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Mistretta, una serata d’agosto dedicata all’artista Mario Biffarella

Non una commemorazione, ma un incontro vivo con la memoria. A cinque anni dalla sua scomparsa, familiari e amici hanno scelto di ricordare Mario con la leggerezza delle risate, la profondità dei racconti e la forza della musica. Nella suggestiva cornice di una viuzza accanto alla Chiesa di Santa Caterina a Mistretta, la sua presenza è parsa quasi tangibile: negli sguardi, nelle parole, nelle note che hanno risuonato sotto il cielo d’agosto. Una serata – come descrive Riccardo Zingone – che ha trasformato il ricordo in dialogo, capace di far rivivere Mario non come un’ombra del passato, ma come un compagno di viaggio ancora pronto a sorprenderci e a sorridere insieme a noi.

Mario Biffarella è stato molto più di un pittore: è stato un custode della memoria, un cantore del quotidiano e del simbolico (anche con humor), un restauratore e narratore visivo della sua terra. Col suo pennello intrecciava mito e contemporaneo, dando forma a immagini che sussurrano storie, domande e significati profondi.

Credo che Mario ieri sera si sia divertito un mondo. Lui, che ha sempre sostenuto che i morti non muoiono mai completamente, ma ci osservano dall’aldilà, da un’altra dimensione, l’ho visto seduto sugli scalini di casa sua, in una viuzza vicino alla Chiesa di Santa Caterina a Mistretta. Stava osservando, ci stava osservando e si stava osservando.

Il suo sguardo furbo, profondo e dolce allo stesso tempo si posava, incuriosito come quello dei folletti che amava dipingere, sulle espressioni di chi, a distanza di cinque anni dalla sua scomparsa, aveva deciso di accogliere l’invito di familiari e amici a partecipare a una fresca serata d’agosto dedicata non alla sua commemorazione, ma al suo ricordo.

Si è divertito un mondo, dicevo. L’ho notato quando si sbellicava dalle risate ascoltando le parole del suo fraterno amico Tatà. Crescere insieme a una persona, condividerne le battaglie, le passioni, le scelte audaci e controcorrente, i successi e gli insuccessi, rappresenta l’humus su cui germoglia, cresce e matura un’amicizia sincera, profonda e senza tempo. Per questo motivo Tatà, nel raccontare Mario, non ha potuto fare a meno di raccontare se stesso. E viceversa. Mario, seduto su quei scalini, rideva e Tatà sorrideva, tra un aneddoto e l’altro, mentre ci parlava di Mario ragazzo, Mario artista, Mario filosofo, Mario politico, Mario “comunista”, Mario scrittore, Mario uomo.

A un certo punto, però, l’espressione divertita di Mario è cambiata, diventando più raccolta. La scena stava cambiando e anche Mario stava cambiando. Il figlio Alvaro ha imbracciato la chitarra, si è sistemato il microfono e, insieme a Valentina, ha cominciato a intonare le prime note de La canzone di Marinella, di quel De André che Mario, tanto tempo prima, aveva fatto conoscere al proprio figlio.

Mario aveva cantato De André più e più volte in casa, durante gli “schiticchi”, forse anche con il suo gruppo Gli Elfi, ma adesso, sentirlo cantare da Alvaro, lo commuove e, allo stesso tempo, lo compiace. “È proprio bravo Alvaro”, pensa tra sé e sé, mentre la magia della musica si diffonde lungo lo stretto vicolo affollato di gente. Poi lo vedo scendere le scale e suonare l’ultima strofa insieme:

“Questa è la tua canzone, Marinella Che sei volata in cielo su una stella E come tutte le più belle cose Vivesti solo un giorno, come le rose E come tutte le più belle cose Vivesti solo un giorno, come le rose.”

Mentre Alvaro e Valentina continuano la loro performance musicale, Mario, Liria e Ferruccio ci accompagnano su per le scale in quello che ora è un piccolo museo. Raccoglie dipinti, bozzetti, scritti e documenti vari prodotti da Mario durante la sua lunga vita artistica, gelosamente custoditi dalla famiglia in quello scrigno di cultura materiale e immateriale che Tatà vorrebbe far diventare una Fondazione. È il laboratorio-studio dove Mario liberava la sua eccezionale sensibilità artistica, il suo pennello ironico, sarcastico, dissacratore, audace e affascinante, ma anche dolce. Mi hanno sempre colpito i colori, le figure dipinte dall’aspetto quasi fotografico, simboli e simbolismi, gnomi, rospi, libri aperti, volti.

La mostra Rimembranze sarà aperta anche oggi, 16 agosto, dalle 19:00 in poi. Se scrutate con attenzione, Mario sarà ancora lì a osservare, a osservarci, a osservarsi.

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