La nuova rete ospedaliera della Sicilia, uno dei dossier più sensibili e controversi dell’attuale legislatura regionale, subisce un nuovo rallentamento. Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha deciso di posticipare l’approvazione definitiva del piano al prossimo dicembre. Una scelta dettata dalla necessità di ricompattare una maggioranza sempre più frammentata e di attenuare le tensioni che arrivano dai territori, allarmati da possibili tagli e razionalizzazioni.
Il rinvio di cinque mesi rappresenta una pausa strategica per il governo regionale, che spera di gestire con maggiore efficacia un equilibrio politico sempre più precario. Le polemiche sul piano sanitario non si sono mai sopite, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dei posti letto, la sopravvivenza di alcuni presìdi ospedalieri e il destino dei reparti specialistici.
Tre bozze, numeri diversi e ancora nessuna certezza
La prima versione della nuova rete ospedaliera aveva fatto molto discutere per un taglio netto dei posti letto: si passava da 7.094 a 6.902, con 6.205 posti di degenza ordinaria e 889 per il day hospital, rispetto ai precedenti 6.152 e 750. Tuttavia, la stessa Regione aveva evidenziato criticità, tra cui squilibri territoriali e calcoli ritenuti poco coerenti con la domanda sanitaria reale.
La seconda bozza, presentata dopo le prime correzioni, manteneva sostanzialmente inalterato il totale dei posti letto (6.901), ma con una diversa distribuzione tra le nove Asp siciliane, segno di un tentativo di riequilibrio interno al sistema.
La terza bozza, illustrata nell’ultima seduta della Commissione Sanità dell’ARS, ha introdotto una nuova variazione: i posti letto salgono a 7.033, di cui 6.269 per la degenza ordinaria e 764 per il day hospital. Un lieve incremento che testimonia la volontà del governo di rispondere alle esigenze espresse dai territori, anche se permane l’assenza di un quadro definitivo.
Focus sull’Asp di Messina: numeri in crescita nella terza versione
Un caso emblematico è quello dell’Asp di Messina. Attualmente, sulla carta, l’azienda sanitaria dispone di 793 posti letto (705 di degenza ordinaria e 88 di day hospital).
- Nella prima bozza si ipotizzava una riduzione a 718 posti (633 DO e 85 DH).
- Nella seconda versione si risaliva a 733 (645 DO e 88 DH).
- Nella terza bozza, la più recente, si prevede un ulteriore incremento fino a 752 posti letto, con 657 per la degenza ordinaria e 95 per il day hospital.
Nel dettaglio, per l’ospedale SS. Salvatore di Mistretta sono stati previsti 4 posti letto per il reparto di otorinolaringoiatria e un potenziamento del reparto di urologia, che passerebbe da 8 a 12 posti letto.
Cardiochirurgia pediatrica: proroga da Roma e trasferimento in vista
Il nodo più controverso resta quello della Cardiochirurgia pediatrica di Taormina. Il Ministero della Salute, con una comunicazione ufficiale giunta nelle ultime ore, ha concesso l’ennesima proroga alla chiusura, inizialmente fissata per il 31 luglio 2025. Ma pone una condizione: il reparto dovrà essere trasferito in una struttura dotata anche di Cardiochirurgia per adulti. Le opzioni sul tavolo sono Messina o Catania, ma la bozza della rete ospedaliera assegna già i posti letto al Papardo di Messina, segno che il governo regionale si starebbe orientando in quella direzione.
Il mantenimento di due centri di Cardiochirurgia pediatrica in Sicilia, autorizzato dal Ministero, rappresenta una parziale vittoria per la Regione, ma non chiude il dibattito. La comunità scientifica, i comitati civici e molti sindaci continuano a battersi per il mantenimento del reparto a Taormina, punto di riferimento per centinaia di famiglie del Sud Italia.
Prossima tappa: 6 agosto in Commissione Salute
La Commissione Salute dell’ARS tornerà a riunirsi il 6 agosto, ma appare sempre più probabile che la discussione venga rinviata all’autunno. Con il nuovo termine di dicembre, il governo Schifani prende tempo, ma dovrà arrivare a quella scadenza con una proposta solida, condivisa e in grado di reggere al confronto parlamentare e territoriale.
Nel frattempo, i cittadini siciliani restano in attesa, mentre la sanità regionale continua a navigare tra incertezze politiche, limiti strutturali e un quadro epidemiologico che impone scelte rapide, ma ponderate.




