Emergono nuovi e inquietanti elementi dall’inchiesta sulla morte di Antonio Gatani, 82 anni, e dei fratelli Devis e Giuseppe Pino, uccisi a colpi di arma da fuoco nel bosco di Montagnareale, nel Messinese. Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, da un primo esame esterno dei corpi non vi sarebbero segni compatibili con un suicidio, un dettaglio che rischia di ribaltare uno degli scenari inizialmente ipotizzati.
Se questa valutazione preliminare dovesse essere confermata dagli accertamenti medico-legali, prenderebbe corpo l’ipotesi che a sparare siano state una o più persone che poi si sarebbero dileguate nel nulla, approfittando della fitta vegetazione e della complessità dell’area boschiva.
I colpi e le posizioni dei corpi
Antonio Gatani è stato colpito alla schiena, all’altezza dei reni, un elemento che difficilmente si concilia con un gesto autolesionistico. Devis Pino, 25 anni, è stato invece raggiunto da un colpo al petto, mentre il fratello Giuseppe, 43 anni, è stato trovato rannicchiato a terra e sporco di sangue, come se avesse tentato una disperata fuga prima di morire.
Accanto ai corpi, secondo quanto riferito, sono stati rinvenuti i fucili delle vittime, ma sul luogo del delitto non sarebbero stati trovati bossoli, circostanza che ha spinto i carabinieri a tornare più volte nel bosco con metal detector per cercare eventuali tracce balistiche.
Il cane chiuso in auto
Un altro dettaglio che continua a sollevare interrogativi è quello del cane di Antonio Gatani, trovato chiuso all’interno dell’automobile. Un particolare che sembra escludere una normale battuta di caccia in corso e che rafforza i dubbi sulla dinamica dei fatti: perché l’animale non era con il padrone nel bosco? E soprattutto, chi ha chiuso l’auto?
L’ombra di altre presenze
La Procura di Patti sta concentrando l’attenzione sull’analisi dei segnali dei telefoni cellulari agganciati alla cella che copre la zona, per verificare se, oltre alle vittime, fossero presenti altre persone nel momento dei delitti. In paese circolano voci insistenti sulla possibile presenza di altri cacciatori provenienti dalla zona di Barcellona Pozzo di Gotto, ma al momento non ci sono conferme ufficiali.
Un uomo, che secondo indiscrezioni avrebbe partecipato alla battuta di caccia con Gatani, è stato interrogato a lungo dagli investigatori, ma il suo ruolo resta coperto dal massimo riserbo.
Un giallo ancora aperto
Con l’ipotesi del suicidio che perde forza, il caso si trasforma sempre più in un giallo dai contorni oscuri. Le risposte decisive sono attese dalle autopsie, dagli esami balistici e dall’analisi dei tabulati telefonici, elementi che potrebbero chiarire se nel bosco di Montagnareale, quel giorno, qualcuno ha sparato e poi è riuscito a sparire senza lasciare traccia.




