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Montante, attesa per l’appello bis: tra ipotesi di concordato e incognita misure alternative

Si avvicina un nuovo passaggio decisivo nella vicenda giudiziaria di Antonello Montante, l’ex presidente di Confindustria Sicilia coinvolto nell’inchiesta “Double Face”, che dal 2018 ha scosso il sistema imprenditoriale e istituzionale dell’isola.

Davanti alla Corte d’appello di Caltanissetta è fissata l’udienza dell’appello bis per il primo troncone del procedimento, dopo l’intervento della Cassazione che ha parzialmente ridisegnato il quadro delle responsabilità penali, escludendo – tra gli altri – il reato di associazione a delinquere.


La posizione giudiziaria

In appello Montante era stato condannato a otto anni di reclusione. Alla luce della sentenza della Suprema Corte, la pena è stata oggetto di rideterminazione, con una stima iniziale – formulata dalla procura generale – attorno ai cinque anni e quattro mesi.

Una fase che aveva portato anche all’emissione di un ordine di carcerazione: Montante si era presentato presso la casa circondariale di Milano Opera, per poi tornare in libertà poche settimane dopo, a seguito dell’accoglimento di un ricorso in Cassazione.

Il nuovo giudizio d’appello rappresenta dunque un passaggio chiave per definire in via definitiva la pena relativa a questo primo capitolo processuale.


L’ipotesi del concordato

Tra le strategie difensive emerge la possibilità di un concordato sulla pena, istituto che consente alle parti di proporre una riduzione concordata della sanzione.

L’obiettivo della difesa sarebbe quello di contenere la condanna al di sotto della soglia dei quattro anni, limite rilevante ai fini dell’accesso a misure alternative alla detenzione, come l’affidamento ai servizi sociali.

In questa prospettiva si inseriscono anche i tentativi di definizione dei rapporti con le parti civili, attraverso proposte di risarcimento. Tuttavia, non tutte le posizioni risultano composte, lasciando aperta una delle principali incognite del procedimento.


Il peso dei risarcimenti e delle spese processuali

Uno degli elementi che potrebbero incidere sull’esito finale riguarda infatti l’adempimento degli obblighi risarcitori. Il mancato integrale ristoro delle parti civili potrebbe rappresentare un ostacolo alla concessione di eventuali benefici.

Resta inoltre da definire il capitolo delle spese processuali, con costi rilevanti legati alle attività investigative – tra intercettazioni e consulenze – che si attesterebbero su cifre considerevoli.


Il secondo processo e il rischio prescrizione

Parallelamente, a Caltanissetta è in corso un secondo procedimento che vede imputato lo stesso Montante insieme ad altri soggetti, con accuse che includono nuovamente l’associazione a delinquere.

Il processo, avviato da anni, ha subito un ridimensionamento del numero degli imputati e una significativa riduzione delle liste testimoniali. Nonostante ciò, i tempi restano lunghi e non è escluso che la sentenza di primo grado possa arrivare solo nei prossimi mesi.

In questo contesto continua a pesare il fattore tempo, con il rischio che la prescrizione incida ulteriormente sul perimetro delle responsabilità penali.


Un passaggio decisivo

L’udienza dell’appello bis si configura dunque come un momento cruciale per la definizione della posizione giudiziaria di Montante nel primo filone dell’inchiesta. Dall’esito dipenderà non solo l’entità della pena definitiva, ma anche la possibilità di evitare il carcere attraverso strumenti alternativi previsti dall’ordinamento.

Per una vicenda che, a distanza di anni dall’avvio delle indagini, continua a rappresentare uno dei casi più rilevanti nel rapporto tra impresa, istituzioni e legalità in Sicilia.

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