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Nomina controversa per il Parco dei Nebrodi: accuse di incompetenza e violazione di legge

Il recente rinnovo della presidenza del Parco dei Nebrodi, affidata al dott. Domenico Barbuzza, si è trasformato in un caso politico e amministrativo di grande rilievo e acceso dibattito. L’interrogazione urgente presentata all’Assemblea Regionale Siciliana dall’onorevole Ismaele La Vardera – a suo modo di vedere – ha messo in evidenza presunte irregolarità derivanti dalla mancata osservanza dell’articolo 9-bis della legge regionale n. 98 del 1981, normativa che fissa criteri stringenti per la nomina dei presidenti degli enti parco.

Prescrizioni di legge disattese?

Secondo l’interrogazione, la legge regionale prevede che la presidenza dei parchi debba essere assegnata a persone particolarmente distinte nella salvaguardia dell’ambiente, dotate di titoli culturali o professionali adeguati al profilo richiesto. Nel caso di Barbuzza, però, si contesta l’assenza di requisiti formali e sostanziali tali da garantire l’idoneità al ruolo.

La lunga vicenda parte da un primo tentativo di nomina andato fallito, bloccato da forti critiche politiche e mediatiche per la mancanza di titoli attestati di competenza ambientale. La nomina è stata infine formalizzata con un escamotage amministrativo tramite un incarico nel Gabinetto dell’Assessore alle Autonomie Locali che ha permesso di bypassare la necessaria valutazione parlamentare dalla Prima Commissione dell’Ars.

Critiche e dubbi sulla trasparenza

Lo stesso onorevole La Vardera denuncia un doppio standard nelle scelte del governo regionale guidato dal presidente Schifani, che in altri contesti ha richiesto competenze dimostrate come prerequisito per incarichi pubblici, ma che in questo caso sembra aver chiuso un occhio. La strategia di far scadere i termini per ottenere pareri dalla Commissione con il silenzio-assenso solleva perplessità sulla trasparenza e sulla correttezza dell’iter.

Il parere di Fabrizio Micari

A rendere ancora più forte l’attenzione sul caso, Fabrizio Micari, ingegnere e già rettore dell’Università di Palermo, interviene sottolineando che l’affidamento di incarichi pubblici a persone senza le competenze specifiche richieste mina la credibilità e l’efficacia delle istituzioni, con ripercussioni negative sul territorio. Micari ricorda come la qualità della gestione del patrimonio naturale sia fondamentale per la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile della Sicilia.

Giurisprudenza e richieste di chiarimenti

L’interrogazione di La Vardera richiama anche una consolidata giurisprudenza (citando la sentenza TAR Campania 2803/2006) che sottolinea come i requisiti per le nomine debbano essere reali e sostanziali, non solo formali. A fronte di questo, l’onorevole domanda se siano stati acquisiti pareri giuridici o amministrativi a supporto della nomina e se sia stata valutata l’opportunità di sospenderla in autotutela, in attesa di ulteriori accertamenti. Viene chiesto inoltre di verificare le effettive attività e risultati ottenuti dal Parco sotto la gestione Barbuzza, alla luce dei quali giustificare o meno la riconferma.

La vicenda evidenzia una questione di più ampio rilievo monitorata dalla Regione: una gestione delle nomine pubbliche che, secondo alcune critiche, potrebbe essere influenzata da dinamiche politiche e accordi interni, mettendo a rischio i principi di competenza e trasparenza fondamentali per la selezione dei dirigenti di enti strategici per il territorio. L’opposizione solleva preoccupazioni riguardo alla possibile scelta di figure non pienamente qualificate, sottolineando come ciò potrebbe avere impatti negativi sul corretto sviluppo ambientale e sociale della Sicilia, invitando a una verifica più approfondita e a valutazioni fondate sui requisiti effettivi dei candidati.

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