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Montante in carcere: tramonta definitivamente l’era dell’“antimafia di facciata”

Si sono chiuse ieri sera le porte del carcere di Bollate dietro Antonello Montante, ex leader di Confindustria Sicilia e volto di quella che per anni venne presentata come una nuova stagione dell’antimafia siciliana. Una stagione che oggi, alla luce delle condanne definitive, appare sempre più come un sistema di potere opaco, capace di condizionare economia, politica e società isolana per oltre due decenni.

La resa senza clamore

Montante si è costituito spontaneamente, accompagnato dal suo legale, subito dopo la notifica del decreto di esecuzione della condanna emesso dalla Procura generale di Caltanissetta. La Cassazione aveva confermato in via definitiva le accuse di corruzione e spionaggio, rinviando alla Corte d’appello soltanto per il ricalcolo della pena. Ma i giudici hanno stabilito che l’ingresso in carcere non potesse attendere: l’entità della condanna verrà ridefinita, ma non potrà comunque scendere sotto i quattro anni e cinque mesi di reclusione.

L’impero dell’ex “paladino della legalità”

Per anni Montante era stato indicato come il simbolo di un’imprenditoria “pulita”, schierata contro il sistema mafioso. In realtà, secondo le sentenze, l’ex numero uno degli industriali siciliani aveva costruito una rete di informatori e un vero e proprio apparato di dossieraggio, utile a tutelare i propri interessi e a esercitare un controllo silenzioso ma penetrante sugli equilibri politici ed economici dell’isola.
Un’“antimafia di comodo”, come l’hanno definita i magistrati, che mascherava relazioni pericolose e strategie di potere personale.

La caduta di un sistema

Le accuse nei suoi confronti sono state numerose e articolate: corruzione, accesso illecito a banche dati, raccolta di informazioni riservate. Una parabola che segna non solo la fine di un uomo, ma anche il tramonto di un modello che aveva illuso parte dell’opinione pubblica e della società civile.
Il verdetto della Cassazione certifica definitivamente la fine di un’epoca: l’antimafia non come strumento di giustizia e riscatto sociale, ma come copertura per consolidare interessi e costruire consenso.

Un nuovo processo solo per la pena

L’ultimo capitolo giudiziario non è ancora chiuso: la Corte d’appello dovrà ricalcolare la condanna, ma con un limite già fissato. Non potrà scendere sotto la soglia stabilita. Tuttavia, sul piano politico e simbolico, la sentenza ha già scritto la parola fine su un lungo periodo della storia siciliana.
Montante, una volta accolto a Bollate, non è più il manager osannato dalle istituzioni e dai media. È un detenuto che dovrà scontare la sua pena e con lui cade il mito di un’antimafia che, col tempo, si è rivelata solo facciata.

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