Dopo una lunga seduta d’Aula che ha superato le cinque ore, l’Assemblea Regionale Siciliana ha respinto la mozione di sfiducia contro il presidente della Regione, Renato Schifani. I 26 voti favorevoli, espressi da Pd, M5S, Controcorrente e dal gruppo Sud Chiama Nord di Cateno De Luca, sono rimasti ben lontani dal quorum necessario per far cadere il governo regionale. La maggioranza ha invece mantenuto una compattezza assoluta, con 41 voti contrari e solo alcune assenze tra i banchi di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Democrazia Cristiana.
Il presidente Schifani ha scelto di rispondere con fermezza alle accuse provenienti dalle opposizioni, criticando duramente chi ha tentato di delegittimarlo e ha usato toni forti contro chi, a suo dire, ha insultato la sua persona. «E se anche io mi dimettessi, quale sarebbe il vostro progetto?», ha chiesto il governatore, sottolineando come non siano state avanzate proposte concrete dalle forze critiche nei suoi confronti.
Al centro del dibattito c’è stata la questione emersa dalle recenti indagini giudiziarie, che coinvolgono la Democrazia Cristiana, con riferimenti all’ex presidente Totò Cuffaro, amico personale di Schifani. Il governatore ha spiegato: «La vicenda Cuffaro è uno scossone importante. Noi abbiamo operato scelte precise, non toccando i singoli parlamentari, agendo sugli assessori finché non sarà chiarito l’uso scorretto del partito». Ha poi ribadito la sua fiducia negli esponenti della Dc ancora in carica, definendoli «persone coerenti e affidabili».
Sul nodo della corruzione, Schifani ha precisato che non può essere direttamente responsabile di ogni comportamento illecito: «Se un imprenditore corrompe un dirigente di un Asp, io ne sono responsabile? Noi abbiamo affidato i grandi appalti a Invitalia per garantire la massima trasparenza e sottoscritto accordi con l’Anticorruzione». Ha chiuso il suo intervento sottolineando i risultati raggiunti: crescita del Pil, aumento dell’occupazione del 12%, apertura di 60 mila nuove imprese, avanzo finanziario consistente e progetti importanti come la riapertura delle terme di Sciacca e Acireale.
L’opposizione ha invece espresso un giudizio nettamente negativo. Il capogruppo del M5S, Antonio De Luca, ha definito il governo «delegittimato dalle inchieste e inefficiente» e ha chiesto le dimissioni immediate di Schifani, evocando persino il coro «Vattene» con una citazione di Cromwell. Il Pd, attraverso Michele Catanzaro, ha parlato di un «esecutivo finito, incapace di una visione strategica e dominato dalla raccomandazione». Anche il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, non ha risparmiato dure critiche, accusando Schifani di nascondersi dietro l’amico Cuffaro e di gestire il potere con arroganza.
Tra gli interventi più significativi, quello di Antonello Cracolici, presidente della commissione Antimafia regionale, che ha denunciato una debolezza politica del governo e una mancata risposta concreta alle emergenze di legalità e amministrazione pubblica.
Nonostante le critiche e le richieste di dimissioni, Schifani e la sua maggioranza hanno confermato la volontà di andare avanti con il mandato, puntando sui risultati economici e sociali ottenuti e sulla necessità di completare i progetti in corso, anche di fronte a una legislatura sempre più segnata da tensioni e scandali.




