisogno di dire che il caso Seminara non era il caso del Pd. Era, semmai, un mal di pancia personale. Forte, rumoroso, politicamente significativo, ma personale.
Ed è qui che la nomina di Testa diventa più messaggio che soluzione amministrativa. Con l’ingresso in giunta del capogruppo di maggioranza, il sindaco rimette il sigillo sull’alleanza con l’area democratica e prova a blindare il percorso verso le prossime amministrative di primavera. Perché il vero obiettivo, oggi, non è soltanto governare gli ultimi mesi di legislatura. È arrivarci senza altri strappi, senza altre lettere, senza altre uscite di scena.
Testa, da quanto ci risulta, non avrebbe fatto carte false per entrare in giunta. Anzi. Avrebbe preferito restare dove si trovava: in Consiglio, con un ruolo politico chiaro e una distanza di sicurezza dalle stanze più esposte dell’amministrazione. Ma quando la politica chiama, soprattutto se la telefonata arriva da Sanzarello, dire no diventa complicato. E così il capogruppo Pd si è dovuto sacrificare. Sacrificio nobile, certo, ma anche molto utile al sindaco.
In tutta questa vicenda, la verità politica è piuttosto semplice: se al posto di Seminara fosse stato nominato un esponente estraneo all’area del Partito Democratico, la lettura politica sarebbe stata ben diversa. La frattura non avrebbe riguardato soltanto l’ex assessore, ma avrebbe inevitabilmente investito anche un pezzo della maggioranza, cioè il Pd. Con la nomina di Testa, invece, Tatà Sanzarello lancia un messaggio preciso: il Partito Democratico resta pienamente dentro la coalizione, il patto politico regge e la maggioranza non si scompone. Almeno nella fotografia di oggi.
Poi c’è la sostanza, che è sempre più ruvida della forma. Pippo Testa entra in un esecutivo nel quale gli spazi reali di manovra sembrano già piuttosto definiti. La netta sensazione, come abbiamo detto, è che la sua sia soprattutto un’investitura di equilibrio, più che una rivoluzione amministrativa. Una nomina per tenere fermo il quadro, non per ridisegnarlo. In altre parole: il Partito Democratico mette la faccia, Sanzarello conserva la regia.
Se qualcuno pensa che Pippo Testa possa incidere davvero sull’azione amministrativa, è fuori strada. Innanzitutto perché, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, il tempo per lasciare un segno concreto è ormai ridottissimo. E poi perché un assessore può anche avere deleghe, uffici, fascicoli e responsabilità, ma per governare davvero serve poter “toccare palla”. Osservando questi anni di governo cittadino, la squadra messa in campo da Tatà Sanzarello non sembra abituata al fraseggio. Sanzarello in giunta è come l’ex calciatore Robben, del Bayern Monaco, un fuoriclasse, ma palla non ne passava mai.
Il sindaco di Mistretta, dunque, da buon medico chirurgo, porta a termine un delicato intervento di chirurgia politica ad alta precisione, ottenendo esattamente il risultato che cercava: archiviare il caso Seminara senza trasformarlo in un caso Pd, che, a pochi mesi dalla conclusione della legislatura non è certo un risultato di poco conto e la nomina di Pippo Testa, che serve a ricucire gli strappi, rassicurare gli alleati e ristabilire un equilibrio che aveva iniziato a mostrare qualche crepa. Una scelta prudente, quasi inevitabile, ma soprattutto profondamente politica.
Tutto bene ciò che finisce bene: il sindaco ha trovato l’assessore, il Pd ha mantenuto la casella, Testa ha accettato il sacrificio. Tutti salvi dopo la sbandata sul bagnato della macchina amministrativa. Tutti salvi per ora, fino alla prossima curva.




