Siamo di fronte all’ennesima ferita inflitta al territorio dei Nebrodi, troppo spesso evocato nei discorsi istituzionali, ma raramente posto davvero al centro delle strategie infrastrutturali della Sicilia.
A squarciare il velo su questa evidente contraddizione è il Presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, che con una nota formale indirizzata all’Assessore delle Infrastrutture e della Mobilità della Regione Siciliana Alessandro Aricò, e per conoscenza al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a Trenitalia S.p.A. e a Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., ha sollevato una questione tanto semplice quanto decisiva: inserire le fermate di Sant’Agata di Militello e Santo Stefano di Camastra nel collegamento ferroviario diretto Milazzo–Aeroporto Internazionale “Falcone Borsellino” di Palermo.
Una richiesta che appare perfino ovvia se si osserva la geografia, il peso turistico e la funzione strategica dell’area nebroidea. Eppure, proprio l’esclusione di queste due fermate mette clamorosamente in evidenza quanto marginale sembri essere considerato il comprensorio dei Nebrodi nei processi decisionali legati alla mobilità regionale.
La richiesta del Parco dei Nebrodi
Nella sua lettera, Barbuzza evidenzia con lucidità come tale integrazione rappresenterebbe “un importante miglioramento per la mobilità dei cittadini dei Nebrodi e dei numerosi viaggiatori che, soprattutto nei mesi estivi, visitano il Parco dei Nebrodi”. Un territorio vastissimo, che comprende 24 comuni distribuiti tra le province di Messina, Catania ed Enna e che costituisce l’area protetta più estesa della Sicilia.
Il Presidente del Parco sottolinea inoltre come Sant’Agata di Militello e Santo Stefano di Camastra rappresentino poli strategici lungo la costa tirrenica, punti naturali di accesso per migliaia di turisti diretti verso i paesi del Parco. L’inserimento delle fermate consentirebbe di migliorare l’accessibilità aeroportuale del comprensorio nebroideo e tirrenico; incentivare il turismo e lo sviluppo locale; favorire il trasporto pubblico ferroviario; ridurre il traffico automobilistico lungo l’autostrada A20.
Una presa di posizione forte, istituzionalmente rigorosa ma politicamente chiarissima: i Nebrodi non possono essere trattati come una periferia dimenticata della Sicilia.
L’intervento della deputata Bernadette Grasso
La questione viene ulteriormente rafforzata dall’intervento della deputata regionale Bernadette Grasso, che conferma di avere già avanzato la stessa richiesta all’Assessorato regionale alle Infrastrutture.
La parlamentare regionale parla senza mezzi termini di “intervento di buon senso e di equità territoriale”, affermando: “Si tratta di un intervento di buon senso e di equità territoriale: garantirebbe ai 24 comuni del Parco e a tutta la costa tirrenica un accesso diretto e rapido allo scalo, favorendo turismo, mobilità sostenibile e alleggerendo l’autostrada A20”.
Parole che assumono un peso politico rilevante perché certificano come il problema non sia tecnico, ma eminentemente culturale e strategico.
Una scelta che penalizza i Nebrodi
Infatti, la vera domanda che emerge da questa vicenda è una sola: come è stato possibile progettare un collegamento ferroviario diretto verso uno dei principali aeroporti siciliani ignorando completamente il cuore del comprensorio nebroideo?
È difficile non leggere in questa esclusione l’ennesimo segnale di una visione centralistica che continua a considerare i Nebrodi come un territorio secondario, quasi invisibile nelle grandi scelte infrastrutturali regionali. Una sottovalutazione che stride con i numeri del turismo naturalistico, con l’importanza economica della costa tirrenica e con il ruolo strategico che il Parco dei Nebrodi svolge nell’immagine ambientale della Sicilia.
La mobilità moderna non può limitarsi a collegare grandi città, lasciando ai margini interi comprensori. Una ferrovia efficiente deve servire i territori, connettere comunità, generare sviluppo e ridurre disuguaglianze. Escludere Sant’Agata di Militello e Santo Stefano di Camastra significa, invece, negare ai Nebrodi la possibilità di partecipare pienamente ai flussi turistici, economici e sociali che attraversano l’isola.
Una battaglia di dignità territoriale
L’iniziativa del Presidente Domenico Barbuzza assume dunque un significato che va oltre la semplice richiesta di due fermate ferroviarie: rappresenta una battaglia di dignità territoriale. Una presa di posizione netta contro quella marginalizzazione silenziosa che da troppo tempo penalizza le aree interne e la fascia tirrenica messinese.
Adesso la Regione Siciliana, Trenitalia e RFI sono chiamate a dare una risposta concreta. Perché ignorare ancora i Nebrodi non sarebbe più una dimenticanza. Sarebbe una scelta politica precisa.




